La Repubblica riporta: “Nessun paese beneficia di una maggiore flessibilità rispetto all’Italia. Lo ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici parlando con i giornalisti a margine dei lavori del Wef (World Economic Forum)“.

Inoltre, a sentir parlare il commissario europeo in questo video, si ha l’impressione che l’Italia sia l’unico paese a cui viene concessa flessibilità sul deficit pubblico.

Viene immediatamente da pensare che il vincolo del 3% del deficit in rapporto al PIL, imposto attraverso il trattato di Maastricht, sia rispettato da tutti gli altri paesi dell’Eurozona, tranne che dall’Italia, unico paese che non riesce a fare i “compiti a casa”.

Andiamo a vedere se è veramente così.

Con il grafico sotto sotto riportato potete fare un rapido confronto tra i deficit in rapporto al Pil realizzati da quei paesi che sembra stiano uscendo meglio di noi dalla crisi economica, oltre alla Francia paese natale dell’eurocommissario e seconda economia dell’Eurozona,

disavanzo fef

Come si evince dal grafico, non solo l’Italia (linea blu) ha realizzato livelli di deficit inferiori a tutti gli altri paesi presi in considerazione – in ogni singolo anno del periodo che va dal 2008 al 2015 – ma i paesi che sembrano uscire meglio dalla crisi economica sono proprio quelli che hanno superato  di gran lunga il limite del 3% imposto dall’Europa.

In questo “autorevole” precedente poi, anche il nostrano Michele Pignatelli evita accuratamente di informare i suoi lettori sugli ampi deficit irlandesi:  per i principali media nazionali la ripresa in Spagna ed Irlanda è tutto merito delle riforme. Incredibile.

La domanda che nasce spontanea è dunque: su quali autorevoli fonti si basa il serio ed imparziale commissario Moscovici per affermare che Nessun paese beneficia di una maggiore flessibilità rispetto all’Italia?

E Renzi o Padoan, per quale motivo  non prendono semplicemente i dati e la smettano di umiliare il nostro paese in silenzioso ossequio alla tecnocrazia?

L’evidenza empirica dimostra quindi che l’unico modo che hanno i paesi dell’Eurozona per uscire dalla crisi economica è proprio quello di infrangere le regole da essa imposte. 

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