Warren Mosler commenta con “Una modesta considerazione”Una modesta propostacon l’ultimo aggiornamento nel 2013 scritta da James Galbraith e Yanis Vaoufakis, quest’ultimo attualmente ministro delle Finanze del governo greco di Tsipras. Questa è la prima parte della nostra traduzione che riguarda il secondo paragrafo del testo.

Mosler Varoufakis

 

Una Modesta Considerazione: Warren Mosler sulla proposta di Varoufakis/Galbraith.

 

2. LA NATURA DELLA CRISI DELL’EUROZONA

YV: La crisi dell’Eurozona nasce da quattro dominii interconnessi. Crisi bancaria: c’è una generale crisi bancaria, scatenatasi principalmente dalla catastrofe della finanza americana. Ma l’Eurozona ha provato un’incapacità particolare nel reagire al disastro, ed è un problema di gestione e struttura.

La peculiarità di una banca centrale non rispondente a un governo e gli stessi Stati senza supporto della banca centrale stessa, li espone verso la rete globale delle mega-banche non riuscendole assolutamente a supervisionare. La risposta europea è stata proporre una piena unione bancaria, una misura al principio audace ma anche minacciata sia dal ritardo e diversiva rispetto ad una azione necessaria nell’immediato.

 W.M. È bene comprendere la crisi bancaria come mancanza di una credibile assicurazione sui depositi, e logicamente richiede che l’entità assicuratrice, in questo caso la BCE, sia responsabile della regolamentazione e supervisione delle banche.

YV: La crisi del debito: la stretta del credito del 2008 ha dimostrato la disfunzionalità del principio di perfetta separazione del debito pubblico. Forzando la creazione di fondi di salvataggio che non violassero le clausole di non intervento nello statuto BCE e del trattato di Lisbona. L’Europa creò il temporaneo European Financial Stability Facility (EFSF) e poi il permanente European Stability Mechanism (ESM). La creazione di questi nuove istituti ha incontrato le esigenze immediate di finanziamento dei diversi Stati membri, ma mantenendo il fallace principio della separazione del debito pubblico e non potendo dunque contenere davvero la crisi. Uno stato sovrano, Cipro, andò di fatto in bancarotta imponendo controlli di capitale nonostante rimanesse nell’Euro.

Durante l’estate del 2012, la BCE arrivò con un nuovo approccio: l’Outright Monetary Transactions Programme (OMT), che riuscì per un po’ a calmierare il mercato del debito. Ma fallì lo stesso nel risolvere la crisi, poiché è basato sulla minaccia verso il mercato delle obbligazioni che non poteva essere credibile nel tempo. E mentre teneva sospesa la minaccia della crisi del debito pubblico, fallì nell’invertire la tendenza. L’acquisto di obbligazioni da parte della BCE non può ristabilire la volontà di prestito dei mercati in fallimento o la capacità d’indebitamento dei governi.

W.M. È bene dunque notare il fallimento della BCE nel garantire esplicitamente il debito dei governi nazionali in default. Solo quando Mario Draghi disse che la banca centrale avrebbe fatto “tutto il necessario” per prevenire il default dei governi nazionali allora si circoscrisse il contagio e la crisi delle finanze nazionali scemò, rimanendo soltanto la minaccia di permettere alla Grecia di fare default mantenendo l’attuale difficoltà di finanziamento del Paese.

 YVLa crisi degli investimenti: la carenza di investimenti in Europa mette a rischio gli standard di vita e la competitività internazionale.

W.M. Non si discerne tra investimenti pubblici in infrastrutture e investimenti privati che rispondono ad esigenze di profitto.

YV: La sola Germania realizzava dopo il 2000 un surplus tale da rendere ovvio il collasso delle zone in deficit commerciale al colpire della crisi nel 2008.

W.M. Cosa si intende in questo caso per collasso? La crisi di finanziamento è una risultante delle politiche della BCE che avrebbe presumibilmente permesso il default degli stati membri, crisi finita quando Draghi dichiarò che non sarebbe accaduto.

