“Se il processo di integrazione politica implica la violazione dei principi basilari della legittimità democratica, allora è meglio avere meno integrazione politica nell’Eurozona”.

P. De Grauwe, “Design failures in the euro zone – can they be fixed?”

 

Alcuni giorni fa (20 gennaio) al programma DiMartedì, condotto da Floris su L7, è intercorso un dibattito serrato tra Marine Le Pen, leader del Front National, il principale partito francese anti-euro, e Massimo D’Alema, ex presidente del consiglio ed esponente ben noto del Partito Democratico.

Il dibattito ha espresso, in sintesi, due posizioni molto contrapposte.

La Le Pen ha affermato che l’euro, così come è concepito, è insostenibile e che esso aggrava la crisi di alcuni paesi, se non addirittura ne è la causa principale.

Viceversa D’Alema ha sostenuto che il problema non è la moneta unica, ma le politiche economiche che vengono adottate, e la mancanza di un soggetto che possa prendere decisioni politiche per fronteggiare la crisi.

Peraltro la posizione di D’Alema è comune a tutti gli attuali sostenitori del mantra del cosiddetto “Più Europa”, che spingono per una maggiore integrazione tra gli Stati per quanto riguarda le politiche fiscali e monetarie. Secondo loro è questa la strada da perseguire, e non quella di uscire dalla moneta unica.

Noi della MMT abbiamo individuato, durante il nostro percorso di studio e divulgazione, alcune riforme fondamentali che dovrebbero essere effettuate per poter parlare credibilmente di “Più Europa”. Vediamone brevemente alcune:

  • consentire disavanzi, anche del 8/10% in rapporto al PIL e anche oltre quando necessario, necessari ad ogni paese per intraprendere un netta diminuzione della pressione fiscale e un aumento sostenuto della spesa pubblica in conto capitale per investimenti diretti nell’economia reale, al fine, innanzitutto, di riassorbire la disoccupazione dilagante.

  • condividere i debiti sovrani, cioè la BCE dovrebbe assumere il ruolo di Banca Centrale che hanno la FED, la BoJ o la BoE. In questo modo il debito pubblico diventerebbe un falso problema e non si sentirebbe neanche più parlare di “problema dello spread”.

  • politiche fiscali di redistribuzione della ricchezza dal centro alla periferia, per un importo di decine e centinaia di miliardi di euro l’anno.

Per quanto riguarda il primo punto, spendiamo appena due righe. Basta leggere un qualsiasi quotidiano per rendersi conto che il limite del rapporto Deficit/PIL del 3% non viene messo minimante in discussione in alcuna sede europea che conta. Anzi esso viene costantemente ribadito come indiscutibile.

Qualcuno potrebbe obiettare che alcuni segni di “flessibilità” ci sono, citando ad esempio il recente piano Juncker. Questo piano è stato analizzato e lucidamente commentato in questa maniera dal nostro attivista Daniele Della Bona:

Immaginate di avere la televisione di casa rotta. Chiamate qualcuno per ripararla: se non ci riesce vi tocca pagarlo e buttare la televisione, mentre se ve la ripara se la porta a casa lui. A Napoli si direbbe: “Cornuto e mazziato…”.

Qui trovate l’articolo intero, con numeri e dati, che dimostra la completa inutilità di tale piano in confronto alle cifre che dovrebbero essere smobilitate per uscire dalla crisi dell’Eurozona.

Quindi la verità è che non vi sono segni di miglioramento o di allentamento dei vincoli sulle politiche fiscali dei paesi che adottano l’Euro.

Passiamo ora al secondo punto citato sopra, e valutiamo insieme se le istituzioni europee stiano seriamente prendendo in considerazione il perseguimento della condivisione dei debiti sovrani.

