Il giornalismo si nutre di fatti, e opinioni. Le seconde, espresse con educazione e rispetto della deontologia professionale, sono legittime anche e tanto più quando molto scomode. Devono esistere, devono essere molteplici perché sul pluralismo delle opinioni e sulla loro coesistenza si basa l’essenza delle società moderne, liberati dal peso dei totalitarismi. L’Italia Repubblicana Costituzionale, per intenderci.

Scriviamo un esempio: se Real Madrid-Barcellona terminasse 2-0, troveremmo una infinita varietà di valutazioni, commenti, spiegazioni. Le pagelle assegnate ai 22 giocatori titolari sarebbero quasi ovunque differenti. Si tratterà, infatti, di opinioni connesse con valutazioni personali relativamente ad un fatto. E il fatto, la notizia nel nostro banale esempio, è che l’incontro di calcio tra Real Madrid e Barcellona, disputato allo stadio Bernabeu di Madrid, si è giocata ad esempio domenica 28 febbraio 2015 di fronte a 80 mila spettatori e si è conclusa con il risultato di 2-0 per i padroni di casa con doppietta di Cristiano Ronaldo.

In sintesi: infiniti commenti, pagelle, valutazioni su tutti i giornali del mondo. Una sola e identica rappresentazione del fatto. Ovunque.

Le opinioni quindi sono legittime e doverose. Ma mai devono separarsi dalla corretta rappresentazione dei fatti che vanno ad analizzare. E questo è l’incredibile – ed ennesimo – caso di un editoriale del Corriere della Sera, a firma dell’ex direttore Ferruccio De Bortoli, che ha ripreso a collaborare come editorialista. Non nuovo ad attacchi squinternati al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale ovviamente, a parere di chi scrive, non è difendibile. A patto che la critica parta da elementi concreti e non attraverso il ribaltamento della realtà. Perché è sui fatti oggettivi che bisogna misurarsi, non sulla propaganda.

Già un anno e mezzo fa De Bortoli usò i suoi editoriali, privi di contenuto concreto, per avviare una campagna stampa contro Renzi, segnale soltanto della volontà del Vero Potere italiano e continentale, di ottenere dal giovanotto di Rignano quanto desiderato: la liquidazione del lavoro tutelato (ed ecco il Jobs Act) e la decostruzione della Carta Costituzionale, ed ecco legge elettorale e revisione costituzionale pronte a consegnare definitivamente l’Italia a Berlino, Bruxelles e Francoforte.

Oggi che il giovanotto ha eseguito quanto richiesto, De Bortoli ritorna alla carica, in grande compagnia sia chiaro. Poiché tutti i conti del governo stanno per saltare in aria, poiché c’è il rischio di una sconfitta al referendum costituzionale trasformato improvvidamente in un voto sul governo con elezioni anticipate al 2017 con un Pd distrutto e non più garante dell’ordine €uropeista, la sostituzione di Renzi con l’ennesimo tecnocrate sarebbe l’arrocco del momento. Avere due anni di tempo anziché uno, magari far rientrare un po’ di parlamentari di Berlusconi nei giochi ed evitare tensioni con Bruxelles: questa la posta in gioco.

Dunque De Bortoli costruisce un castello di “fatti” inesistenti, frutto della mitologia neoliberista già tante volte adoperata, quella che sta uccidendo il nostro paese.

Ora, fatta questa lunga premessa, non trascorreremo ulteriore tempo a smentire, con dati, grafici, tabelle, l’insieme di “assunzioni orwelliane” del Feroce Ferruccio. Ci sono periodi storici in cui questo è necessario, e periodi storici in cui l’inseguimento puntiglioso della verità diventa paradossalmente distruttivo della verità stessa, perché la verità non può essere costretta all’inseguimento perenne, ma deve imporsi autonomamente. Se invece la si disconosce così imprudentemente, significa che il Potere si considera inattaccabile a partire dal suo fondamento: il Sapere, reale o millantato come tale, non importa.

Se chi si presume sia stato tra i migliori giornalisti d’Italia, avendo diretto il quotidiano più diffuso, antepone l’opinionite persino a dati numerici la cui lettura delle grandezze viene insegnata nei primi due anni di scuola elementare, allora siamo oltre qualsiasi possibilità di confronto paritario tra chi ha un approccio ideale e chi è interno ad altre dinamiche.

Ci basterà qui presentare come orwelliana una sola frase del Feroce Ferruccio, quella su cui tutto il suo editoriale si fonda.  Ferruccio De Bortoli

I toni mansueti di De Bortoli nascondono in questa premessa al suo articolo l’essenza feroce dell’indirizzo politico. Si sta dicendo a migliaia di lettori che non serve flessibilità nei conti pubblici, non serve un aumento del deficit. Queste misure sono inutili, secondo il Feroce Ferruccio. Il tentativo del giovanotto di Rignano starebbe lì a dimostrarlo. Bisogna invece agire al contrario, come spiegherà in seguito: pareggio di bilancio per ridurre il debito pubblico. Renzi o chi verrà al suo posto. Il solito gioco.

Ma, si dovrà chiedere un lettore non assoggettato all’ideologia: davvero Renzi ha “stimolato lo sviluppo con maggiore disavanzo”? Ovviamente è una menzogna, della quale il primo responsabile è proprio il giovanotto di Rignano, che da due anni va contrabbandando inesistenti tagli delle tasse, aumento del deficit pubblico (ha ragione solo quando si vanta dei tagli agli investimenti pubblici, il giovanotto: li ha fatti davvero).

Questi i dati ufficiali (fonte Tradingeconomics-Eurostat).

Rapporto deficit pil in Italia

Dunque, con sorpresa (si fa per dire) si scopre che la manovra Renzi-Padoan nel 2015 è stata la più austera e dura degli ultimi anni. Molto di più dei governi Berlusconi (2009, 2010, 2011), Monti e quindi Letta (2012, 2013, 2014).

Nessuno di loro ha mai ridotto il disavanzo pubblico come Renzi-Padoan.

Il fallimento delle politiche di Renzi-Padoan deriva proprio dall’eccesso di severità mostrato, dall’obbedienza alla Troika o come la chiamano ora. Non, come scrive il Feroce Ferruccio, da un eccesso di spesa o detassazione. 

E peggio ancora sarà nei prossimi anni, esattamente nella linea auspicata da De Bortoli, “avanzo primario consistente” (differenza tra spesa pubblica e tasse pagate). Di seguito un passaggio della Legge di Stabilità per il 2016.

Legge di Stabilità 2016

De Bortoli non solo sbaglia soggettivamente tutte le pagelle della partita, ma non riporta correttamente neppure il risultato oggettivo tra Real Madrid e Barcellona: come un cronista sportivo che scrivesse di tre gol di Lionel Messi nella realtà mai realizzati. Sarebbe licenziato all’istante.

Nel mondo ideale, si intende.

Ferruccio De Bortoli

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