Fonte: http://memmtveneto.altervista.org/pauperista.html

Il Pauperista e i Cortigiani.

Travaglio, Monti, De Bortoli

Ennesimo scempio quello visto in diretta sulla trasmissione “In Onda” su “La 7” la sera del 02 settembre 2015, dalle ore 20:30 alle 21:30 circa.

Ospiti della trasmissione Mario Monti (ex Presidente del Consiglio), Ferruccio De Bortoli (ex direttore del “Sole 24 Ore” e del “Corriere della Sera”) e Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano” e in assoluto uno dei più famosi protagonisti del cosiddetto fenomeno dell’autorazzismo, ossia, quella ahimé ricorrente e ormai storica prassi che vede importanti esponenti del mondo dei media, della politica, dell’economia e intellettuali criminalizzare costantemente il nostro paese e lodare le “magnifiche virtù” dell’euro e dell’Unione Europea, senza i quali a dire di questi sedicenti esperti saremmo alla mercè della globalizzazione e incapaci di difendere la nostra economia nell’ambito delle relazioni internazionali.

I conduttori della trasmissione sono stati David Parenzo (giornalista nonché presentatore di quella trasmissione molto costruttiva e seria che risponde al nome di “La Zanzara” su “Radio 24”, in cui, assieme al suo sodale Giuseppe Cruciani, invitano ospiti che non la pensano come loro al solo scopo di prenderli in giro ed insultarli) e Tommaso Labate, altro giornalista esponente ovviamente del filoeuropeismo e filoeurismo più virulenti, sempre pronto ad interrompente i discorsi degli ospiti sgraditi dopo solo alcuni secondi che hanno iniziato a parlare (o, in alternativa, a mandare subito la pubblicità).

D’altronde, sappiamo bene a che mondo appartiene la mittente “La 7” e a che interessi risponde.

Vari gli argomenti all’ordine del giorno: si è dato maggior rilievo alle tematiche di più stretta attualità, tra le quali l’economia, l’immigrazione e la realtà politica nella quale oggi versa il nostro paese.

Sarebbe molto interessante affrontare tutti questi temi, per mettere in luce la faciloneria con cui vengono affrontate questioni serie e importanti per il nostro futuro, nonché tutta la serie spropositata di luoghi comuni e falsità che i media ogni giorno ci propinano; in questo caso c’è in più l’aggravante di due conduttori alquanto mediocri e nettamente di parte, che hanno ben pensato di organizzare una trasmissione senza quasi contraddittorio (con solo qualche timida opposizione da parte del giornalista Marco Travaglio).

Ma veniamo ora alla parte che naturalmente più interessa la nostra divulgazione, ossia l’economia del paese Italia.

Lo scopo di questo articolo è quello di confutare ad una ad una le falsità (perlomeno quelle più significative) che l’ex premier Mario Monti ed altre personalità presenti hanno potuto vergognosamente proferire senza quasi contraddittorio.

Minuto 10:30 (Mario Monti): “se non ci fosse stata l’Unione Europea con tutto il suo imperfetto funzionamento e qualche volta il suo non funzionamento, i popoli d’Europa occidentale sarebbero di nuovo in guerra tra loro. Non c’è niente di intrinsecamente pacifico nei nostri popoli. L’Unione Europea ha messo intorno ai tavoli i popoli e ha fatto sì che la Germania e la Francia non si fossero fatte la guerra un’altra volta”.

Falso storico di prima categoria: ai tempi delle due guerre mondiali il mondo era molto più unito di adesso politicamente, in quanto nel 1946 esistevano poco più di 70 stati, mentre ora sono più di 200. L’Unione Europea inoltre, anche se di fatto funziona come un unico stato, si regge unicamente per volontà degli stati nazionali membri che hanno sottoscritto all’unanimità e si impegnano a rispettare dei trattati. Non è un organo politico indipendente dagli stessi tale da avere una sua volontà autonoma che può imporre con la forza (ad esempio tramite una polizia o un esercito europeo) e diversamente non può essere, in quanto sono gli stati nazionali che formano l’unione e non viceversa. Anche se fosse vero che intrinsecamente i popoli non sono pacifici, la soluzione non può certo essere quella di formare un’unione di popoli allo scopo di crearne uno nuovo, che per definizione, essendo comunque composto da esseri umani imperfetti, sarebbe altrettanto imperfetto, anzi, lo sarebbe ancor di più, in quanto costringere realtà lontanissime per cultura e mentalità a vivere con regole comuni (cioè di fatto imposte da alcuni popoli agli altri dell’unione) storicamente ha sempre portato a tragedie conclamate e non serve essere degli esperti per vedere la misera fine che hanno fatto (giustamente) i grandi imperi del passato (Impero Romano, Sacro Romano Impero, Impero Ottomano, ecc.).