Per fare ciò riportiamo le esternazioni recenti di tre importanti personaggi europei:

Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, afferma il 27 settembre 2013:

“Una politica di bilancio comune all’interno dell’Unione Europea appare oggi poco credibile perché essa viene vista come un modo per trasferire su altri Paesi il peso degli sprechi del passato” 

Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo, dichiara il 9 maggio 2012 :

“L’Unione europea non diventerà mai “Stati Uniti d’Europa. Siamo 27 o 28 con la Croazia, ciascuno ha la sua storia, per alcuni lunga 200 anni, come per Belgio e per altri è una storia di migliaia di anni. Non siamo come uno Stato americano. Abbiamo le nostre lingue, 23 in Europa. Abbiamo un’identità particolare in ogni nostro stato membro e situazioni molto specifiche dovute alla nostra storia.”

Angela Merkel, Presidente del Governo Tedesco, specifica il 21 settembre 2013:

Non ci saranno eurobond [titoli del debito pubblico a livello europeo, nda]… la condivisione dei debiti è sbagliata”.

Una posizione peraltro tutt’altro che nuova, visto che il 27 giugno 2012, la stessa Cancelliera dichiarava: “Mai eurobond finché vivo”.

A tali affermazioni aggiungiamo una breve analisi delle modalità con cui è stato lanciato il Quantitative Easing proprio questi giorni. Per chi volesse approfondire il QE rimandiamo all’articolo di Pier Paolo Flammini. In questa sede poniamo l’accento solamente su due aspetti: 

  • La stragrande maggioranza (80%) dei rischi sulle operazioni di QE sarà a carico delle Banche Centrali nazionali.

  • L’acquisto dei titoli è in proporzione al peso e alla solidità dei vari paesi. Questo significa che la BCE, banca centrale di una Unione “basata sulla cooperazione”, emetterà più di un trilione di euro per acquistare solamente i titoli di stato meno rischiosi, finanziando maggiormente i paesi messi meglio, e non aiuterà per niente una paese come la Grecia, che invece è quello che ne avrebbe più bisogno.
    Ecco, questa è la cooperazione europea.
    Esattamente come l’Europa dei Popoli “prima alle olimpiadi”.
    La più grande presa per i fondelli della storia.

Alla luce di tali considerazioni non si capisce come qualcuno possa ancora affermare che la strada del “più Europa” sia perseguibile.

In merito al paragone tra Stati Uniti d’America e Stati Uniti d’Europa, menzionato da Van Rompuy, citiamo l’economista Gustavo Piga, che da tempo ricorda che gli Stati Uniti d’America ci hanno messo più di centoventi anni ad avere un assetto istituzionale con una politica monetaria comune e un politica fiscale espansiva e di tipo federale, passando per una guerra di secessione ed infinite sofferenze.

E, aggiungiamo noi, gli Usa partivano da una cultura relativamente comune, in realtà abbastanza giovane e quindi piuttosto dinamica rispetto alle pluri-secolari tradizioni e culture europee.

Noi siamo solamente a poco più di venti anni di politiche economiche legate all’Euro, assumendone la nascita col trattato di Maastricht del 1992.

Ragioniamo un attimo sugli effetti che l’Eurozona ha avuto in Italia dallo scoppio della crisi del 2008. Pensiamo alla quantità di imprenditori suicidi, di giovani che hanno dovuto rinunciare agli studi o addirittura emigrare, di anziani che non possono curarsi a dovere, di famiglie sulla soglia della povertà. Pensiamo alla lenta distruzione del tessuto economic oindustriale e all’abbandono della cura del territorio e del nostro immenso patrimonio artistico-culturale.

E moltiplichiamo tutto questo per quattro o cinque generazioni.

Sostenere il “più Europa” adesso equivale ad avere sulla coscienza intere generazioni di suicidi, povertà, ignoranza, stenti, emigrazioni. E di morti che si potevano evitare, disastrose alluvioni che si potevano arginare, terremoti i cui danni si potevano limitare e fronteggiare, beni culturali ed opere d’arte in decadenza che si potevano salvare.

Chi afferma adesso “più Europa” si rende complice di una macelleria sociale e di una distruzione economica e culturale senza precedenti in Europa, i cui effetti si protrarranno per generazioni, con costi umani, sociali ed economici incalcolabili per tutti i popoli europei.

Ci rivolgiamo quindi all’Onorevole D’Alema, e a tutti quelli che la pensano come lui.

