MMT, PAGAMENTI CON L’ESTERO, SALDO ESTERO E DEBITO ESTERO

Rispondo in maniera dettagliata a una domanda che circola di frequente sul tema del debito estero e dei pagamenti esteri.

Partiamo con un esempio concreto che ci aiuti a inquadrare e capire cosa avviene quando io acquisto un bene o un servizio all’estero: ipotizziamo che un’azienda italiana acquisti un macchinario da un’azienda cinese. Le due aziende come prima cosa si accordano sul prezzo di acquisto e di vendita.

A quel punto, l’azienda italiana ha due possibilità per completare l’acquisto:
1) Utilizzare degli Euro che ha accantonato per i propri investimenti (risparmi).
2) Recarsi in banca e chiedere un prestito per finanziare il proprio investimento.

Una volta ottenuti i soldi necessari, l’azienda italiana paga l’azienda cinese. Facciamo attenzione a questo primo passaggio: per fare questo pagamento (come dicono gli economisti per finanziare la nostra importazione) abbiamo avuto bisogno di valuta estera? Abbiamo dovuto esportare prima di poter importare? In entrambi i casi la risposta è un no, abbiamo usato la nostra valuta che avevamo da parte (risparmi) o che abbiamo preso in prestito in banca e, una volta effettuato il nostro pagamento, abbiamo visto il nostro conto corrente in Euro diminuire.

Bene, se siete ancora dubbiosi possiamo fare un ulteriore passo avanti, cercando di capire come sia possibile che l’azienda in Cina, dove ovviamente non si utilizzano Euro ma Yuan, si ritrovi accreditati sul conto corrente non gli Euro che io ho speso ma il corrispettivo (in base al tasso di cambio vigente) in Yuan.

Ci sono due strade che rendono possibile oggi questo passaggio:
1) I mercati finanziari, attraverso il sistema bancario e gli intermediari che operano sul mercato valutario.
2) Le Banche Centrali dei rispettivi paesi che fanno direttamente da intermediari.

Nel primo caso, quando il titolare dell’azienda italiana si recherà in banca per dare il via libera al pagamento, la banca contatterà il proprio ufficio addetto al mercato valutario (in gergo si chiama foreign exchange desk), comunicando di avere un ordine di vendita di Euro e uno di acquisto di Yuan; l’ufficio contatterà un intermediario finanziario fra i tanti che che operano quotidianamente sul mercato valutario, il quale sarà ben felice di offrire Yuan alla banca in cambio di Euro. Perché l’intermediario è felice di fare questa cosa? Perché nel fare questo l’intermediario ottiene una provvigione (la banca a sua volta addebiterà una commissione al proprio cliente per il servizio erogato). Sia la provvigione, sia la commissione vengono in ultima istanza pagate dall’azienda italiana, che però senza un sistema finanziario avrebbe difficoltà maggiori a commerciare con la Cina.

Fatta questa operazione cosa succede? Gli Yuan finiscono sul conto dell’azienda cinese che ha venduto il macchinario. Gli Euro finiscono invece nel portafoglio dell’intermediario che opera sul mercato valutario, pronti per essere usati in altre operazioni.

Tutti sono contenti: l’azienda italiana ottiene il macchinario al prezzo pattuito, l’azienda cinese vende il macchinario e ottiene gli Yuan desiderati, l’intermediario incassa una provvigione e la banca ottiene una commissione per il lavoro svolto.

Adesso, dopo questa descrizione cronologica dei fatti, vorrei farvi una domanda: alla luce di quanto detto, che cosa finanzia la mia importazione? Se ci pensate bene, da punto di vista reale, la risposta è che l’importazione viene finanziata attraverso il lavoro che l’azienda italiana farà nel corso tempo per ripagare l’investimento alla banca. È il lavoro a finanziare in ultima istanza le importazioni. Quindi, quale modo migliore di finanziare le nostre importazioni se non quello, come propone la MMT, di creare un contesto e un ambiente lavorativo ed economico florido, solido e produttivamente stabile nel tempo.

