Fonte: http://milano.memmt.org/soluzione-per-leuro/

PREFAZIONE di Warren Mosler

 

L’Italia e tutta la parte meridionale dell’Eurozona stanno oggi attraversando il più grave periodo di depressione economica dagli anni Trenta a oggi.

Il catalizzatore della crisi è stato l’esplosione, avvenuta negli Stati Uniti nel 2008, della “bolla subprime” a seguito della quale flussi di credito e domanda sono collassati in tutte le principali economie avanzate. Da ciò si sono ingenerati sia disoccupazione di massa, sia livelli di produzione molto al di sotto delle potenzialità delle economie, sia problemi di solvibilità dei debiti nell’Eurozona.

I politici non sono stati in grado di comprendere pienamente il fulcro del problema e di rispondere con le decisioni più opportune.

La crisi avrebbe potuto essere rapidamente superata, ad esempio per mezzo di politiche di sostegno alla domanda (più spesa pubblica e meno tasse).

In tali strumenti consistono, in effetti, sia l’analisi sia la proposta che io e i miei colleghi abbiamo sviluppato durante la nostra attività al Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi (“Center for Full Employment and Price Stability”) presso l’Università del Missouri-Kansas City.

Le azioni inizialmente (2009) intraprese, ancorché in modo insufficiente e inefficiente, negli USA si sono perlomeno dirette nella direzione giusta. Sfortunatamente anche quel poco, che era stato inizialmente fatto da parte dei governi a livello federale, è stato capovolto dal 2010 in poi giacché ci si è basati sull’erronea convinzione che i deficit pubblici fossero una minaccia incombente, sia nell’immediato sia ancor più nel futuro, e che quindi richiedessero attenzione immediata.

La situazione dell’Eurozona è stata ulteriormente complicata dal fatto che i suoi Stati membri non sono più emittenti delle loro monete e che devono sforzarsi di operare sotto le devastanti restrizioni previste dal Trattato di Maastricht.

I 18 Stati membri dell’Unione Monetaria Europea si sono posti in una situazione simile a quella dei singoli Stati USA i quali sono dipendenti dai flussi di reddito e sono sensibili alla disponibilità di credito. La nuova Banca Centrale Europea è stata tuttavia creata con caratteristiche analoghe alla Federal Reserve statunitense cioè non dipendente da redditi, non sensibile alla disponibilità di credito e, sfortunatamente, non autorizzata a sostenere attivamente il merito di credito dei Paesi membri.

Inoltre non è stato predisposto alcun sistema di trasferimenti fiscali in grado di riequilibrare le diverse dinamiche locali, all’origine tra l’altro dei diseguali livelli di disoccupazione tra le regioni dell’Eurozona, evidenti sopratutto constatando le disomogeneità tra Europa meridionale e Germania.

Nel 2011 i Paesi settentrionali dell’Eurozona (in particolare la Germania) erano tornati vicini ai livelli di piena occupazione, principalmente per effetto delle esportazioni dirette verso i Paesi meridionali le quali hanno tuttavia generato ricadute negative sull’occupazione di questi ultimi (data l’impossibilità di attuare politiche anticicliche di sostegno alla domanda).

Tutto ciò ha comportato un aumento dei deficit pubblici delle nazioni meridionali a seguito del crollo del gettito fiscale e dell’aumento dei pagamenti per trasferimenti, e ha aumentato i dubbi in merito alla loro solvibilità, com’è evidente constatando l’incremento dei tassi d’interesse che questi Paesi hanno subìto per continuare a finanziarsi. Ancora peggio, l’Unione Europea ha richiesto provvedimenti di austerità aggiungendo la beffa al danno, senza che s’intraveda una fine a questa situazione: l’austerità ha causato ulteriori discese di gettito e incrementi di trasferimenti, causando spesso l’incremento e non la prevista riduzione dei deficit pubblici.

In risposta a tutto ciò, è degno di nota il contributo elaborato da Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi che l’editore Hoepli rende disponibile al pubblico italiano tramite questo libro.

Il presupposto da cui gli autori prendono le mosse è che nel mondo contemporaneo le valute, compreso l’Euro, fondamentalmente non sono altro che crediti fiscali. Gli autori riconoscono inoltre che in una nazione moderna la spesa dello Stato deve distribuire ai cittadini una quantità di moneta (crediti fiscali), che corrisponda ai fabbisogni per pagamento d’imposte e per formazione di risparmio, nella quantità opportuna. Gli attuali livelli di disoccupazione in Italia dimostrano che il limite del 3% del PIL, previsto dal Trattato di Maastricht per il deficit pubblico, non consente di raggiungere questo risultato.