Questo proferito da Monti è il solito vecchio pretesto giacobino e vetero-illuminista, teorizzato per la prima volta da Voltaire, con cui di fatto si vogliono distruggere i popoli e imporre dall’alto un governo cosiddetto illuminato, composto da poche persone che (come lui) si ritengono superiori ai più e nel fare questo la volontà effettiva democratica delle popolazioni non deve avere alcun peso, anzi, è da distruggere addirittura imponendo delle crisi artificiali. La disonestà intellettuale di questa trasmissione non ha permesso ai telespettatori di comprendere la profonda arroganza insista nel ragionamento di Mario Monti, per la quale si rimanda a questo video:https://www.youtube.com/watch?v=SA3Axn3rrr8.

Minuto 12:30 (il giornalista tedesco Tobias Piller sull’assunzione degli immigrati siriani in Germania): “non c’è “qvesta” paura “cozì” ti tolgono il posto di lavoro, anzi, ci sono posti di apprendistato rimasti vuoti, adezzo le aziende dicono al governo prendiamo anche un giovane siriano con apprendistato se ci garantite che entro tre anni non li mandate indietro. Germania ha ancora dentro la testa qvesto fenomeno del nazismo, quando qualcuno ha anche voluto fuggire e fuggendo qualche volta stava davanti al confine e portato via dentro camera di annientamento.”

A parte le castronerie lessicali del buon Piller, anche qui, l’ipocrisia e la falsità di costoro è da far paura. In questo caso, Piller arriva anche ad ammettere senza problemi che l’assunzione di immigrati è dettata al governo dalle aziende, al fine di poterli sfruttare con contratti di apprendistato. E infatti sappiamo come la Germania, lungi dall’essere un paese evoluto che ha messo da parte il suo senso di superiorità sugli altri, sia proprio uno dei primi artefici del disastro nel quale ci troviamo. Le sue politiche di deflazione salariale basate sul super export infatti hanno creato una massa enorme di lavoratori pagati una miseria (impiegati nei cosiddetti minijobs) al fine di poter essere competitiva nei mercati internazionali. La Germania quindi basa la sua economia non sulla domanda interna, bensì, sulla competitività e sull’impoverimento della sua popolazione (e degli stranieri sfruttati) e questo obbliga anche gli altri paesi europei suoi più diretti concorrenti a fare altrettanto, dal momento in cui la spesa del governo a deficit per tutelare la domanda aggregata interna è bandita dai trattati europei (altro che Unione Europea poco forte, come ha detto Monti). Su quanto la Germania sia buona e brava, per rendersi conto di come stanno le cose basta guardare cosa dicono anche le stesse fonti neoliberiste.

Il “dibattito” prosegue in continuazione con queste “amenità” fino circa al minuto 35, con un crescendo di ipocrisia e malafede nell’atteggiamento di difesa a spade tratte dei diritti degli immigrati, fatto proprio da coloro che sono i veri carnefici, cioè coloro che stanno distruggendo le vite e le economie dei loro stessi popoli, del loro stesso sangue, nel nome del profitto dell’1% della popolazione, con la creazione e la difesa ad oltranza del meccanismo dell’euro che di fatto rende gli stati ex sovrani schiavi dell’arbitrio dei mercati dei capitali.

Minuto 34.10 (Mario Monti):  “La quale (Lega Nord) ha ostacolato per molti anni una politica di vera crescita, perfino di riequilibrio delle pensioni, che è tra uno dei partiti più responsabili della crisi del 2011.”

Concetto poi ripreso al minuto 37.50 durante il servizio “Mario Monti, dall’Austerity all’eurotassa, la carriera del professore”, in cui si richiama il dato dello spread sopra 500 punti che verso la fine del 2011 ha fatto crollare il governo italiano democraticamente eletto.

Vediamo se veramente le cose stanno così. Allora, il governo Berlusconi, al quale partecipava anche “l’orco nero populista” causa di tutti i mali, ossia, la Lega Nord, di fatto si dimise il 16 novembre 2011, dopo 4 anni di governo, mentre i successivi governi tecnico prima e di centro-sinistra poi si sono protratti fino ad oggi (e purtroppo temo che ne avremo ancora per un bel po’).