Nel secondo caso, invece, (più raro e di solito relegato a paesi con valute minori e poco scambiate sui mercati valutari) cosa accade? La banca dell’azienda italiana richiede alla Banca Centrale di fare da intermediario per effettuare il pagamento con la banca cinese dell’azienda che produce il macchinario. La Banca Centrale Italiana, che detiene un conto presso la Banca Centrale Cinese (e viceversa), opererà quindi in questo modo: potrà prendere in prestito Yuan dalla Banca Centrale Cinese oppure potrà girare alla Banca Centrale Cinese gli Euro necessari (in base al tasso di cambio vigente) in cambio di Yuan. In quest’ultimo caso, gli Euro finiranno fra le riserve valutarie della Banca Centrale Cinese, la quale accrediterà il corrispondente valore in Yuan sul conto di riserva della banca cinese, la quale a sua volta accrediterà il conto corrente dell’azienda cinese. In Italia, l’azienda italiana vedrà come in precedenza diminuire il saldo sul proprio conto corrente. Di nuovo, tutti sono contenti: l’azienda italiana ottiene il macchinario al prezzo pattuito, l’azienda cinese vende il macchinario e ottiene gli Yuan desiderati, in questo caso le banche centrali facilitano lo scambio fra le rispettive aziende nazionali di effettuare lo scambio.

Fino a qui abbiamo analizzato ciò che riguarda l’aspetto finanziario degli scambi con l’estero (abbiamo cioè visto come si muovono i soldi da un paese all’altro). Aggiungiamo un pezzettino alla nostra analisi e vediamo cosa succede in termini reali quando due paesi scambiano beni l’uno con l’altro.

Partiamo da un esempio: immaginiamo che ci siano due soli paesi nel mondo. Il primo paese esporta tutto quello che produce nel secondo paese. In pratica vende tutti i beni che produce al secondo paese. Il suo saldo estero è dunque positivo, il paese è molto competitivo e riesce vendere al resto del mondo. Cosa gli resta però in termini reali? Niente. Immaginate di avere un campo di patate, di coltivarle e curarle nel corso del tempo fino a maturazione e, una volta pronte per essere mangiate, di venderle tutte a qualcun altro. In termini reali questa è una buona cosa? Certamente no.
L’altro paese, all’opposto, consuma tutto quello che produce al proprio interno e in più importa tutto quello che viene prodotto dal primo paese. Il suo saldo estero è negativo, il paese è poco competitivo rispetto al primo paese e non riesce a vendere niente al resto del mondo. I suoi cittadini però hanno tutti un lavoro e un reddito che gli consente di consumare tutto ciò che viene prodotto internamente e di acquistare altri beni provenienti dall’estero (importazioni). In termini reali, quale dei due paesi sta meglio? Certamente il secondo. In questo caso, sempre immaginando di avere un campo di patate, le patate che vengono coltivate e curate nel corso del tempo fino a maturazione, una volta pronte, vengono interamente mangiate dai cittadini del secondo paese, che inoltre usufruiscono delle altre patate importate dal primo paese. In termini reali questa è una buona cosa? Certamente sì.

Quindi se ci pensiamo bene: in termini reali, le esportazioni sono un costo (beni che se ne vanno) mentre le importazioni sono un beneficio (beni che arrivano).

Il nostro esempio è chiaramente un’estremizzazione e nel mondo reale non esistono paesi che esportano tutto quello che producono e nemmeno paesi che non esportano alcun prodotto. Ci sono sempre delle vie di mezzo: paesi con saldo estero positivo a cui fanno da specchio paesi con saldo estero negativo e la loro posizione, nella maggior parte dei casi, tende a variare nel corso del tempo.

La MMT, è bene chiarirlo, non ha una pozione dogmatica su quale debba essere il saldo estero, così come quello pubblico. Entrambi, infatti, sono la risultante di numerose decisioni da parte del settore privato e del Governo che difficilmente possono essere indirizzate verso un numero preciso (come peraltro vediamo bene oggi, mentre siamo impegnati ad inseguire il fatidico 3 per cento nel rapporto fra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo). Ciò a cui dobbiamo guardare è sempre l’economia reale: il governo dovrebbe spendere nella misura necessaria e la tassazione dovrebbe essere a un livello tale che le persone abbiano abbastanza denaro da spendere per comprare quello che viene prodotto in Italia in una situazione di piena occupazione e ciò che il resto del mondo ci vuole vendere.