YV: L’onere dell’aggiustamento ricadde precisamente sulle zone in deficit, che non potevano permetterselo.

W.M. Vi erano e rimangono alternative al cosiddetto aggiustamento, incluso il permesso ad aumentare i deficit di bilancio al posto dell’attuale e arbitrario limite del 3%. Notiamo comunque che tali rimedi non sono mai stati suggeriti o seriamente discussi.

YV: Non si poteva neanche rimediare via svalutazione o nuova spesa pubblica, dunque lo scenario era pronto per disinvestimenti nelle regioni in cui invece ve ne era più bisogno.Dunque, l’Europa è finita con bassi investimenti nel complesso e un anche più impari distribuzione degli investimenti tra le regioni in surplus e in deficit.

W.M. È tutto vero, ma non è riconosciuta la causa fondamentale del limite al 3% eccessivamente basso.

YV: La crisi sociale: tre anni di impietosa austerità hanno imposto il loro tributo alle popolazioni d’Europa. Da Atene a Dublino e da Lisbona alla Germania dell’est, milioni di europei hanno perso l’accesso ai prodotti di base e alla dignità. Le pensioni sono state tagliate, la disoccupazione è rampante, mentre la perdita di abitazioni e la fame stanno crescendo con le tasse sui beni di prima necessità in continuo aumento. Per la prima volta da due generazioni, gli europei stanno mettendo in dubbio il progetto europeo, mentre i partiti di estrema destra guadagnano consensi.

W.M. Vero

 

3. VINCOLI POLITICI ALLE SOLUZIONI

YV: Ogni soluzione alla crisi deve rispettare i reali limiti delle azioni politiche. Ecco perché i sistemi complessi dovrebbero essere evitati, ed è il motivo per cui necessitiamo di “modeste proposte”

W.M. Ma abbastanza immodesta da sistemare solamente le sedie sul Titanic.

YV: I quattro vincoli che l’Europa sta affrontando ora sono: (a) la BCE non permette di monetizzare direttamente il debito sovrano.

W.M. Non è necessario.

YV: Non vi è garanzia della BCE sulle emissioni dei debiti degli Stati membri.

W.M. È stato comunque già dichiarato di voler fare tutto il necessario per prevenire il default, il che significa che allo scadere e quando saranno dovuti i pagamenti degli interessi la BCE assicurerà che siano accreditati gli appropriati conti correnti. Ma questa politica è discrezionaria, lascia la Grecia esposta al fallimento.

YV: La BCE non acquista titoli di Stato sul mercato primario.

W.M. Non è necessario.

YV: Nessun utilizzo da parte della BCE dell’EFSF-ESM per acquistare i titoli del debito sovrano sul mercato primario o secondario.

W.M. Non è necessario.

YV: (b) il programma OMT della Banca Centrale Europea è stato tollerato poiché nessun titolo è stato finora acquistato. L’OMT è uno strumento politico che non connette la stabilità con la crescita, e prima o poi, verrà trovato carente.

W.M. E non ha nessun risvolto per l’economia reale.

YV: (c) i paesi in surplus non consentono Eurobond garantiti mutualmente e singolarmente ed i paesi in deficit opporranno resistenza alla perdita di sovranità richiestagli senza un appropriata unione per il trasferimento federale che la Germania rigetta comprensibilmente.

W.M. Già detto che gli Eurobonds non sono necessari per i trasferimenti fiscali.

YV: (d) l’Europa non può attendere la federazione. Se la soluzione alla crisi dipende dalla federazione, l’Eurozona fallirà prima.

W.M. probabilmente vero.

YV: I cambiamenti ai trattati necessari per creare un’appropriata Tesoreria Europea, con poteri di tassazione, spesa e capace di fornire prestito, non possono e non devono avere la precedenza alla soluzione della crisi.

 

W.M. E non sono neanche necessari per raggiungere la piena occupazione.

 

 

 

La prossima sezione presenta quattro politiche che riconoscono questi vincoli.

