Sono stato un economista di professione per quasi 25 anni, e mai sono stato più preoccupato per lo stato della nostra macroeconomia. Eppure non è tanto il tasso di disoccupazione o di crescita del PIL che mi spaventa a morte, sono le cosiddette soluzioni perseguite a Washington.

Consideriamo per un momento questo: A gennaio 2011, avevamo 13,9 milioni di disoccupati negli Stati Uniti (e notare che ci vuole molto poco per contare come “occupato”). I tagli consigliati nel bilancio federale andavano da decine di miliardi a centinaia di miliardi di dollari. In pratica, che cosa rappresentano questi tagli? Sono come minimo una riduzione dei salari dei lavoratori americani, se non la perdita di posti di lavoro a titolo definitivo. Questo rende questi tagli funzionalmente equivalenti ad un aumento delle imposte. Ponetevi questa domanda: Come potrebbe un aumento delle tasse da decine a centinaia di miliardi di dollari in questo momento abbassare la disoccupazione e accelerare il recupero? Avete ragione, non potrebbe. Infatti non è difficile vedere che peggiorerebbe di molto le cose. La disoccupazione non si riduce tagliando redditi e distruggendo posti di lavoro. Ma questa è la politica attualmente perseguita con grande entusiasmo a Washington, e le due parti politiche differiscono solo nel grado di tale entusiasmo. Siamo sulla strada del suicidio economico. L’arma è carica, col grilletto alzato e mirata esattamente sul lavoratore americano.

L’illogicità economica di queste raccomandazioni si estende in profondità. Nel più recente discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente Obama ha paragonato il bilancio federale a quello di una famiglia. Si tratta di una falsa analogia, la cui applicazione ci ha portato a credere che il taglio delle spese del governo, nel bel mezzo della seconda peggiore contrazione della storia economica, sia una buona idea. È un confronto non valido su almeno due livelli.

In primo luogo, le famiglie non stampano il proprio denaro. Se volete acquistare una grande TV  e non avete i i soldi, siete costretti a trovare qualcuno disposto a farvi un prestito. Potreste provare ad emettere la vostra moneta e portarla al negozio, ma ho il sospetto che non riuscireste ad andarvene con una TV (se ci riuscite, per favore, fatemi sapere dove andate a fare acquisti!). Ma il governo federale può fare questo. Non vi è alcuna ragione logica per cui il governo abbia bisogno di “prendere in prestito” denaro da chiunque (meno che mai dalla Cina, dal momento che le banconote sono una delle poche cose che ancora facciamo in questo Paese!). L’idea che abbiamo bisogno di prendere denaro in prestito per finanziare il disavanzo di bilancio federale è una finzione o, come Paul Samuelson l’ha chiamata, un mito. Lo usiamo per costringere indirettamente Washington a valutare le sue scelte con maggiore attenzione. Ma non vi è alcuna logica economica in essa, è solo politica. Il Tesoro potrebbe finanziare qualsiasi progetto emettendo debito che la Federal Reserve immediatamente acquisti con nuovo denaro (anche se non sono attualmente autorizzati a farlo, possono arrivarci molto vicino), il che significa che non un solo centesimo viene tassato o preso in prestito da cittadini statunitensi o aziende, dalla Cina o da qualsiasi altro luogo.

E ciò non sarebbe neppure inflazionistico. Se così fosse, prima di tutto, il semplice aver preso in prestito il denaro dalla Cina avrebbe già causato inflazione. In secondo luogo, l’inflazione è un fenomeno molto più complesso di quanto si racconta sulla stampa popolare o nei corsi introduttivi di economia. Nel modo in cui un moderno sistema finanziario funziona, il semplice creare denaro non porta ad aumenti di prezzo come poteva succedere, per esempio, in un mondo dove l’oro era l’unica moneta. In quest’ultimo caso, le nuove scoperte di oro aumentavano l’offerta di moneta indipendentemente dalla volontà delle persone.

Se (e questo è un “se” molto importante) l’economia stesse già funzionando a pieno regime, essendo tutti i lavoratori che vogliono lavorare, già occupati, allora sì, come quando si spendeva tutto il nuovo oro trovato, l’inflazione si verificherebbe, in quanto non potrebbero essere prodotti più beni o servizi. Tuttavia, in primo luogo, non siamo alla piena occupazione (ma molto lontani da essa), quindi una scoperta di oro come quella avrebbe in realtà l’effetto di aumentare la produzione e l’occupazione, e in secondo luogo, il nostro sistema monetario non funziona come ai tempi dell’oro. Lo strumento principale attraverso il quale la nostra banca centrale introduce nuovo denaro nell’economia è l’acquisto del debito governativo dai cittadini. Si tratta di una transazione volontaria, nel senso che nessuno che possiede il debito è costretto a venderlo. Pertanto, non è possibile creare una situazione analoga alla scoperta dell’oro menzionata prima. Il denaro non viene scaricato su di noi causando inflazione. L’inflazione viene invece creata quando gli agenti prendono decisioni di gestione di un portafoglio titoli.

