Augusto Graziani (fonte Il Mattino) «Ci sono quelli che seguono la folla, e coloro che si sforzano di portare la luce alla folla»

Ernst Junger – Metropolis (edizione tedesca)

In Onore di Augusto Graziani che fu portatore di luce.

La notizia della morte di Augusto mi ha devastato. Lui adesso è sicuramente già nel Pantheon delle più grandi menti con Marx, Wicksell, Schumpeter e Keynes, se dovessi citare solamente la sezione degli Economisti.

 

Alain Parguez

Augusto è stato un amico  fraterno per così tanti anni e ha sempre rappresentato una fonte di ispirazione. Il nostro rapporto è stato così ricco e gratificante che esaminerò in primo luogo Augusto come uomo illuminato e di seguito, le sue idee fondamentali dal momento che entrambi siamo associati allo sviluppo della teoria generale del circuito monetario.

Come tutte le autentiche e grandi menti che hanno lottato per svelare le leggi fondamentali dell’economia, Augusto non fu solo un economista accademico, il quale spesso ignora le sfere del sapere che non sono e non possono essere incapsulate in ristretti pseudo modelli matematici. Immensa infatti fu la sua cultura, soprattutto riferita alla storia del pensiero economico. Augusto fu assai più di un semplice economista di professione.

Ha creduto come me a quell’universo che si colloca ben oltre la torre d’avorio degli strapagati dipartimenti di economia. Fin da giovane fu profondamente coinvolto nell’area politica, animato dal sogno di una società migliore. Fu una vera e propria mente della sinistra che non ebbe mai paura di dirigersi fermamente contro “le forze delle tenebre” che offrivano, in cambio della sua onestà, ricompense in denaro, ruoli di prestigio, etc. Mi permetto di scrivere che in quella strada, dove si lotta per l’abolizione dell’egoismo mascherato, siamo stati assidui compagni di viaggio. Entrambi siamo diventati economisti con il vero e unico intento di fornire la chiave per un futuro luminoso.

Passando ora alla sua meravigliosa opera in economia, sono convinto di aver condiviso lo stesso percorso. Come per me, i primi lavori di Augusto si concentrarono sui contributi di Marx e sulla Teoria dell’Equilibrio Economico Generale (http://it.wikipedia.org/wiki/Equilibrio_economico_generale). Fu il miglior specialista dei modelli di Walras dei quali dimostrò l’incoerenza logica così come gli errori logici (1).

Dopo aver demolito la radice di ciò che divenne poi l’economia neo-classica, convinto che qualcosa di fondamentale mancava in Marx, soprattutto nella formulazione della Teoria del Valore, che tuttavia non rifiutò mai di per sé, come me ha contribuito alla formulazione di quella che divenne la teoria del circuito monetario. Il principio fondamentale di questa teoria è sancito in tre proposizioni imprescindibili su cui abbiamo avuto diverse amichevoli discussioni:

– Il “denaro” inteso come puro credito; il denaro come condizione di esistenza di una moderna economia capitalistica. Augusto non ha mai pensato che le banche avessero un potere magico. Ciò che converte una semplice unità di conto in denaro reale è la spesa dei mutuatari che mirano alla creazione di ricchezza reale.

– Di conseguenza, la moneta ha solo un valore estrinseco che si incarna nella occupazione e in tal modo le spese di produzione generano l’estrinseco valore reale di tale moneta.

– Questo vuol dire che non ci può essere alcuna domanda di moneta, intesa come attività. La moneta è creata per essere distrutta quando i prestiti vengono restituiti.

Da queste proposizioni fondamentali, Augusto derivò un elegante modello includendo uno studio sulla teoria dell’interesse e una completa teoria dei prezzi negando, io credo, l’ingenuo meccanismo della domanda/offerta di mercato. Ho sempre creduto che la teoria dei prezzi di produzione di Graziani andasse ben oltre i modelli di Sraffa e dei neo-ricardiani post Sraffa i quali insistevano sullo “strano” concetto di una gravitazione attorno a una tendenza all’equilibrio generale.

Augusto non ha mai scritto che non c’erano precursori del circuitismo monetario. Ha scritto diverse analisi del modello del circuito monetario di Wicksell fra le quali la sua migliore è contenuta in un documento non ancora pubblicato (lo riscrisse molte volte) e ha scoperto che Joan Robinson aveva già un modello di circuitismo nel suo libro Accumulazione del Capitale. Qui è di nuovo il segno di una grande mente, sopratutto quando penso alle stupende e moderne interpretazioni di Wicksell.

Ho sempre avuto, come detto, dibattiti molto cordiali e gratificanti con Augusto, soprattutto riguardo al ruolo dello Stato e al finanziamento degli investimenti. Lo Stato non esisteva nel suo modello iniziale, ma pubblicai in Monnaie et Production (2), la rivista che dirigevo, un paper di Augusto che riguardava appunto il ruolo dello Stato. Augusto era d’accordo circa il fatto che lo Stato potesse creare moneta attraverso la Banca Centrale per finanziare le sue spese.

