Gavin Jones tramite Reuters ci dice quanto segue rispetto al Job Act:

MEGLIO LO SCORSO ANNO

Con la riforma già realizzata e l’economia in crescita, si sono creati al netto 83 mila posti di lavoro tra gennaio ed ottobre, l’ultimo mese per cui erano disponibili dati Istat.

Nello stesso periodo del 2014, comunque, con l’economia nel suo terzo anno consecutivo di recessione e sotto le vecchie regolamentazioni del lavoro, il numero dei posti di lavoro saliva di 174 mila unità, cioè più del doppio.

L’occupazione è dunque diminuita di 39 mila unità in Ottobre dopo un crollo di altre 45 milaa Settembre.

L’articolo è uscito il 15 dicembre 2015.

Un anno prima sia Daniele Della Bona che Claudia Gaudenzi e Domenico Rondoni intravedevano le criticità del Jobs Act e lo facevano nel momento di attuazione del provvedimento, era chiaro già da allora che dietro i proclami c’era poca sostanza e per sostanza si intende cash, nelle sue varie declinazioni.

E’ fuori dalle realtà pensare di far rientrare il 40% di disoccupazione giovanile senza effettuare un serio ed ampio programma di investimenti effettuati o da istituzioni comunitarie o nazionali.
Basta vedere le performance occupazionali dei paesi occidentali (fuori EU), dove è chiara e palese la correlazione tra diminuzione della disoccupazione e aumento di investimenti pubblici.

Un esempio emblematico sono gli Usa che di certo non possono essere considerati un modello di economia da seguire, anche se sul lato delle politiche occupazionali c’è qualcosa da imparare: noi abbiamo copiato il nome (infatti Jobs Act si ispira da una legge del 2012 dell’amministrazione Obama “Jumpstart Our Business Startups Act”) ma che non può essere della stessa efficacia poiché appunto manca la sostanza di cui sopra: spesa pubblica al netto delle tasse.

Nei due grafici una evidente correlazione tra andamento della disoccupazione (linea blu) e azione del deficit pubblico (istogrammi rosa, in basso) negli Usa.

lisetti job act 1

lisetti job act 2

La nota positiva rimane una, chi da tempo si è messo a studiare non l’economia ma la realtà economica ha quantomeno un anno di anticipo nel prevedere gli andamenti rispetto agli altri, quindi se ancora non hai iniziato ad informarti magari gli ultimi rimasugli di festività natalizie utilizzale per iniziare a scoprire la realtà.

Comments

  1. Grazie per le concise ma chiare spiegazioni; ritengo che dietro ogni atto, azione o provvedimento governativo proclamato con termini non italiani nasconda una realtà non proprio convergente con il nome stesso. Ne è prova il fatto che sono pensionato, che ogni anno mi aumentano le trattenute, il costo della vita così come a mia moglie pure lei pensionata. A tutto questo si aggiunge lo sconforto nel vedere la situazione dei figli: il primo neolaureato specialistica nanotecnologia costretto ad accettare di fare l’insegnante in una scuola di recupero perché non trova altro, mentre per il secondo probabilmente sarà ancora peggio dopo la laurea triennale a febbraio… Grazie perché esistete ed avete il coraggio di informare.

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