Per rendere ciò più chiaro, si consideri un breve esempio di come funziona davvero l’inflazione. Ricordiamo il peggior episodio di inflazione nella storia economica degli Stati Uniti, quella degli anni ’70 e inizio anni ’80. Quello che successe fu, senza dubbio, che il cartello petrolifero OPEC tagliò l’offerta di petrolio per fare salire i prezzi. Gli aumenti andarono ben oltre al petrolio, per il ruolo centrale dell’energia (prodotta grazie al petrolio – n.d.t.) nella nostra economia. L’offerta di moneta senza alcun dubbio aumentò, ma in risposta a questi eventi, non come un fattore causale. Le aziende (soprattutto banche) e le famiglie, liberamente offrirono di vendere buoni del Tesoro a breve termine per ottenere il denaro di cui avevano bisogno per pagare i prezzi più elevati dovuti all’embargo petrolifero dell’OPEC. La Federal Reserve, riconoscendo tali offerte come legittime e disperate necessità, le accolse acquistando i buoni del Tesoro, e l’offerta di moneta aumentò.

Questo non vuol dire che l’aumento dell’offerta di moneta non può causare inflazione. Tuttavia, non solo le condizioni in cui questo succede sono molto rare, ma una delle principali è quella in cui noi stessimo già operando in regime di piena occupazione o quasi. Questo difficilmente corrisponde a dove siamo oggi. Creare nuovo denaro – cosa che facciamo di continuo ovviamente, poiché l’offerta di moneta è in costante crescita – non è di per sé inflazionistico, in particolare in un periodo di alta disoccupazione.

Pertanto, il bilancio del governo federale è diverso da quello della vostra famiglia, perché il governo emette la propria moneta. Essa può finanziare la spesa pubblica senza tasse o prestiti, e senza causare inflazione. Coloro che sostengono il contrario o ragionano in base a modelli economici sviluppati nel 18° o 19° secolo o prendono per buona l’analogia del presidente Obama durante il discorso sullo Stato dell’Unione (oppure hanno un secondo fine). Ma semplicemente ciò che sostengono non è vero.

La seconda differenza fondamentale tra un bilancio familiare e quella del governo federale è che il primo non ha i mezzi o la responsabilità di stimolare la macroeconomia fino al punto che abbiano un lavoro tutte le persone che vogliono lavorare. Questo è un punto assolutamente fondamentale che è stato quasi del tutto ignorato. Pur avendoci permesso di diventare sempre più produttivi, la tecnologia ha creato una crudele ironia. Da una parte, sviluppiamo la capacità di fabbricare e di godere di prodotti più sofisticati ed efficienti per tutti noi. Dall’altra parte, siamo in grado di farlo utilizzando sempre meno persone. Quelli senza lavoro, anche se sono disposti a lavorare, devono privarsi di quei prodotti, nonostante il fatto che abbiamo la capacità di soddisfare la loro domanda. Se il governo non agisce per ovviare a questo, ci troveremmo in costante stato di povertà pur avendo la capacità di creare l’abbondanza – proprio come abbiamo fatto durante la Grande Depressione (e come stiamo facendo, in misura minore, proprio ora).

Il mercato non può correggere questa situazione da solo. Non abbiamo il diritto di aspettarci che gli imprenditori assumano più lavoratori di quelli di cui hanno bisogno o che i consumatori acquistino più televisori del necessario. L’obiettivo degli imprenditori è quello di trovare sistemi a basso costo per soddisfare la domanda dei consumatori, non quello di creare un posto di lavoro per tutti coloro che ne vogliano uno.

