di David Lisetti. Accogliamo con fiducia e speranza la notizia della nascita del nuovo movimento europeo  di Varoufakis (DiEM25). Parafrasando l’articolo di Thomas Fazi, scritto su social europe, lo scopo di DiEM25 è “quello di portare l’Europa ad avere una democrazia pienamente funzionante e funzionale per il 2025.

La motivazioni che hanno spinto Yanis a percorrere questa strada sono legate alle esperienze maturate come ministro delle finanze Ellenico, lui stesso, in diverse interviste, ha portato a conoscenza la società civile europea dei livelli di vessazione che un paese mediterraneo può subire se solo cerca di difendere gli obbiettivi del suo mandato elettorale.

Tutti i commentatori hanno seguito da vicino le vicende Elleniche dell’estate 2015, ed è stata chiara, palese e aimè inevitabile la resa incondizionata dell’esecutivo Tsipras.

Yanis in una corsa contro il tempo ne ha provate di ogni: dalla proposta dei T.A.N. fino all’hackeraggio delle password per la gestione dei conti fiscali dei cittadini; il suo era un tentativo rocambolesco di crearsi “un’alternativa” in caso di Grexit indotta dall’esterno o autoindotta. Alla fine ha dovuto capitolare e lasciare il suo ruolo da ministro, da li a poco Tsipras, grigio in volto, concordava la resa Greca.

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Dalla vicenda Greca c’è molto da imparare e a mio modesto parere, su tutti, due dovrebbero essere gli insegnamenti utili come base di un movimento paneuropeo progressista:

1- Non basta creare un contenitore per prendere voti e poi pensare che effettivamente si possono raggiungere anche in minima parte gli obbiettivi elettorali senza tener conto dei rapporti di forza in seno all’Europa.

2- Se non hai un alternativa credibile, non conflittuale e non applicabile da subito sarai costretto necessariamente ad accettare le missive delle istituzioni europee a trazione Tedesca.

Il governo Tsipras al tempo non sembrava (almeno pubblicamente) tener conto del punto 1 e l’alternativa di Yanis non rispettava nemmeno uno dei requisiti riportati al punto 2.

La mancanza di un’ alternativa è ancora oggi un concetto espresso da Varoufakis in modo ricorrente durante i vari eventi a cui è invitato, citiamo,  ad esempio, le sue parole riportate in un’articolo di Marcello Foa.

Com’è possibile organizzare l’uscita dalla moneta unica se i funzionari che dovrebbero implementarla rispondono a Bruxelles prima ancora che al proprio Paese? Com’è possibile mantenere segreto un processo che solo per la stampa e per la distribuzione delle banconote e delle monete richiede almeno un anno di tempo?

Per rispondere alle domanda di Varoufakis diciamo che tanto per iniziare sarebbe necessaria una presa di coscienza collettiva: i partiti politici mediterranei dovrebbero ammettere che dall’altra parte del tavolo ci sono persone non disposte a prendere minimamente in considerazione le istanze sociali, umanitarie e occupazionali.

L’unica possibilità è quella di poggiare delicatamente sul tavolo un’alternativa reale e credibile che sleghi dal ricatto finanziario gli Stati periferici per poi scoprire le carte e vedere se effettivamente la Germania tiene più al suo export o al progetto Euro.

Fintanto che la Germania non sia messa su un bivio politico che tocchi direttamente i suoi interessi economici non sarà possibile invertire il processo di subalternità mediterranea.

 

Di fronte a queste valutazioni mi chiedo cosa stiano facendo i partiti politici Italiani.

Sarei curioso di sapere quali possono essere quei parlamentari che si stiano interessando all’implementazione di un sistema di pagamenti elettronico alternativo e chi si sta chiedendo come poter gestire un possibile credit crunch del settore bancario.

Forse nel nuovo movimento di Yanis ci sarà spazio anche per queste valutazioni  in modo da colmare quel “vuoto” operativo che ha contraddistinto l’opposizione europea alle politiche neoliberiste in pratica da sempre.

Comments

  1. Varoufakis e Tsipras, come l’intera estrema sinistra in tutta Europa, partono dalle premesse che il progetto europeo è giusto e deva andare comunque avanti e criminalizzano le istanze di autodeterminazione dei popoli. E’ questo il vero problema. Il fatto che si devano minacciare gli altri paesi del nord Europa per ottenere un qualcosa in cambio è sintomo dell’insostenibilità di questa unione. Si è uniti quando si hanno valori, storia, tradizioni e cultura condivisi, non quando si è costretti ad andare avanti a minacce e rapporti di forza. In tale situazione infatti alla prima occasione qualcuno tenterà sempre di fare uno sgambetto all’altro e i rapporti pacifici tra i popoli si possono deteriorare in maniera irreversibile. Comunque, di qui al 2025 disastri sociali fanno in tempo a succederne ancora parecchi.

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