Il fondamentale prerequisito per la capacità delle banche di erogare il credito è che lo Stato conferisca ai loro depositi e alle loro passività la caratteristica di moneta. Come mostrato da Mosler (1997-98) e Wray (1999), lo Stato può creare il valore estrinseco della moneta bancaria se sono soddisfatte due condizioni. La prima è che la moneta bancaria possa essere liberamente usata per pagare le tasse come vera moneta di Stato. Lo Stato quindi ha il potere di creare moneta a sua discrezione traendo assegni dal suo conto corrente presso la sua stessa banca, la Banca Centrale. Può legalmente imporre che questa moneta venga accettata perché verrà usata per pagare le tasse. Questa condizione è stata enfatizzata dal moderno approccio neocartalista (Wray, 1999). La seconda condizione cruciale è che la moneta legale di Stato venga ritenuta dalla comunità  fonte di ricchezza reale. Più la spesa dello Stato contribuisce alla generazione di ricchezza reale, più elevato sarà il valore legale estrinseco della valuta emessa dallo Stato.

Noi potremmo pertanto esplicitare le caratteristiche di una vera valuta: è un simbolo astratto che consente la circolazione perché ha un valore legale estrinseco, derivante dal fatto che rappresenta un diritto a una futura ricchezza. Noi potremmo accettare la proposizione che maggiore è il tasso di occupazione (minore il tasso di disoccupazione involontaria), maggiore sarà il valore estrinseco della valuta, e più forte sarà tale valuta (Parguez, 1998a e 1998b).

E’ ora semplice dimostrare che avendo incapsulato la teoria neoclassica della moneta, la teoria economica dell’Euro rigetta tutte le caratteristiche di una vera moneta moderna. Privando gli Stati membri di qualsiasi potere monetario, essa va sostituendo i mercati finanziari allo Stato come fonte suprema di legittimità per la nuova valuta. Tale assoluta privatizzazione della moneta condurrebbe ad una privatizzazione dello Stato medesimo. Per finanziare la loro spesa desiderata, gli Stati membri dovranno ottenere credito dalle banche private. Essi dovranno pagare i tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale e la loro capacità di prendere a prestito dipenderà dalla capacità e dalla volontà delle banche private di finanziare le spese del governo. Le banche dovrebbero essere vincolate in primo luogo dagli obiettivi monetari fissati dalla Banca Centrale e in secondo luogo dalla riluttanza degli azionisti a sostenere spese non orientate al mercato (come la spesa sociale). Le banche private imporrebbero quindi regole molto stringenti di merito creditizio alla domanda di credito da parte dello Stato. Un Stato meritevole di credito dovrebbe impegnarsi a fare il pareggio di bilancio, per ottenere un deficit ex post pari a zero, così da proteggere le banche dal rischio di accumulare debito pubblico. Le obbligazioni governative non saranno più attività liquide, poiché secondo il divieto non potranno più essere portate automaticamente allo sconto presso la Banca Centrale.

I vincoli fiscali sono quindi la conseguenza logica della privatizzazione della moneta. Essi dovrebbero garantire che gli Stati possano ottenere la quantità di moneta di cui hanno bisogno finché soddisfano le condizioni del mercato. Sostituire i mercati finanziari allo Stato richiede sempre, come si è mostrato, ridurre la domanda aggregata abbastanza da aggiustare il tasso di occupazione al livello desiderato dagli investitori finanziari, il cosiddetto equilibrio, o tasso di disoccupazione naturale, il NEIRU. La restrizione richiesta della domanda aggregata è operata dalla Banca Centrale, assistita dalle norme finanziarie fiscali imposte sulle spese degli Stati. Più i detentori di ricchezza sono riluttanti a farsi convincere dalla promessa di un’inflazione permanentemente a zero, più il NEIRU dovrebbe essere elevato, e minore dovrebbe essere il tasso di occupazione. Siamo così giunti alla conclusione che il valore reale della valuta è inversamente correlato al livello di occupazione. Il valore reale della valuta non è più sostenuto dalla capacità di creare ricchezza reale spendendolo. L’Euro non sarà mai accettato come un diritto a una ricchezza futura. In termini di teoria moderna della moneta, è una “falsa” moneta – un simbolo astratto privato di ogni valore estrinseco che deve essere sostenuto artificialmente puntando a un NEIRU sempre più alto. L’inattuabilità tecnica delle regole dell’Euro renderà i mercati finanziari sempre più riluttanti a lasciarsi convincere della forza della nuova valuta.