Il governo federale invece, è nella posizione ideale per fare questo, e quando lo fa è un guadagno netto per tutti. Mettiamo che assuma un lavoratore disoccupato per fare di lui un soldato. Come già spiegato, pagarlo non richiederebbe né un prestito né un aumento di tasse (anzi, questo sarebbe controproducente, così come lo è proprio ora il taglio delle spese). Il governo potrebbe creare nuovo denaro e il risultato sarebbe un aumento del reddito per tutti, compresi quelli del settore privato. Quelli che hanno già un lavoro non perderebbero nulla. Sarebbero in grado di godere lo stesso numero di beni e servizi di prima, dato che non siamo mai stai a piena capacità produttiva. Inoltre, ora avrebbero tutto questo e la protezione contro l’aggressione straniera. Il soldato starebbe ovviamente meglio, poiché ora avrebbe soldi in tasca e sarebbe in grado di acquistare i prodotti e i servizi che la società era sempre in grado di produrre. E gli imprenditori otterrebbero un aumento delle vendite, che ovviamente gradiscono, e potrebbe anche essere necessario assumere più lavoratori per rispondere alle nuove esigenze. Tutti utili netti, ognuno dei quali è possibile perché l’economia era al di sotto della piena occupazione – una condizione nella quale il sistema di mercato tende a lasciarci.

Una lezione secondaria, qui, è che non solo il governo federale può spendere a deficit per sempre, ma deve farlo se si vuole che il settore privato raggiunga il suo pieno potenziale. I deficit di stato aumentano il livello di ricchezza privata mentre gli avanzi di bilancio, che quando ci sono rappresentano un eccesso di tassazione del governo che supera la spesa pubblica, necessariamente drenano ricchezza dai privati ​​cittadini e aziende. Non è un caso che gli avanzi di bilancio del governo Clinton abbiano coinciso con un massiccio incremento del debito del settore privato. E’ semplice matematica. Il governo non è una famiglia, e non si può applicare la stessa logica senza conseguenze disastrose. Abbiamo affrontato questa stessa discussione nel 1930, ed è stata risolta solo con Pearl Harbor (battaglia di inizio Seconda Guerra Modiale – n.d.t.), quando di colpo, deficit che fanno sembrare ridicolo il nostro attuale, furono visti come assolutamente corretti e giusti – e l’economia non crollò assolutamente né allora né nell’era del dopoguerra.

Vi è anche una grande confusione per quanto riguarda il ruolo della Cina nel finanziamento del debito pubblico. In primo luogo, come già detto, non c’è mai stato alcun motivo economico per vendere buoni del Tesoro a breve termine alla Cina. Se la Cina e tutti gli altri sul pianeta decidessero domani che non vogliono più acquistare buoni del Tesoro, non vi è alcun motivo per cui ciò dovrebbe tradursi in un vincolo alla spesa del governo. Potremmo semplicemente vendere il debito direttamente alla Federal Reserve per avere il denaro necessario (come detto in precedenza, questo non è strettamente consentito dalle norme vigenti, ma non c’è ragione economica per non farlo).

In secondo luogo, se la Cina dovesse improvvisamente volere “incassare”, cosa che per una serie di motivi è estremamente improbabile che faccia, si potrebbe facilmente ripagare con i dollari che siamo legalmente autorizzati a creare. E’ stato già spiegato sopra perché questo non è inflazionistico, inoltre il nuovo denaro sarebbe in Cina*. E se questo causasse la svalutazione del dollaro (cosa che non è per niente una certezza), aumenterebbero le nostre esportazioni e diminuirebbero le nostre importazioni – una delle molte ragioni per cui la Cina sarebbe riluttante a farlo! Ma terzo e più fondamentalmente, il debito di proprietà della Cina dipende direttamente dal nostro deficit commerciale con questo Paese, non dal deficit del bilancio governativo. Anche se quest’ultimo fosse in attivo, ancora dovremmo alla Cina tanto quanto ora. Quando importiamo dalla Cina più di quanto esportiamo ad essa, il risultato è un eccesso di denaro contante.

Ad esempio, nel mese di dicembre del 2010, abbiamo venduto circa 10 miliardi di dollari in beni e servizi alla Cina acquistando per 30 miliardi di dollari. Questo ha dato al Paese (la Cina – n.d.t.) un utile netto di 20 miliardi. Poiché aveva già acquistato tutti i beni e servizi americani che voleva, ha usato i guadagni per acquistare titoli finanziari degli Stati Uniti. Il fatto che abbiamo avuto un deficit di bilancio è servito solo a rendere abbondantemente disponibile un particolare tipo di titoli (buoni del Tesoro – n.d.t.). Se il bilancio degli Stati Uniti fosse stato in attivo e non avessimo messo in vendita nuovi buoni del Tesoro, la Cina avrebbe acquistato qualcos’altro, magari le azioni di imprese statunitensi (cosa che avrebbe potuto darle più potere reale di quanto la gente suppone abbia ora). Allo stato attuale, siamo in grado di risolvere il nostro “problema” del debito con la Cina in una notte, ricomprandoci quel debito con nuovo denaro. Non c’è assolutamente alcuna ragione per fare questo, ma potremmo farlo. Naturalmente, la Cina a quel punto sentirebbe il bisogno di comprare qualcos’altro con quei dollari, presumibilmente azioni del settore privato.