 

Comments

  1. Si evince che la Grecia avrebbe bisogno di “affiancare” al Sig. Varoufakis il Sig. Mosler (o altri esperti Memmt, ad es. il Sig. Barnard). Colgo l’occasione per il seguente quesito al Sig. Mosler, se avrà la compiacenza e il tempo di un riscontro. Simuliamo che, anziché essere la Grecia di Tsipras, sia l’Italia del Sig. Renzi a trovarsi nella identica condizione (potrebbe accadere alle prossime elezioni se vincesse la coalizione noEuro/sìSovranità monetaria. Stessa cosa potrebbe avvenire in Spagna e poi in Francia). Idea: la Grecia/Italia/Spagna/Francia -Stati nazione- non potrebbero cercare di “vendere” tutto il loro debito trovando un compratore? Idea che mi frulla in testa: offrirlo ad es. alla Svizzera (o agli Usa, o alla Russia, o alla Gran Bretagna, o alla Cina, o al Giappone) che accetta di comprarlo per compiacenza e spirito di solidarietà verso i Popoli citati alla fame e sull’orlo del baratro Default. La Svizzera (come gli altri Stati citati) ha sovranità monetaria: può dunque “stampare” Franchi, sua moneta Fiat a costo zero. Con tale costo zero rende un servizio umanitario ai Popoli: compra il debito greco pagandolo in Franchi svizzeri che saranno convertiti acquistando Euro e saldando i debiti con la Ue e con altri creditori. La Svizzera ha in portafoglio miliardi di crediti e li “congela” contabilizzandoli (facendone poi una “svendita” ci guadagnerebbe sempre). La Grecia (e gli altri Stati) si trova senza debiti e inizia un nuoco percorso economico-finanziario: o continuare con Euro/Ue; o ritornare alla Dracma riacquistando sovranità monetaria e politica fuori Ue; o restare con l’Euro introducendo anche la Dracma come moneta complementare in regime di doppia moneta; oppure trovare altra soluzione. En passant: questo percorso -teorico- sarebbe attuabile anche per l’Italia e per gli altri Stati piigs (definizione del Sig. Barnard)? Ringrazio il Sig. Mosler se avesse la bontà di dedicare qualche minuto al quesito (anche, se ci fosse qualche altro esperto economista disponibile a fornire la sua opinione in merito).

  2. Esatto, Mosler da un punto di vista tecnico ha ragione.
    Il problema dei trasferimenti fiscali è un falso problema, in quanto di fatto in una situazione di sovranità monetaria i soldi delle tasse vengono “distrutti”, non servono allo stato per finanziare alcunché e basterebbe che gli stati europei alzassero i deficit.
    Chiaramente farlo con una moneta unica non è esattamente la stessa cosa che farlo con monete diverse ciascuna delle quali può assumere un valore più consono all’economia della relativa nazione, con il vantaggio di far sì che la spesa si possa concentrare di più sugli acquisti interni, creando quindi più occupazione all’interno delle nazioni meno competitive (questo è il reale vantaggio di una moneta che rispecchia il valore dell’economia di una nazione e mai deve essere eccessivamente svalutata nel nome del super export).
    Al di là di tutto, rivolgendomi a Varoufakis, penso sia inutile stare qui a spendere migliaia di parole. Il problema principale è solo uno: c’è chi ha finalmente preso atto della reale natura del progetto europeo e giustamente vuole uscire da questo sistema che sta mietendo milioni di vittime, c’è chi invece si ostina a “sognare” l’Europa federale (che come già detto anche se verrà fatta sarà del tutto inutile per avere una politica a favore del 99% delle persone, soprattutto considerando le premesse storiche da cui deriva) e nel nome di questo ideale è disposto a sacrificare quei milioni di cui sopra. In una simile prospettiva io non ho certamente dubbi su cosa scegliere, per gli altri, li inviterei a stare molto attenti in quanto i loro nomi potrebbero finire nelle biografie più famigerate dei libri di storia del futuro.

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