Per approfondire la relazione fra deficit e debiti, occorre verificare che:

1- tutte le spese e i risparmi arrivino da qualche parte e vadano a finire da qualche altra parte.

2- il surplus di un settore sia compensato dal deficit di un altro settore

deficit risparmi e debiti ricchezza

Esistono catene causali che legano flussi e accumulazioni alla base delle grandezze risultanti già discusse:

  1. livello micro: reddito → determina →  spesa individuale

Per l’individuo è la disponibilità di reddito che determina la capacità di spesa: chi non ha reddito non può spendere. È un legame flessibile poiché l’individuo può spendere meno del reddito, risparmiando, o di più, indebitandosi. Anche a livello aziendale la direzione del flusso causale è la stessa, con un legame flessibile anche in questo caso.

  1. Livello micro e accumulazione: i deficit di un soggetto creano la ricchezza finanziaria di un altro soggetto

Riguardo l’accumulazione di ricchezza a livello individuale:

Se l’individuo/impresa decide di spendere più del suo reddito (è in deficit) può emettere ITD (Io Ti Devo) finanziari, che saranno accumulati come ricchezza finanziaria da un altro soggetto (individuo, impresa, governo) che sta risparmiando (ed è in surplus). Affinché ciò avvenga è necessario che ci sia un soggetto che vuole spendere a deficit e uno che vuole accettare questo indebitamento: occorre essere in due per ballare il tango. Se nessuno si indebita, nessuno può accumulare. Il privato o l’impresa non può spendere a deficit a meno che non venda assets di riserva o che non trovi qualcuno che desideri accettare i suoi “pagherò”.

C’è una propensione ad accumulare ricchezza finanziaria netta. Questo non significa che TUTTI coloro che vogliono indebitarsi saranno in grado di emettere debito per poter spendere a deficit, ma assicura che molti individui/imprese troveranno acquirenti del loro debito. Il GOV ha un vantaggio rispetto alle imprese e ai cittadini perché la tassazione fa si che quest’ultimi abbiano la volontà di accumulare il debito di GOV.

La sequenza causale è:

Da deficit spending individuale accumulo ricchezza finanziaria netta,

Da debito ricchezza finanziaria,

Da deficit risparmi.

  1. livello macro: la spesa aggregata determina reddito aggregato

A livello aggregato non è possibile che la spesa sia diversa dal reddito, in quanto la somma dei bilanci settoriali deve essere pari a zero, per cui si rovescia la causalità: la spesa genera il reddito.

  1. I deficit in un settore creano il surplus in un altro settore

Il deficit di un settore è uguale alla somma dei surplus di bilancio degli altri settori. Su 3 settori, se uno è in deficit almeno un altro è in surplus (Two to Tango). Un settore non può indebitarsi se nessun altro settore vuole accumulare il debito emesso. La maggior parte del debito emesso in un settore è detenuto da altri soggetti all’interno dello stesso settore (es: impresa verso impresa). Se nel complesso il settore PRIV spende più del suo reddito, deve emettere “debito esterno” che sarà detenuto da almeno uno degli altri 2 settori (GOV/ESTERO) come “ricchezza esterna”. La causa iniziale del deficit è il desiderio di spesa extra-reddito, quindi la sequenza causale è

da deficit surplus,

da debito ricchezza finanziaria al netto.

Esiste un desiderio di accumulo di ricchezza finanziaria per cui di solito non è un problema per un settore andare in deficit, in quanto trova agevolmente un altro settore che desidera accumulare.

 conclusioni: Tutto questo è applicabile alla macro contabilità di ogni paese.

bilancio domestico privato+

bilancio domestico governo +

bilancio estero = 0

Possono esistere anche flussi in valuta estera. In questo caso ci sarà un’equazione di cambio in quella valuta. Se ci sono più paesi implicati, ciascuno emette la propria valuta. Privati, imprese, governi possono sia accumulare ricchezza finanziaria sia emettere debito denominato in varie valute estere. Per ogni paese e per ogni valuta ci sarà una equazione di bilancio macro.


Il primer 4 è tratto dall’articolo di L. Randall Wray: MMT, SECTORAL BALANCES AND BEHAVIOR

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