Ora avremo di che divertirci, in quanto andremo ad analizzare l’andamento del prodotto interno lordo e della disoccupazione dagli anni che vanno dal 2008 fino ai giorni nostri, al fine di verificare la veridicità delle affermazioni di Mario Monti, che nessuno in studio, nemmeno il (falso) eroe Marco Travaglio si è sognato di mettere in discussione. Anzi, divertiamoci (si fa per dire) ancora di più, andando a verificare i dati a partire dell’insediamento del secondo Governo Berlusconi (2001).

PIL_disoccupazione

Fig. 1: andamento % PIL a prezzi costanti e della disoccupazione in Italia dal 2001 al 2015 (dati FMI).

Nota: i dati del 2015 sono dei previsionali.

 

Allora, i governi di centro-destra si protrassero con continuità dal 2001 al 2011, con solo una breve parentesi dal 2006 al 2008, in cui ci fu il governo di Romano Prodi (altro luminare europeista di cui in molti sentono la mancanza). Dal 2011 fino al 28 aprile 2013 “regnò” l’illustrissima sua maestà dott. Mario Monti, mentre in seguito si alternarono i governi di centrosinistra (prima di Enrico Letta e ora di Matteo Renzi).

Per qualche strano motivo che nessuno in studio si è degnato di chiarire, le cose non sono affatto andate come ha sottolineato Monti, che vuole solo salvare noi comuni mortali dai nostri mali endemici di popoli.

Dal 2001 al 2011 la variazione % di PIL si mantenne su valori sempre positivi (questo significa che l’economia cresceva), tranne gli anni 2008 e 2009, dato che non deve stupire in quanto questo periodo segnò l’inizio della crisi finanziaria globale, peraltro causata proprio dal modello che i sedicenti esperti e illuminati additano come futuro destino per noi barbari e incivili popoli europei ancora troppo liberi, ossia, gli Stati Uniti d’America. Di contro, la variazione di PIL annuale dopo il 2011 fu sempre in territorio negativo, ossia, la nostra economia grazie a Monti e alle persone “serie” come le chiama Travaglio è sempre andata peggio. Il dato del 2015 non fa fede perché è ancora un previsionale.

Stessa sorte subì la disoccupazione, che arrivò al valore di due cifre proprio in concomitanza col governo Monti, per poi continuare a salire fino ai giorni nostri, in parallelo con le misure “serie” (come le chiama Travaglio) di austerity, che nel giro di un solo anno causarono un aumento del numero assoluto di disoccupati di ben il 50% (quasi di 1 milione).

Ma tralasciamo per un attimo il dato dell’economia reale (quella che ai finanzieri come Monti non interessa, nonostante ora ipocritamente parli di crescita) e proviamo per un attimo a pensare al debito pubblico come un vero problema da risolvere, cosa che, alla luce di ormai svariati articoli che abbiamo scritto

(si rimanda qui :http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi1.html) è palesemente falsa, anzi, il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini. In verità, solo con l’euro il debito pubblico è un vero problema, perché ora gli stati potentissimi e sovranissimi che rallentano le magnifiche sorti de progetto europeo si sono ridotti al rango di mendicanti, i quali, non potendo più spendere in una loro unità di conto sovrana, sono costretti ad elemosinare ogni minimo centesimo chiedendo i soldi in prestito ai mercati dei capitali privati, i veri padroni di questa Europa.

Ma alla luce del “fatto” che ora che siamo dei paesi “seri” (come direbbe Travaglio) e non possiamo più indebitarci senza problemi spendendo a deficit (per aumentare la domanda aggregata e invertire il ciclo economico in tempi di crisi) senza incorrere nel terribile spread, cioè, nella scarsa fiducia dei mercati stessi, corrisponde veramente alla verità l’affermazione secondo cui il governo Berlusconi spese troppo e poi ci pensò Monti a risolvere i problemi ?

Anche qui scoprire la verità non è difficile, basta solo consultare le fonti ufficiali degli stessi organismi internazionali che i media ossequiano e questo lo posso fare benissimo anch’io, non occorre certo una laurea alla Bocconi o uno degli “espertissimi” giornalisti o conduttori assunti da Cairo Communication.

Prendiamo quindi in considerazione l’andamento dello spread mostrato nel servizio di cui sopra, raffrontandolo agli anni seguenti la caduta di Berlusconi e all’andamento del debito pubblico.

spread

Fig. 2: andamento spread Btp decennali – Bund dal 2011 al 2014.

Debito

Fig. 3: andamento debito pubblico Italia in % sul PIL (dati FMI).

