L’ultimo mio articolo  era finalizzato ad individuare la contrapposizione fra due differenti necessità, da una parte il 90% cioè noi (imprese, famiglie, artigiani, piccoli istituti di credito) dall’altra i grandi detentori di rendite finanziarie e reali, ho terminato l’articolo dicendo che la nostra unica possibilità per uscirne sia il “voto consapevole”. Ora veniamo al secondo capitolo:  in questo nuovo articolo mostreremo chi sono le persone che dovremmo votare, i politici insomma.

Scriveva Pitagora nei suoi “versi aurei”: “Presso il potere vige la necessità“; questa affermazione è tanto vera oggi come lo era allora, ed è vera per i grandi detentori di rendite come per i politici, quindi prima di capire quale sia la necessità di un politico sarà necessario fare un passo indietro e immaginare che tipo di obiettivo lui stesso potrebbe avere: tendenzialmente l’obiettivo è quello di arrivare al potere, perciò il fine ultimo è avere la possibilità di cambiare il funzionamento dello stato secondo quella che è la sua personalissima visione del mondo.

Cerchiamo perciò di capire ora quali sono le modalità con cui egli raggiunge il suo obiettivo.


La prima domanda da porsi è di cosa realmente abbia bisogno: di persone che lo votino, ossia di un numero “teste” che siano disposte a mettere una croce sul simbolo a lui dedicato.

E cosa deve fare per raggiungere quel numero di teste tali per cui la sua idea sia presa in considerazione?

Semplicemente convincere il maggior numero di persone, né più né meno

Vista così la politica è veramente semplice, quasi lineare

Da ciò se ne ha che un politico dedicherà un determinato lasso di tempo (campagna elettorale) per convincere il più alto numero di persone a votarlo.

Immedesimiamoci nei panni di un politico, in quale modo si potrebbe convincere, il più velocemente possibile, il maggior numero di teste? Dedicando il tuo tempo a persuadere persone preparate, con un marcato senso critico, un’ampia cultura di base o dedicandolo a persone che con due slogan e cinque minuti di fuffa riesci a portare dalla tua?

Beh, anche tu sarai naturalmente predisposto a dedicare il tuo sforzo alla seconda categoria, ovvero alla categoria dei “facilmente influenzabili” perché loro ti garantiscono a parità di tempo un risultato elettorale molto più soddisfacente in termini numerici.


Adesso ammettiamo che tu sia riuscito ad arrivare all’obiettivo ultimo, raggiungendo quella soglia critica di persone facilmente influenzabili che ti permette di contare qualcosa in politica, quale sarà la tua prossima “necessità”?

La necessità sarà ovviamente la preservazione di quel numero di persone facilmente influenzabili: in fondo hai dedicato tutta la campagna elettorale a convincerli, di sicuro quel tuo investimento di tempo lo vuoi preservare, dentro di te sicuramente non vorrai che quelle persone diventino più difficili da convincere e reticenti al tuo messaggio.

Se ci pensiamo un attimo un politico si comporta come un normale investitore, vuole che il suo investimento sia stabile nel tempo e che non diminuisca con il passare delle stagioni elettorali e magari vuole anche che in un futuro, forte del suo consenso, sempre più persone siano disposte a dargli credito.

In buona sostanza un politico vuole un investimento stabile e il più possibile “remunerativo”: cosa voglio far intendere (prendendo per buona la successione logica di cui sopra) con l’aggettivo “remunerativo” ?

Per remunerativo immagino uno specifico rapporto che dia al politico la possibilità di implementare la sua base di consenso.

Facciamo un esempio: per il tuo primo investimento elettorale ci sono voluti 5 minuti e un palio di slogan per persona, sicuramente sarai più felice e appagato se alla seconda tornata politica per farti seguire nelle tue istanze sociali ti bastano meno di 4 minuti ed un solo slogan.


Quindi la remunerazione è data dalla possibilità di aumentare la tua influenza sulle persone con uno sforzo di tempo  minore di quello necessario per creare la tua prima base di consenso.

Per cui tornando ad immedesimarsi nel politico medio (molto differente dallo statista) non possiamo che concordare che tutto ciò che aumenti il senso critico di ogni singolo votante viene visto in modo reticente da chi ha lavorato tanto e sodo (immaginatevi tour per l’Italia, talk show tutte le sere, la famiglia sempre lontana,l ‘aver speso fiumi di parole, etc.,etc.) per raggiungere il suo obbiettivo.

Ora usciamo dal completo giacca e cravatta o dal dress code più moderno: pantalone nero, camicia bianca e gelato in mano del politico nostrano e torniamo alla nostra necessità.

Se loro ci vogliono rimbambiti noi dal canto nostro cosa dovremmo essere?

Semplice, dovremmo essere preparati e difficilmente influenzabili.

E per essere preparati di cosa abbiamo bisogno?

Di comprendere come gira il motore del mondo moderno.

E quale è il combustibile che fa girare il mondo (volenti o nolenti) oggi?

L’economia.

In buona sostanza il risultato è che per votare consapevolmente è l’economia a tornarci estremamente utile, argomento di cui ci occuperemo nel prossimo articolo, cercando in essa uno strumento semplice ed efficace che ci permetterà di poter scegliere votando in funzione dei nostri interessi (90%), considerando tra l’altro, visti i tempi, che potremmo trovarci a dover votare tra un breve lasso di tempo.

Adriano Graziotti

Comments

  1. Appunto. Quindi, dato che praticamente tutti i politici attualmente sulla piazza cercano elettori rimbambiti facilmente influenzabili per risparmiare tempo ed energie, io mi ritrovo a votare SCHEDA BIANCA o ad ASTENERMI e come me tutti quelli che sanno fare 2+2. Ovviamente il sistema elettorale è truccato in modo che chi rientra in questa categoria ( SCHEDE BIANCHE o ASTENUTI ) non abbia alcun tipo di rappresentanza in Parlamento, indi per cui gli idioti saranno sempre avvantaggiati sui normodotati ed il sistema così configurato non può assolutamente modificarsi.

  2. “Dedicando il tuo tempo a persuadere persone preparate, con un marcato senso critico, un’ampia cultura di base o dedicandolo a persone che con due slogan e cinque minuti di fuffa riesci a portare dalla tua?” ma l’autore dell’articolo sa che le persone che rientrano nella seconda categoria sono la MAGGIORANZA degli elettori? Se così non fosse non saremmo in questa situazione così drammatica.

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