La soluzione proposta è l’introduzione, da parte dell’Italia, di una seconda moneta utilizzabile per pagare imposte nei confronti dello Stato italiano. L’Euro continuerebbe a essere accettato per pagamenti d’imposte dovute a qualsiasi Stato membro dell’Eurozona; la nuova moneta sarebbe accettata per finalità analoghe, ma esclusivamente nei confronti della Repubblica Italiana. Ciò consentirebbe all’Italia di ampliare la differenza tra spesa pubblica e incassi fiscali sino a raggiungere un livello tale da permettere all’economia di accumulare moneta (euro più moneta nazionale), soddisfacendo i requisiti atti alla formazione di risparmio privato.

Dal punto di vista operativo il meccanismo funzionerebbe come previsto. Naturalmente rimane aperto il tema delle reazioni dell’Unione Europea la quale potrebbe esigere che qualsiasi tipo di differenziale, tra spesa e gettito fiscale, debba rispettare i parametri di Maastricht anche se finanziato da valuta nazionale. Quello che posso affermare con sicurezza è che, se l’Unione Europea desidera la crescita e la prosperità dell’Eurozona, i vincoli fissati dai trattati devono essere allentati in modo esplicito oppure devono essere introdotte altre modalità che permettano a ciascuno Stato membro livelli di spesa eccedenti rispetto al gettito fiscale. Altre vie, capaci di condurre alla ripresa economica, non sussistono – fatta salve la fuoriuscita integrale di singoli Paesi dall’Euro e la sua contestuale sostituzione con monete nazionali.

(tratto da: https://pbs.twimg.com/media/BlIFy0nCcAAPJdS.jpgMosler

La soluzione per l’euro

200 miliardi per rimettere in modo l’economia italiana

Creare moneta, ridurre le tasse e rilanciare la domanda

Autori: Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi

Prefazione di Warren Mosler

Introduzione di Biagio Bossone

Editore Hoepli, Milano, 2014)

Comments

  1. Commento di M. Fornaro > 29 09 2014> Perfetto. E’ la stessa “intuizione” espressa nel libro “Il Ritorno della Lira Italiana”, BookSprint Edizioni, 2012, di Mario Fornaro. Cioè, una moneta complementare abbinata all’Euro usabile solo in Italia. Warren Mosler, gli autori ed il sottoscritto hanno trovato la stessa ricetta per salvare l’economia italiana che sta andando a rotoli. Il libro è stato ignorato da tutti i mass media, naturalmente, ed anche dagli economisti italiani ispiratori del Governo, nonché dal Governo Monti, ieri, e Renzi oggi.

  2. Mi sembra molto farraginoso questo meccanismo della doppia moneta, al di là del fatto che non è applicabile senza rompere le disposizioni dei trattati europei.
    Personalmente non condivido la posizione di molti economisti eterodossi nel voler continuare a sforzarsi di cercare il dialogo con le istituzioni europee, alla luce dei gravissimi crimini di cui si sono macchiate e penso che un governo unico a livello europeo in qualsiasi caso mai potrebbe essere così efficiente nella gestione delle singole specificità come lo potrebbe essere un governo nazionale che agisce sul territorio. Da un punto di vista politico inoltre l’Europa non esiste, non c’è un unico popolo con una identità e una cultura condivisa e questo anche alcuni economisti MMT sembrano non voler comprenderlo (o peggio riconoscerlo).
    Comunque, per Mario, a differenza dell’analisi che tu fai nel libro, Mosler non dice che bisogna introdurre una nuova lira abbinata all’euro con cambio 1 a 1. Ciò costringerebbe infatti l’Italia ad indebitarsi sempre in moneta straniera prima di poter emettere nella propria, perchè deve assicurare la convertibilità della lira in euro. E’ la stessa cosa che è successa in Argentina negli anni 90 quando legò il peso al dollaro e i risultati furono sotto gli occhi di tutti. La vera moneta sovrana deve essere emessa in monopolio da parte dello stato e non deve essere legata nè a metalli preziosi, nè ad altre monete, bensì al “capitale umano”.

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