Traduzione a cura di Alessio Tartari

Parte di un testo destinato agli studenti universitari scritto da Mitchell e Wray.

Tratto dal capitolo 8

8.2 Offerta aggregata

La figura 8.1 descrive la funzione semplificata di offerta aggregata a prezzi costanti con cui lavoreremo in questo capitolo, concentrandoci sul modo in cui l’economia si adatta ai mutamenti della domanda aggregata. [La funzione, ndt] è disegnata come una retta di 45 gradi che ha fulcro nell’origine, con le entrate totali (a prezzi costanti) sull’asse verticale e la produzione reale in quello orizzontale.

Ovviamente, a prescindere da ogni significato economico, la retta di 45° mostra tutti i punti dove le entrate reali (proventi reali attesi) eguagliano la produzione reale. Dato ciò i proventi reali attesi e il reddito reale sono speculari alla spesa reale e la retta bisettrice mostra quindi tutti i punti dove la produzione e la spesa coincidono (a prezzi costanti).

Consideriamo ora cosa la retta di 45° implica rispetto ai comportamenti imprenditoriali.

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Ripensando al capitolo 5, quando abbiamo spiegato le diverse prospettive che possiamo adottare per misurare l’attività economica aggregata: la spesa, il reddito e la produzione forniscono diversi punti di vista della situazione contabile nazionale, ma alla fine tutti hanno reso lo stesso risultato macroeconomico. Il valore complessivo dei beni e servizi prodotti in qualsiasi momento è pari alla spesa e al reddito totale generato (salari e altri costi e profitti) nel medesimo periodo.

Come vedremo nel capitolo 9, in cui si considera l’offerta aggregata nel dettaglio, la produzione totale (misurata in figura 8.1 lungo l’asse orizzontale) è esattamente pari ai costi di produzione totali (introiti dei lavoratori e dei fornitori di materie prime) e ai profitti.

In tale contesto, le imprese forniscono una data produzione (e sostengono tali costi) finché sono in grado di generare entrate sufficienti per coprire i costi e realizzare i profitti attesi. L’asse verticale fornisce una misura della spesa totale che eguaglia anche il reddito reale. Dal punto di vista delle imprese, l’asse verticale esprime i proventi reali attesi generati vendendo a diversi livelli di produzione.

E’ in questo modo che possiamo concepire la linea di 45°, come la curva di offerta aggregata (a prezzi costanti). Ad ogni punto [della retta, ndt] le aziende stanno concretizzando le loro aspettative ed effettuando la decisione di fornire produzione in termini reali al mercato. La ratifica [delle decisioni, ndt] avviene con la ricezione del reddito atteso che copre sia il totale dei costi che il volume desiderato di profitti. L’altra cosa da notare è che non abbiamo imposto nessun punto di piena capacità nel grafico. In un determinato punto, quando l’economia è in funzione a pieno regime, le imprese non sono in grado di continuare ad espandere la produzione reale in risposta alle spese aggiuntive. Nella prossima sezione, quando introdurremo il lato della spesa dell’economia, imporremo anche una condizione di piena occupazione alla produzione, dove le aziende cessano di aggiustare la quantità.

Uno sguardo all’occupazione

Prima di considerare l’introduzione della domanda o spesa nel modello, mostreremo brevemente come questo concetto di offerta aggregata basata sui proventi attesi si traduca in occupazione, dato che ora abbiamo in ascissa la produzione reale anziché il lavoro.

Ci occuperemo di questo problema in dettaglio nel prossimo capitolo, ma per ora si introdurrà il concetto di Funzione di occupazione-produzione o Funzione di occupazione richiesta, che mostra la quantità di lavoro necessario per un determinato volume di produzione reale. Le imprese assumono lavoratori per produrre. La quantità di occupazione richiesta sarà dunque determinata dalla produttività del lavoro e dall’ammontare di produzione pianificata dalle aziende, in risposta alla domanda attesa per quella produzione.

La Funzione di occupazione-produzione è espressa come:

(8.1) Y = αN

Dove N è il numero totale di lavoratori impiegati, α è il tasso di produttività del lavoro e Y la produzione pianificata (basata sulla spesa prevista) che eguaglia le entrate generate nel periodo corrente. Le aziende formulano le decisioni di produrre beni e servizi basate sulla corrispondente domanda attesa e una volta che tutti i settori avranno effettuato la loro decisione di spesa (e quindi una volta che la domanda aggregata si è realizzata) le imprese scoprono se le loro attese erano accurate o meno. Scoprono dunque se hanno sovra-prodotto, sotto-prodotto o prodotto in misura adeguata alle azioni di spesa concretizzatesi.

La produttività è descritta dal prodotto per ogni unità di lavoro utilizzata. Possiamo quindi risolvere l’ equazione 8.1 per α, ottenendo Y/N, che è l’equivalente algebrico della nostra definizione.
Maggiore è la produttività (α) minore sarà l’ occupazione richiesta per unità di prodotto, data una certa tecnica di produzione (implicita in α).  Nel capitolo 9, discuteremo dei fattori che influenzano l’impatto di α. Per ora, se α è fisso nel breve periodo (entro il ciclo di investimenti corrente) allora una volta che l’impresa decide il livello di produzione, per soddisfare la domanda attesa, conoscerà simultaneamente quanti lavoratori dovranno essere impiegati. Ad esempio, se ci vogliono 10 lavoratori per produrre un valore di $1000 di prodotto al giorno, la produttività giornaliera del lavoro sarebbe $100 per lavoratore. Dunque, se l’impresa ha previsto un aumento della produzione a $1500 dollari al giorno, avranno bisogno di 5 ulteriori lavoratori per assicurarsi di poter fornire un nuovo livello di produzione più alto. Il grafico 8.2 lega la funzione di offerta aggregata (descritta in figura 8.1) con la funzione di occupazione-produzione. Il grafico sopracitato è la figura 8.1 ripetuta. La parte in basso a sinistra non ha altro scopo se non connettere l’asse orizzontale del grafico superiore con l’asse verticale del grafico in basso a destra (che chiameremo Funzione di occupazione-produzione). La pendenza della Funzione di occupazione-produzione rappresenta la produttività corrente del lavoro (α). Quindi se le imprese desiderano, in base alle attese, di produrre fino al punto A, possiamo tracciare a quel livello di produzione [una retta tratteggiata, ndt] giù fino  a determinare il livello di occupazione richiesto per produrre a quel livello col valore attuale di α. Per cui, se non ci sono altri cambiamenti, e le imprese si aspettano di poter vendere più prodotti di prima (diciamo al punto B) sarà necessario un aumento dell’occupazione, mostrato nel grafico in basso a destra al punto B. Possiamo dire che la Funzione di occupazione-produzione provvede a mostrarci il totale di occupati richiesto per ogni livello di produzione.

Esamineremo la Funzione di occupazione-produzione più dettagliatamente nel capitolo 9.

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Chiaramente nella storia manca un elemento vitale: cosa determina se il punto A, B o altri ancora sono al livello effettivamente prodotto per ogni dato periodo?

Per questo avremo bisogno di costruire il modello della spesa che è la funzione di domanda aggregata

Aggiungendo la domanda aggregata al modello, possiamo quindi determinare quello che definiamo la produzione e il reddito nazionale d’equilibrio (il punto di domanda effettiva). Nel punto di equilibrio avremo appurato tre chiavi macroeconomiche aggregate – la spesa totale (domanda aggregata), la produzione totale (offerta aggregata) ed il totale degli occupati.

Fonte: qui

 

 

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