Per ribadire il concetto, il debito alla Cina, privato o pubblico, è una funzione del deficit commerciale e non ha assolutamente nulla a che fare direttamente con il deficit di bilancio. Non andrà via se pareggiamo il bilancio; cambierà solo forma. Vogliamo che la Cina possieda buoni del Tesoro a breve termine o Wal-Mart? Per inciso, il deficit commerciale con la Cina è in realtà un problema molto più fondamentale del deficit di bilancio. Tenere diligenti Americani senza lavoro per acquistare avidamente prodotti da una dittatura che segue standard minimi per ambiente, sicurezza e salute e poi chiamare quello che fa quel Paese “capitalismo” è un insulto alla memoria di Adam Smith.

In conclusione, non sto dicendo che consentire al governo di spendere a volontà non può portare ad abusi. Come suggerito sopra, il mito del pareggio di bilancio è stato portato avanti da economisti del calibro di Paul Samuelson per un motivo: è stato concepito per agire come un vincolo indiretto al potere governativo. Va tutto bene quando il mito non causa più male che bene. Per tenere i miei figli a letto ogni notte, potrei dire loro che i mostri si riuniscono nelle loro camere quando viene buio. Ma cosa accadrebbe se ci fosse un incendio e i miei figli si rifiutassero di andare via? Il risultato sarebbe orribile. Abbiamo un incendio proprio ora, e, battute sui politici a parte, non abbiamo a che fare con dei bambini. Se abbiamo bisogno di un modo per raccogliere le forze, ed è certamente così in entrambi i settori pubblico e privato, facciamo sì che ciò avvenga in un modo che si occupi onestamente e pragmaticamente del vero problema. Le vite di quasi 14 milioni di persone e delle loro famiglie dipendono da questo. Forse la più crudele ironia è che di tutti i problemi che affrontiamo oggi, questo è il più facile da risolvere – ma stiamo facendo del nostro meglio per renderlo molto, molto peggiore.

*…il nuovo denaro sarebbe in Cina

Questa frase ha generato le seguenti osservazioni da parte di un lettore e precisazioni successive da parte di J.T.Harvey, sul blog mikenormaneconomics.blogspot.com:

Letsgetitdone:

(…) Ci sono almeno due errori (…), primo, i cinesi non possono “liquidare” tutto d’un colpo. Debbono farlo man mano che i titoli arrivano a scadenza. Secondo, i dollari messi a disposizione dei cinesi per riscattare i bonds rimarranno nella zona valutaria USA, e non andranno in Cina.Tom, sei d’accordo?

John T. Harvey

RVM e Letsgetitdone, io non dissentirei, ma in realtà ero impegnato a semplificare per sintetizzare questa spiegazione. Perciò, avevo progettato come obiettivo primario l’attacco ai miti più pervasivi e dannosi. C’è tanto in più che mi sarebbe piaciuto aver detto e chiarito, ma mi sono sentito fortunato per il fatto che abbiano lasciato che io la facessi franca con così tante parole!

John T. Harvey è professore di economia alla Texas Christian University.

Titolo originale: The Big Danger In Cutting The Deficit

Autore: John T. Harvey, professore di economia alla Texas Christian University

Fonte articolo: http://www.forbes.com/2011/03/18/deficit-cut-danger-budget-jobs-leadership-managing-employment.html

Traduzione italiana a cura di Federico Tubaro

Comments

  1. Perche le elite produttori del petrolio aumentano cosi tanto e simultaneamente il prezzi,dopo il 71?Bisognerebbe citare piu spesso la causa scatenante.

  2. Ottimo articolo.Ma si fa un pò di confusione circa il sistema di creazione del denaro, perchè per farlo in qualsiasi caso non c’è alcuna necessità che la FED acquisti i titoli governativi, dato che non sarebbe emissione al netto, che avviene tramite le Special Depositories, senza concessioni di alcun scoperto da parte della FED.

  3. Vorrei segnalare un errore nella traduzione:

    “e l’economia crollò severamente allora o nell’era del dopoguerra.”

    dovrebbe essere

    “e l’economia non crollò assolutamente né allora né nell’era del dopoguerra.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

16 − tredici =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.