Ebbene, per qualche “strano” motivo che i media “molto corretti” e “molto pluralisti” come “La 7” si guardano bene dal rivelare, lo spread nel 2011 raggiunse il suo picco in occasione di un debito pubblico inferiore al 120% del PIL, dato che in soli due anni del governo dell’illustrissimo illuminato Mario Monti aumentò di oltre 12 punti percentuali, in concomitanza ad una discesa dello spread. Ma come ? I mercati non dovrebbero fidarsi di più a prestare a governi meno indebitati ? Come mai allora lo spread salì sotto il governo Berlusconi e ora si attesta a livelli molto bassi, nonostante un debito pubblico di 17 punti percentuali più alto di allora ?

Non c’è affatto bisogno di essere complottisti, basta una semplice ed obbiettiva osservazione dei dati di fatto per farsi qualche domandina e capire che “qualcosa” nella narrativa ufficiale non quadra. E qui sarebbe interessante  tirare in ballo il ruolo di Monti all’interno delle istituzioni europee e di una delle più grandi banche d’investimento al mondo (Goldman Sachs), la lettera della Banca Centrale Europea inviata al governo nel mese di Agosto 2011, l’impennarsi dello spread proprio in seguito al ritardo del governo nel dar seguito alle richieste di detta missiva, i contatti tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano e il futuro premier Monti già avvenuti in estate di quell’anno (di cui parla il giornalista Alan Friedman), la caduta improvvisa del valore delle azioni Mediaset solo pochi giorni prima delle dimissioni di Berlusconi e molte altre cose che probabilmente non ci verranno mai raccontate e spiegate fino in fondo; d’altronde, si sa, anche Cairo Communication è una grande società quotata in borsa.

In verità, come sopra dimostrato le politiche di austerity del governo Monti e dei successivi di centro-sinistra non portarono affatto alla crescita, bensì, al tracollo del PIL e dell’occupazione, con conseguente necessità poi di effettuare le cosiddette spese a deficit negativo, per tamponare con gli ammortizzatori sociali i disastri causati dalle manovre di consolidamento fiscale e queste sono le vere spese improduttive, in quanto generano redditi non legati alla produzione di nuovi beni e servizi.

E veniamo infine alla questione delle tasse, sul cui tema sia il professor Monti che il dott. Travaglio non hanno lesinato di deliziarci con le loro perle di saggezza, con solo una piccola distinzione; nel primo caso si tratta di malafede, nel secondo di pura e semplice ignavia, spocchia e incompetenza.

Minuto 34.25 (Mario Monti): “ma in questa situazione che sta emergendo, abbiamo parlato di immigrazione, è stato parlato (licenza poetica bocconiana, ndr) sempre da pare del direttore De Bortoli di necessità forse di interventi militari, vorrei fare l’osservazione rapidissima che sono questioni che richiedono questa volta non più privato ma più pubblico, d’un pubblico che funzioni e quindi bisogna stare molto attenti nei singoli paesi, a seguire con ritardo una politica puramente di riduzioni fiscali che può fare guadagnare voti, ma che può fare trovare molto impreparati…”

Minuto 49.33 (Marco Travaglio): ma guarda eeeeeeeeeh, guarda, questa cosa del “funerale delle tasse” (il riferimento è alla recente proposta del premier Renzi di abolire la tassa sugli immobili, ndR) è una vera barzelletta, io non avevo sentito dire nemmeno a Berlusconi una sciocchezza di questo genere. Le tasse servono a pagare le scuole, gli asili, le caserme, lo stipendio ai poliziotti, agli insegnanti, ai medici, gli ospedali, a questo servono, a fare le strade, a dare i servizi alla gente. Il funerale delle tasse è una scemenza assoluta…una delle ragioni per cui paghiamo troppe tasse è che lo stato spende troppo e che le paghiamo in pochi…per togliere le tasse bisogna coprirle e per coprirle, o riduci le spese…oppure (lo fai, ndr) con un aumento di deficit e da questo punto di vista l’Europa ieri ci ha mandato un avvertimento…Se la riduzione fiscale non passa attraverso un’azione durissima con la galera contro l’evasione fiscale, io non ci credo.”

Quindi prima di tutto, smontiamo per l’ennesima volta le balle del pauperista Mario Monti (che ha ridotto alla fame il popolo italiano assieme ai suoi degni successori, al grido di “Più Europa”) e del cortigiano Marco Travaglio.

