Il guaio di molti economisti post-keynesiani è che pur abbracciando una ‘economic view’ di grande rilievo, essi non fanno che peccare della ‘money view’ necessaria a concretizzare nel migliore dei modi quella ‘visione economica’ della società, la quale aiuterebbe per altro milioni di persone a ritrovare il sorriso, una certa serenità quotidiana ed una propria dignità economico-morale.

E nel momento in cui manca proprio la ‘money view’, la visione economica per la quale si combatte rischia di divenire una mera e fragile speculazione teorica attaccabile nel concreto dalla stessa speculazione finanziaria o comunque, una visione che diventa alla fine ‘politicamente’ insostenibile e si finisce con l’abbandonarla definitivamente, in quanto si è portati a pensare che essa sia tecnicamente impossibile da realizzare.

Ad esempio, il concetto (o fenomeno) della fuga di capitali o l’emissione stessa di titoli di Stato trovavano la loro ragion d’essere durante il regime monetario aureo. La moneta moderna (‘fiat’) però, non è il gold standard o un regime a tassi di cambio fissi. E per cogliere tale differenza è necessario possedere la ‘money view’, ancor prima di avere una ‘economic view’.

Ancora oggi, molti si servono infatti di nozioni oramai obsolete o che comunque non sono concettualmente appropriate per un sistema monetario moderno. Pensiamo ad esempio a concetti quali crisi da squilibrio della bilancia dei pagamenti o all’idea (purtroppo diffusa), che lo Stato debba finanziarsi mediante l’emissione di titoli di Stato o comunque tramite la propria Banca Centrale.

E queste nozioni sono frutto di una money view che non può spiegare il reale funzionamento della moneta moderna, in quanto raccoglie in sé dei concetti appunto obsoleti (se non del tutto errati) o che comunque sono validi per regimi monetari oramai asettici, quali ad esempio il gold standard o un semplice sistema monetario a cambi fissi o semi-fissi. La Memmt parte proprio dalla money view, al fine di comprendere come funzioni la moneta moderna, per poi arrivare a proporre una economic view a dir poco rivoluzionaria.

Tutte le analisi e le proposte politiche della Memmt si sostanziano nella presenza di due elementi: sistema monetario ‘fiat’/moderno (a tassi di cambio variabili) e Programmi Universali di Lavoro. Il primo è quello che tra le varie tipologie di sistemi monetari fornisce ad un governo il più ampio spazio politico in termini di discrezionalità, autonomia ed indipendenza nelle decisioni, in quanto libera del tutto i governi da qualsiasi vincolo di natura finanziaria.

Gli unici vincoli non possono infatti che essere di natura reale, ossia si tiene conto di quante risorse reali (forza lavoro e capitale fisico) sono disponibili in un sistema economico. Il secondo, i Programmi Universali di Lavoro, consentono di ancorare il valore reale della moneta (‘fiat’) e di mantenere permanentemente la Piena Occupazione ed una stabile variabilità dei prezzi.

Provate ad immaginare un mondo in cui la disoccupazione involontaria non esiste, in cui è il posto di lavoro ad adeguarsi alle preferenze, alle capacità e alle ambizioni del lavoratore e in cui buona parte delle decisioni in merito a cosa, quanto e come produrre vengono rimesse nelle mani dei cittadini-lavoratori, ossia del popolo, per essere poi definite in virtù delle reali necessità delle comunità locali in cui si vive.

Beh: questo è un mondo prospettato dalla Memmt. E’ sempre bene saperlo.

E a proposito dell’obsolescenza del linguaggio e dei concetti di cui ancora molti economisti perfino eterodossi si servono, Warren Mosler afferma: “[…] periodo in cui vigeva il sistema aureo, ossia quando l’obiettivo principale dell’intera economia non era di ottenere prosperità per tutti bensì consisteva nell’accumulare oro a favore dello Stato indipendentemente dai costi sociali che gravavano sulla popolazione a causa di tale sistema. In altre parole tutta la politica economica, a prescindere dall’onere che questa costava ai cittadini, era elaborata e giudicata in base a quanto più oro riuscisse a venire accumulato a favore dello Stato. Sebbene il sistema aureo non esista più nei fatti da quasi un centinaio di anni, i piani di studi e le politiche pensate nell’ottica di quel periodo economico continuano a sussistere. Non è ancora avvenuto, cioè, quel cambio di forma mentis indispensabile per comprendere come oggi l’economia possa servire a migliorare la vita delle persone e non ad accondiscendere alle richieste che gli Stati fanno come se dovessero accumulare sempre più oro. Richieste che oggi sono completamente prive di senso, visto che attualmente non siamo più nella necessità di dover accumulare oro”.

Quindi l’arcano è svelato: se si desidera che l’immaginazione di una società e di un governo futuri non rimangano delle mere speculazioni teoriche o comunque dei magnifici sogni, è necessario prima di tutto conoscere la reale natura della moneta ‘fiat’/moderna, il reale funzionamento delle operazioni di debito governativo sotto un regime monetario ‘fiat’/moderno, ossia le operazioni che intercorrono in coordinamento tra il Dipartimento del Tesoro, la Banca Centrale e il sistema bancario di un Paese. Da lì possono partire tutte le più suggestive ed affascinanti ‘economic view’. Ma senza percorrere il primo step, si finisce per restare impantanati nella fossa di una fragile speculazione teorica.

 

Lavoro

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