Qualsiasi sia il disavanzo (avanzo) pubblico o il disavanzo (avanzo) estero non ha alcuna importanza finché tutti abbiamo un lavoro e un reddito adeguato.

Di nuovo: è il lavoro la vera àncora che dà valore a una moneta, non i numeri che stanno su un computer di una banca o al ministero del Tesoro.

Infine, se qualcuno non fosse convinto della possibilità che una Paese possa mantenere anche per lunghi periodi un saldo estero negativo (non è una necessità ma una semplice possibilità), vorremmo mostrarvi i dati sul saldo estero di un paese in particolare che hanno una valuta emessa dallo Stato (tramite la propria Banca Centrale) e operano in un regime di tasso di cambio fluttuante (valuta non convertibile su richiesta a un tasso di cambio fisso presso la Banca Centrale) e registra un saldo estero negativo da 40 anni esatti consecutivamente.

Vi anticipo che non si tratta né degli Stati Uniti, né del Regno Unito, né della Svizzera, né del Giappone, né dell’Eurozona, per citare i paesi con le 5 principali valute mondiali.

Parliamo dell’Australia.

Partite correnti Usa Uk Australia

In ogni caso, la MMT prevede anche la possibilità di adottare politiche di spesa statali, attraverso il Programma di Lavoro Garantito, che può essere finalizzato sia a incentivare la produzione di beni e servizi ad uso e consumo interno, sia di beni e servizi ad uso e consumo anche dei non residenti. Facciamo qualche esempio per capire meglio: immaginate di adottare un Programma di Lavoro Garantito nel quale le persone siano impiegate nella produzione di servizi socio-sanitari (cura anziani, servizio baby-sitter, dopo scuola…); in questo caso si tratterebbe chiaramente di servizi ad esclusivo beneficio dell’economia interna e dei residenti.

Allo stesso tempo, sempre per fare un altro esempio, immaginiamo di avere un Programma di Lavoro Garantito che impieghi le persone per la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e per migliorare la ricettività e l’accoglienza nei luoghi di maggior attrazione turistica; in questo caso è evidente che avremmo beni e servizi che andrebbero a incentivare la presenza anche di turisti stranieri, che spenderebbero soldi in Italia e quindi contribuirebbero a rendere positivo il nostro saldo estero.

E questo solo per farvi un paio di esempi su come (volendo) si possano adottare strategie per avere un saldo estero positivo (anche se ribadiamo non si tratta di un obiettivo specifico né di un problema particolarmente rilevante).

Comments

  1. scusa, ma l’azienda cinese ottiene Euro e poi a seconda dei casi li cambia in Yuian o li tiene in Euro e li riutilizza a sua volta per comprare qualcosa all’estero

    se un azienda italiana esporta in USA viene pagata in dollari, se tu metti un servizio in abbonamento sul tuo sito MMT e si abbonano dagli USA ti pagano in dollari su Paypal oppure in Euro su Paypal a seconda di come ti organizzi

    L’Australia ha deficit cronici con l’estero, ma non ha debito pubblico praticamente

  2. Allora chiaramente i contratti privati possono essere siglati liberamente e in qualsiasi valuta sulla quale ci sia accordo. Empiricamente il dollaro USA è la valuta più utilizzata.
    Nell’esempio ho immaginato lo scenario (ritenuto da molti) insostenibile, ossia che l’azienda cinese non voglia sottoscrivere i contratto in Euro ma in Yuan.
    Se metto Paypal e voglio in ultima istanza Euro, dagli USA chi Kos li ha sarà costretto e trovare qualche intermediario che renda possibile la transazione a prezzo di mercato: quindi al cambio vigente venderà dollari per euro, che mi saranno accreditati. Oppure no?
    L’Australia è vero ha un debito pubblico basso, è abbinato a un debito estero crescente, ha un alto indebitamento privato. Non lo scenario migliore. In ogni caso qual è la domanda?

  3. il debito pubblico australiano è si basso (intorno al 28% su pil) ma è in continua e costante crescita dal 2001. Il pil cresce ininterrottamente dal ’91 e nel 2008/2009 il governo ha riversato circa 56 mld nell’economia reale per sostenere la domanda. Debito basso ma altissima qualità della spesa (moltiplicatore alto). Un po’ quello che Parguez descrive nel suo libro quando parla del New Deal…

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