Non era assolutamente in accordo con coloro che credevano che le tasse finanziassero la spesa di uno Stato. Così, introdusse esplicitamente il Deficit dello Stato come fonte netta della domanda aggregata e dei profitti. Negli stessi anni, molto tempo prima della MMT, arrivai alla stessa conclusione, con grande sorpresa e orrore di molti neo-ricardiani e diversi post-keynesiani! Augusto fu fin dall’inizio contro l’assurda camicia di forza implicita nell’unione monetaria europea ed entrambi pensammo che nessun “modest proposal” (il modest proposal di Varoufakis-Hollande-Galbraith) potesse porre rimedio a quello che si annunciava come un vero e proprio disastro.

Per quanto riguarda gli investimenti, i modelli di Augusto si affidavano al postulato del salario: solo i salari (e gli interessi) dovevano essere pagati dalla creazione di moneta. Perché escluse l’accumulazione di capitale? È un punto che avrei voluto discutere con lui più a fondo perché penso, potrei sbagliarmi, ci fossero due risposte:

– Se consideriamo le imprese capitalistiche come un’unica entità, l’investimento è intrapreso dai trasferimenti contabili delle inter-imprese.

– L’investimento è quindi, in definitiva, finanziato dai profitti o dal risparmio delle imprese.

Sui punti menzionati qui sopra abbiamo sempre avuto un fitto scambio di corrispondenza perché non ero convinto della sua analisi ma forse, Augusto è rimasto più vicino a Marx di me. In ogni caso, cosa credo fosse in gioco fu “l’origine dei profitti”. Augusto, infatti, non ha mai accettato la strana teoria della cosiddetta Scuola di Digione (Bernard Schmidt) e cioè che i profitti fossero una parte delle spese iniziali per il salario. Credo comunque che alla fine Augusto abbia accettato i miei dubbi.

In retrospettiva tuttavia, quei dibattiti sono ora di minore importanza. Eravamo d’accordo sull’essenziale mentre, soprattutto in Francia ma anche altrove (3), i Ricardo-marxisti, i keynesiani ortodossi e i post keynesiani come Paul Davidson ci criticavano accusandoci di reinventare la legge di Say.

In conclusione, Augusto Graziani deve essere un esempio per le nuove generazioni che credono nel ruolo dell’economia come percorso verso il benessere. Egli vivrà per sempre nella mia memoria come compagno di viaggio in questo mondo sempre più schiavo dell’ignoranza, mancanza di cultura, indifferenza verso il futuro e arretratezza e qui mi riferisco, per esempio, alla corrente ripresa della scuola economica austriaca. Ho dedicato la mia vita, per diversi anni, allo sviluppo delle principali idee di Augusto. Penso di non essere stato il solo. Credo per esempio che i simpatizzanti MMT, post keynesiani dovrebbero studiare attentamente il percorso e l’opera di Augusto Graziani. Nella nostra ultima conversazione, mi ha detto che era fiducioso nel futuro delle giovani generazioni. Dopotutto qui sta ciò che ha motivato e giustificato la mia vita e quella di Augusto: il tempo che i tecno-economisti alla moda hanno speso in un “Himalaya” di paper mal scritti e blog, menti come quella di Augusto l’hanno speso ragionando.

Alain Parguez

Traduzione: dp (un ringraziamento al professor Riccardo Bellofiore amico di Alain).

(1) Il suo paper su Walras fu pubblicato nel numero speciale di “Economie et Sociétés – Cahiers franco-italiens” n°2 del 1969. Includeva una polemica di Augusto con Garegnani il quale era abbastanza entusiasta di Walras. Augusto capì che il sistema di Walras ignorava il tempo e quindi la vera moneta. È realistico nel campo dell’istantaneità che le aziende paghino gli stipendi e contemporaneamente ottengano gli incassi? Questo era un punto su cui ero pienamente d’accordo. Era come pensavo, le entrate per la vendita pagavano il costo di produzione.

(2) Nel Volume 2 di “Monnaie et Production” Economies et Sociétés 1985, 19 n°8.

(3) Una “nuova e pura specie francese” cercò di spaventarci, la “ultra walrasiana” che sognava una “economia pura” così “pura che era vuota di ogni contenuto”. Ricordo un convegno a Parigi, quando il sommo sacerdote (un certo Jean Cartelier) di questa scuola, che chiamerò “Economia Vergine”, impazzì di rabbia urlando “come si potrebbe far finta di ignorare che esiste una sola teoria: il GET! (l’equilibrio economico generale)” Nessuno di noi si prese la briga di rispondere. Come me, Augusto disprezzava polemiche inutili con i fanatici.

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