Allora, innanzitutto, non è affatto vero che l’Italia è un paese che spende troppo, anzi. Per capirlo, guardiamo al dato del bilancio pubblico dell’Italia confrontato con le altre maggiori economie europee in termini di PIL. In questo modo, smentiamo anche l’affermazione secondo la quale lo stato incasserebbe troppo poco per via dell’elevata evasione fiscale (per determinare la quale non esiste ancora una metodologia scientifica universalmente riconosciuta – in tal senso il buon Travaglio va anche oltre la Comunità Scientifica Internazionale).

Il bilancio del governo infatti rappresenta quanto lo stato spende ogni anno meno le entrate e il tutto in rapporto al PIL.

Deficit

Fig. 4: bilancio pubblico delle maggiori economie dell’Unione Europea con riferimento all’anno 2013 (dati FMI).

La “spendacciona” Italia, come visibile sopra, si colloca al secondo posto e risulta pertanto molto meno “spendacciona” rispetto Francia, Spagna e Regno Unito, con solo l’unica eccezione della Germania, che può permettersi di avere un bilancio annuale del governo in surplus grazie al suo elevatissimo saldo in attivo delle interazioni con l’estero, che nel 2013 è stato pari ad un + 6.7% rispetto al PIL (dati FMI). Sul come la Germania riesca a drenare tutta questa ricchezza finanziaria alle altre economie del sud Europa si rimanda a quanto sopra riportato. Evidentemente questa è la soluzione che piace al progressista Travaglio, ossia, meno spesa dello stato in concomitanza con più di un quarto della popolazione lavorativa impiegato in minijobs pagati 450 euro al mese, al fine di essere più competitivi.

Ma la cosa importante da capire è qual è la vera funzione delle tasse in uno stato a moneta sovrana, ossia, non certo quella di procurare soldi al governo per poter spendere ma, al contrario, il governo deve prima spendere e solo dopo può raccogliere la moneta con le tasse o i titoli, in quanto è il solo attore capace di fatto di creare la valuta dal nulla, mentre il settore privato (sì, anche quello bancario) non può mai creare nuova ricchezza finanziaria al netto.

Ecco quindi qual è la vera causa della crisi che viviamo in eurozona. L’aver infatti privato gli stati di sovranità monetaria comporta che questi ora siano costretti ad elemosinare ogni centesimo che spendono per tutte quelle meravigliose cose di cui parlava Travaglio ai mercati dei capitali, i veri padroni di questo sistema. Il governo dovrà quindi essere abile nel restituire quanto speso a tali mercati (maggiorato di interessi) e pertanto dovrà distruggere l’economia reale a favore di quella finanziaria. Dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso lo stato italiano, con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht, può infatti spendere a deficit unicamente per arricchire i mercati finanziari. La riprova di ciò l’abbiamo con il regime di avanzo primario (spesa minore della tassazione non considerando la spesa per interessi sul debito pubblico) che proprio da allora iniziò e dura tutt’oggi, con i meravigliosi risultati che quotidianamente abbiamo sotto gli occhi.

Lungi dall’essere uno stato “serio” come dice Travaglio, infatti, una nazione che dà ai suoi cittadini con la spesa pubblica meno di quello che toglie con le tasse (quindi che segue politiche di austerity), è una realtà retta da un governo criminale che distrugge la ricchezza di cittadini ed aziende, impedendo proprio quel meccanismo virtuoso che è alla base di ogni moderna economia avanzata, che come prima fonte del suo benessere deve fare affidamento proprio sulla domanda interna. Uno stato che attua il surplus di bilancio non si comporta affatto in modo responsabile, anzi, impoverisce i suoi cittadini e fa sì che essi non possano godere di ciò che in economia conta veramente, ossia, i beni reali e i servizi, che dovranno essere esportati ad altri che ne godranno al posto nostro al fine di aumentare dei numerini nei computer (cioè nei conti correnti bancari). Ma non i conti correnti della maggior parte di noi cittadini, bensì, quelli delle grandi aziende neomercantili che basano la propria fortuna proprio sullo sfruttamento della manodopera sottopagata. Classici esempi di queste “serie” realtà sono quei paesi responsabili di inenarrabili atrocità contro la loro popolazione, ossia, la Corea del Nord, la Cina, il Bangladesh, l’India e la stessa Germania.

Tutte amene realtà che  a quanto pare qualcuno vorrebbe assumere a modello anche per il futuro della nostra sventurata popolazione.

Se qualcuno di voi ha ancora dubbi che questo sia l’obbiettivo di Mario Monti e delle politiche UE, allora ascolti le sue stesse parole.

Ai posteri “l’ardua” sentenza…

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