L’Unione Europea è stata concepita prevalentemente dai francesi.

La crisi è stata organizzata e pianificata, ha dato origine al crollo dell’Eurozona; in questa situazione assistiamo allo sviluppo di economie emergenti durante il declino dell’Europa.

La Francia evidentemente non fornisce le cifre ufficiali, il governo non le comunica; i dati ufficiali sono menzogneri quanto quelli cinesi. Se teniamo conto di tutti i dati, possiamo toccare questi punti:

  • Il tasso effettivo di disoccupazione in Francia è più alto rispetto a quello del 1938. Il 50-60% della popolazione attiva è totalmente escluso da un lavoro normale; in questo dato terrificante, che lascia indifferente il governo e il Partito Socialista, dobbiamo contare i 7 milioni di lavoratori sottopagati, con reddito inferiore a 500 euro mensili, una retribuzione da carità. Le cifre tedesche sono simili: 40-50% di disoccupazione effettiva, 5 milioni di tedeschi costretti a vivere con bassi redditi.
  • A questo aggiungiamo che il tasso effettivo di inflazione si attesta sul 7-8% annuo in Francia e Germania: questi dati sono molto prudenziali, mentre il reddito reale percepito continua a crollare e deteriorarsi (di occupati e non). Il PIL cresce a livelli negativi, basandoci anche sulla definizione più convenzionale, circa da 3 o 4 anni.
  • La Grecia, la Spagna, il Portogallo, non esistono più in termini economici. Se raffrontiamo questi dati con quanto succede negli USA, vediamo che il tasso di disoccupazione effettivo è al massimo del 15%, il che è già normalmente alto, ma inferiore a quelli europei; il tasso di crescita è invece positivo, e si è innalzato grazie alle politiche di Obama. I picchi massimi di inflazione negli USA sono del 3 o 4 %.
  • L’Europa si sta completamente sgretolando. I dirigenti europei a livello nazionale e sovranazionale parlano solo di un’unica questione: i bilanci delle banche. Essi registrano utili mai conseguiti fino ad oggi; si parla di fallimenti mentre va detto che gli asset di cui esse dispongono contemplano il debito pubblico solo per il 5 o 6 %. Ancora più significativo il fatto che, all’epoca dello standard aureo pre-1914, tutti i grandi Stati erano costantemente in disavanzo.
  • Tra il 1815 e il 1914, sia in termini assoluti che relativi sul reddito nazionale, il debito pubblico non mai ha smesso di aumentare. Un importante banchiere dell’epoca, Morgan, disse che il debito pubblico è oro, perché produce reddito. Il 70% del bilancio italiano viene finanziato dalla vendita di titoli pubblici a banche franco-tedesche.
  • Il risultato di tutto ciò è stata la costruzione delle ferrovie ovunque in Europa, di strade ed arterie di comunicazione, lo sviluppo dell’insegnamento pubblico e gratuito in Francia e Germania: potremmo dire, la socializzazione crescente dell’economia. Marx stesso riconosce che l’industrializzazione della Francia si è basata sul debito pubblico: ed anche la creazione dei canali di Suez e Panama vennero finanziati da debiti pubblici.
    Ma Leon Walras, il fondatore dell’economia pura, sosteneva che l’aumento del debito pubblico potesse mettere a repentaglio l’ordine sociale. Walras, in studi di economia applicata, sosteneva che l’equilibrio generale può essere raggiunto soltanto attraverso l’ordine totalitario, e l’abolizione della democrazia. Gli USA gli facevano orrore, ed apparteneva alla Lega Antisemita: secondo lui tutti gli strumenti andavano utilizzati e messi in atto affinché gli Stati non fossero più al servizio del popolo. È proprio con Walras che ha inizio quel crimine economico di cui parla il mio eminente amico (Paolo Barnard, ndr).

Questo rapido quadro mi fa porre delle domande.

La prima è: Perchè l’Europa è in disastro economico-sociale e morale, a causa di politiche svolte dalla metà degli anni 70 (deflazione ed austerità, termine di connotazione cattolica che si rifà al linguaggio liturgico della Chiesa)? La metà di questi milioni di persone disoccupate sono costrette a vivere con redditi assimilabili alla carità: molti di questi giovani non sono istruiti e non verranno assunti né dal pubblico né dal privato.

La seconda domanda è: poiché l’economia reale è morta nell’Eurozona, perché dobbiamo mantenere in vita l’Euro? Coloro che dicono che l’uscita dall’euro porterebbe una catastrofe, non considerano che più in basso non potremmo cadere, perché la catastrofe è alle porte.

Quelle che vengono dette politiche d’austerità moderne, di cui i primi responsabili sono i regimi di Francois Mitterrand e di Jacques Attali, sono differenti da quelle deflazionistiche degli anni 30. Non a caso oggi riappare Hollande, una creatura di Attali e Mitterrand. La deflazione antica era di breve periodo, e si basava sulla compressione salariale: il calo dei salari reali avrebbe consentito la piena occupazione (secondo i classici). Nemmeno Pigou avrebbe ipotizzato una situazione come quella in cui ci troviamo oggi, una situazione completamente diversa.

I piani di deflazione sono stati avviati dal premier Attali nell’82, che torna oggi attraverso Hollande: Attali aveva sostenuto che l’aumento della disoccupazione verso un tasso fisiologico fosse indispensabile ad una società più razionale, diretta coloro che “meritano di dirigerla”. Attali diceva che Keynes era un economista britannico mondano e gay, e che il futuro “non sarebbe più appartenuto al popolo”. Attali sapeva che Mitterrand avrebbe ordinato che fossero espulsi gli omosessuali al Partito Socialista, sicuramente era un grande conservatore e poligamo.

Per quale motivo queste politiche di riduzione permanente del disavanzo hanno rovinato tutto? Il capitalismo francese e tedesco era sempre stato basato sulla spesa pubblica, mai vi era stato al loro interno un movimento dinamico. Marx l’aveva notato e detto apertamente in una lettera a Lincoln: “ripongo ogni mia speranza negli USA”.

Vi fornirò 2 esempi:

1) Tratto dal libro di una storica francese Annie Lacroix-Riz che si chiama “La scelta disfattista: le élite francesi tra le due guerre”. La redattrice si è basata su archivi di banca di Francia e ministero degli Esteri francesi. A pag. 344 troviamo una citazione del comitato delle fucine (trust delle acciaierie): “Non ci sarà nessun limite alla riduzione degli stipendi. La riduzione degli stipendi ridurrà la domanda, ma è quello che vogliamo.”

2) Così invece Jacques Rueff, consigliere di Petain e maestro di Attali: “Lo scopo della politica è quello di sottrarre ogni potere alla plebe, ovvero a tutta questa gentaglia che non ha diritto ad averlo, perchè non sa assolutamente niente”.

Dalla relazione di Alain Parguez – Seminario Milano maggio 2012:

 

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