La prima parte della relazione che ha presentato il professor Alain Parguez durante “La conferenza sull’Unione Monetaria” a Ottawa, nel 2000:

-Per chi suona l’Unione monetaria: Le tre lezioni dell’Unione monetaria europea di Alain Parguez, Gennaio – Marzo 2000

Ecco un abstract della prima lezione.

La prima fase

La prima fase è stata attuata sulla base di tre principi. Il primo è la legge del libero mercato.

All’interno dell’area del mercato comune e del suo spazio allargato – l’Unione Europea (UE) – tutti gli individui possono effettuare liberamente transazioni con qualunque tipo di merce, inclusi risparmi e valute. Esiste un insieme di mercati a concorrenza perfetta per tutte le merci poiché tutti gli ostacoli alle leggi di mercato sono stati rimossi.

Il secondo principio è denominato legge dell’ordine di mercato è il primo passo verso il “nuovo ordine europeo”. Le leggi di mercato vengono imposte da un insieme di istituzioni indipendenti dal controllo democratico diretto. Da una parte, il potere legislativo è assegnato al Consiglio europeo, l’assemblea del primo ministro e dei presidenti, il quale può legiferare per imporre norme di mercato a flessibilità perfetta. Non c’è un’assemblea eletta che può discutere tali leggi, le quali sostituiscono tutte le leggi locali e le norme costituzionali. Dall’altra parte, la Commissione europea, un’istituzione prettamente tecnocratica, esercita il potere esecutivo, il sogno della scuola tecnoclassica che si realizza. La Commissione europea ha l’iniziativa di legge; stende progetti di legge che vengono sottoposti al Consiglio europeo, il quale vota a maggioranza qualificata, garantendo il potere al nocciolo duro dei paesi europei: Francia e Germania. La Commissione ha inoltre il potere di promulgare decreti o direttive per applicare le leggi e per compensare la mancanza di legislazione in situazioni di emergenza. Infine, esiste una Corte suprema europea alla quale tutti gli individui (si legga i competitors) possono appellarsi per ottenere l’annullamento delle leggi locali che sono in contrasto con le leggi e i decreti europei. La Corte europea è la fotocopia della Corte suprema americana del New Deal. Essa si attiene al cosiddetto “Spirito dell’Ordine di Mercato” quale legislatore supremo fino a che i querelanti si attengono a questo principio del mercato ordinato. Come si è visto, il mercato come ordine da imporre spontaneamente a individui non razionali era una parte cruciale della scuola tecnoclassica europea.

Il terzo principio è denominato legge della correzione dell’allargamento. Al pari del vecchio impero carolingio, il mercato comune è stato modellato attorno a un asse franco tedesco. Nel corso del tempo, l’ordine europeo è stato esteso al Regno Unito, all’Europa meridionale, alla Scandinavia e all’Europa centrale, proprio come la religione cristiana patrocinata dagli imperatori carolingi!

L’allargamento è stato controllato dai paesi fondatori sulla base del determinismo territoriale della scuola franco tedesca. Quello che aveva importanza ogni volta era il guadagno in termini di benessere che gli operatori economici nazionali dei paesi fondatori potevano aspettarsi dall’integrazione di nuovi paesi nell’insieme (T). La quantità di guadagno atteso dipendeva dall’integrazione “naturale” di quei paesi che avevano caratteristiche esogene oggettive nella sfera economica dei paesi fondatori. In termini mengeriani, l’integrazione effettiva era predeterminata dalla “commerciabilità oggettiva” dei paesi.

La seconda fase

Il cosiddetto Sistema Monetario Europeo (SME) era una fase transitoria che avrebbe permesso di rivelare l’equilibrio nel lungo periodo dei prezzi delle valute dei relativi paesi esportatori. Il sistema funzionò come un tâtonnement walrasiano nel quale i due agenti erano le banche centrali europee e il mercato delle valute. Le banche centrali si accordarono su un insieme di margini di fluttuazione tra i prezzi delle rispettive valute. Per ogni valuta venne stabilito un prezzo minimo ed un prezzo massimo di scambio con le altre valute. Tutti i membri dello SME si impegnarono ad attuare politiche che puntavano a convincere il mercato della sostenibilità di tassi di cambio designati entro la fine degli anni settanta. Queste politiche comprendevano la deflazione fiscale e alti tassi d’interesse reale onde conseguire l’assenza d’inflazione voluta dal mercato.

Infine, a metà degli anni novanta, questo tâtonnement portò alla determinazione di tassi di cambio relativi che potremmo chiamare il “livello di equilibrio nel lungo periodo”. I margini di fluttuazione erano quasi azzerati e i prezzi designati coincidevano perfettamente con le aspettative del mercato. Nel corso degli anni, tutti i paesi dello SME si sono sforzati di deflazionare le proprie economie per convincere il mercato ad appoggiare l’insieme annunciato dei tassi di cambio relativi (Parguez, 1998), il che spiega come mai si debba partire dai primi anni settanta per spiegare l’impatto empirico che l’unione monetaria ha avuto sull’economia europea!

I vincoli erano così rigidi che il Regno Unito, anche durante il governo di un primo ministro conservatore come Margaret Tatcher, non partecipò allo SME sebbene i vincoli dello stesso fossero diventati l’ultima spiaggia per le politiche di deflazione di Francia, Spagna e Germania fino alla caduta della Germania Est (Parguez, 1991).

Le ultime due fasi

Non appena si seppero i prezzi di equilibrio relativi, i tempi per l’unione monetaria erano maturi. La nuova valuta poteva essere creata come una merce composita condizionata da una distribuzione ottimale delle risorse. La conversione dei patrimoni espressi in valute singole in patrimoni espressi in euro poteva quindi essere fatta partendo dal presupposto che i proprietari dei patrimoni non avrebbero beneficiato di sopravvenienze attive né sarebbero stati danneggiati da sopravvenienze passive. La nuova valuta composita ottimale è riconosciuta dal trattato di Maastricht, completato successivamente dal Patto di stabilità e crescita. Entrambi fissano le leggi vincolanti della nuova unione monetaria europea. Ovviamente, lo scopo principale è convincere il mercato del valore intrinseco della nuova merce-moneta. Se dalle scelte degli operatori individuali non fosse derivata una domanda specifica permanente di nuova valuta, questa non avrebbe potuto soddisfare i requisiti di distribuzione ottimale delle risorse e quindi non sarebbe sopravvissuta. L’euro sarebbe rimasto illeso nel lungo periodo solo se si fosse riuscito a proteggerlo dalle stravaganti politiche domestiche volte a soddisfare il popolo.

L’approvazione della nuova valuta fa aumentare l’efficienza della distribuzione delle risorse e, di conseguenza, il nuovo ordine europeo potrebbe evolversi in un ordine mondiale. Il Regno Unito, che dubitava dello SME, non è entrato a far parte dell’unione monetaria e, all’inizio del secolo XXI, il dibattito è ancora acceso. Per motivi storici, nel Regno Unito, per quanto riguarda l’unione monetaria, non c’è mai stato lo sfrenato entusiasmo che c’era in Francia (o, in minor misura, in Germania).

Comments

  1. se pensiamo che abbiamo pagato anche una tassa per entrare nell’euro!!!!!!!!!!!!Ciampi , Prodi e tutti gli altri lacchè della Germania dovranno rispondere davanti alla storia del crimine dell’euro, delle ferocia con cui stanno distruggendo la Grecia, .Presto toccherà anche a noi !!! Quando saranno finiti i nostri risparmi ci ritroveremo in mezzo alla strada come la Grecia.!!!!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quattro × 4 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.