Quanto tempo credete che ci vorrà per realizzare il vostro “più Europa?”.

E, nel caso avessimo ragione noi, cosa che alla luce di quanto detto qui ci sembra molto probabile, ve la sentite, Voi, di avere sulla coscienza intere generazioni perdute?

Ve la sentite, Voi, di essere complici della distruzione delle nostre ricchezze,  della svendita delle nostre industrie e della perdita delle nostre conoscenze tecniche e culturali che i nostri padri e nonni hanno faticosamente costruito e conservato?

Noi non ce la sentiamo di essere complici di questo crimine.

Le fondazioni di questa casa chiamata Eurozona sono profondamente marce, costruite su un terreno fragile ed infestato di funghi e parassiti, che non permetteranno mai di creare qualcosa di positivo e solido per la collettività europea, se non con inestimabili costi umani e sociali.

Onorevole D’Alema, se le fondazioni di una casa in costruzione sono marce non è saggio continuare a costruirci sopra, sperando che l’edificio regga, ed infischiandosene delle vittime già fatte e degli innocenti che potrebbero rimanere sotto le macerie.

Se le fondazioni di una casa in costruzione sono marce, esse devono essere completamente demolite, e ricostruite su terreni completamente diversi e con materiali molto differenti.

E possibilmente migliori di quelli attuali.Massimo D'Alema a La7

Comments

  1. Economisti. O’ notato che tutti i vari economisti,hanno la loro teoria economica, anche se grosso modo si assomigliano ma hanno sempre punti di vista diversi gli uni dagli altri sia di linea neoliberista che keynesiana. Il mio convincimento della bontà della ME-MMT, deriva dal fatto che W. Mosler, ultimo macroeconomista della me-mmt è l’ultimo di esperienze macroeconomiche con circa 100 anni di storia.
    NB. I vari economisti o macroeconomisti menzionati non ricordo i nomi, cercate sul blok di PAOLO BARNARD, divulgatore della me-mmt in italia, o visionate su youtube le sue numerose conferenze.

  2. Condivido in pieno il ragionamento però mi domando se sia possibile il passo indietro e se si come procedere? Con quali conseguenze per i singoli stati e globalmente. Quindi mi piacerebbe capire quale scenario fantapolitico ci porterebbe una uscita dall’euro.

    1. Ermanno, sicuramente l’uscita dall’euro non sarà una passeggiata.
      Tuttavia l’alternativa è restare attaccati ad un polmone d’acciaio controllato dai nostri aguzzini.
      La MMT ha delineato il processo di uscita dall’euro in vari articoli ed interventi che può trovare facilmente in rete.
      In particolare nella home page di questo sito può trovare il programma di salvezza economica, mentre per il processo di uscita dall’euro le metto qualche link sotto.
      Ovviamente ve ne sono molti altri di approfondimento, sia in questo sito che nel sito di EPIC.

      http://www.investireoggi.it/economia/moslerpilkington-un-piano-credibile-di-uscita-dalleurozona/

      http://mmtitalia.info/mosler-bravo-di-maio-se-torniamo-alla-lira-possiamo-tenere-i-risparmi-in-euro/

  3. Condivido. Ha senso costruire l'”Europa” come una comunità di popoli uguali e autonomi che collabori, non come uno superstato federale. Molto interessanti a questo riguardo anche le considerazioni di Alberto Bagnai (economista certamente non MMT) che però nel suo ultimo libro “L’Italia può farcela”, al capitolo “Manuale di illogica europea” dice delle cose molto giuste.

  4. D’Alema e’ la esemplificazione di PERCHE’ l’ Europa ha gia’ FALLITO E sopratutto perche’ la piu’ CIECA E BIECA ARROGANZA stia allontanando definitivamente l’elettorato dall Europa…
    Alle prossime elezioni se il PD arrivera’ al 15% sara’ un miracolo ! e ATTENZIONE ! non confondete i sondaggi pro Renzi con il VERO supporto al PD….SONO DUE COSE MOLTO DIVERSE…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

venti + dodici =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.