In primo luogo, dobbiamo affrontare la capacità della Banca Centrale di imporre obiettivi monetari in un mondo non neoclassico. Da tempo è stato riconosciuto che i vincoli di riserva obbligatoria non sono un meccanismo efficiente. Le Banche Centrali sono costrette a fornire alle banche le riserve ex post di cui necessitano per sostenere i crediti che hanno già concesso alle imprese e agli Stati. Questa regola è semplicemente una conseguenza del posto occupato dalle banche nel processo sequenziale finanziario delle moderne economie. I rapporti tra debito e patrimonio netto non sono efficienti, dal momento che le banche possono sempre controllare il valore delle loro azioni estendendo i crediti puramente finanziari. Rimangono le operazioni a mercato aperto. La Banca Centrale deve detenere una larga quota di debito pubblico che può aumentare a discrezione se vuole controllare la quantità di moneta attraverso la vendita o l’acquisizione di titoli di Stato. La BCE non potrebbe gestire efficacemente le operazioni a mercato6 aperto poiché le è proibito acquistare nuovi titoli di Stato direttamente e non può acquistare i titoli di Stato detenuti dalle banche private perché sarebbe un modo indiretto di finanziare le spese del governo. In ogni caso, la regola del bilancio in pareggio renderà la nuova offerta di titoli di Stato pari a zero. Se gli Stati fanno degli avanzi di bilancio e ripagano il debito esistente, lo stock di titoli di Stato diminuirà. Così le regole stesse che sono state imposte per fondare il principio di scarsità nell’UEM paralizzeranno la BCE e le impediranno di imporre il principio di scarsità sulle economie reali. In secondo luogo, c’è un difetto tecnico peggiore nell’UEM. Più i detentori di ricchezza internazionali sostituiranno i dollari con Euro nel loro portafoglio liquido, più la BCE sarà privata di ogni potere di controllo sullo stock di Euro. La BCE dovrà sforzarsi di frenare la domanda domestica di credito, senza poterlo fare direttamente.

Infine, il destino dell’Euro dipenderà dalle regole di austerità fiscale. Gli Stati non potranno ottenere credito dalle banche private se non soddisfano i vincoli del bilancio in pareggio o in avanzo primario. Per soddisfare questi vincoli gli Stati dovranno ridurre drasticamente le loro spese sociali perché sono le più contrarie agli istinti brutali degli investitori finanziari. L’austerità fiscale dovrebbe deprimere l’economia abbastanza da permettere alla domanda di credito di corrispondere all’obiettivo della Banca Centrale. D’altra parte, le banche private non otterranno più automaticamente riserve attraverso le spese del governo, dal momento che le spese sono finanziate dai crediti concessi dalle banche private. Questo drenaggio delle riserve obbligherà le banche a prendere a prestito riserve dalla Banca Centrale, che si troverà nella posizione di imporre tassi di interesse abbastanza alti da portare il tasso di disoccupazione al NEIRU. Un processo di spirale deflazionistica potrebbe così essere ingegnerizzato e convincere i detentori di ricchezza a sostenere il valore target dell’Euro. Una politica permanente di “espiazione” sarebbe la condizione sine qua non per imporre una valuta artificiale. Più questo processo aumenta la disoccupazione, più l’Euro sarà privato del suo valore, più i mercati dovranno essere convinti attraverso l’imposizione di una crescente austerità, che conduce ad una maggiore disoccupazione.

CONCLUSIONE: L’INSOSTENIBILITA’ DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA

Come è stato illustrato, nella sua presente forma, l’UEM è la nuova e perfetta zona aurea che dovrebbe stabilizzare l’economia mondiale perché l’Euro-oro dovrebbe soppiantare il dollaro. Ci fu una zona aurea in essere quando, nei primi anni ’30, la Francia raccolse gli ultimi sostenitori europei dello standard aureo (cioè Italia, Olanda, Belgio, Svizzera e Europa dell’Est). Nel contesto della crisi mondiale, appena gli USA lasciarono la parità aurea, la zona aurea venne meno. La Francia si sforzò di mantenere il suo impegno verso la parità aurea deflazionando l’economia attraverso politiche di pressione fiscale. Il loro effetto fu di accelerare il passo della deflazione in Francia e nell’intera zona aurea. A metà degli anni trenta, tutti i membri della zona aurea (ad eccezione della Svizzera) dovettero abbandonare la parità aurea dopo il collasso delle loro valute. Il destino della nuova zona aurea dovrebbe essere lo stesso.

Le principali valute dell’Unione Economica e Monetaria, il franco francese e il marco tedesco, hanno sofferto sin dall’inizio degli anno ’80 di un lungo periodo di stagnazione. I tassi reali di disoccupazione sono tra i più alti dei paesi OECD mentre i salari reali sono stagnanti o in caduta e i tassi di crescita insignificanti. La causa di questa crescita di lungo periodo nella disoccupazione e pressione verso il basso sul reddito da lavoro sono le politiche di lungo periodo di restrizione fiscale e monetaria che sono state imposte per difendere i valori obiettivo delle valute (Seccarreccia e Parguez, 1998). A partire dalla prima metà di questa decade, per soddisfare i criteri esposti a Maastricht, Francia e Germania e tutti gli altri membri della futura UEM hanno peggiorato le loro politiche di austerità fiscale e monetaria. Essi hanno progressivamente tagliato le spese, mantenuto alta la tassazione e gli oneri sociali, mentre fissavano i tassi medi reali di interesse sopra i livelli americani. In tutti i paesi UEM, il tassi medi reali di interesse sono almeno due o tre volte il tasso reale di crescita.

Alla fine degli anni ’90, la maggior parte dei paesi UEM hanno applicato politiche di austerità fiscale così drastiche da godere di deficit a zero e talvolta di avanzi di bilancio. Se avessero tenuto conto degli aggiustamenti al ciclo economico nei bilanci, avrebbero avuto enormi avanzi strutturali – la prova dell’impatto deflazionistico di quelle politiche.

L’effettiva implementazione dell’Euro, nel contesto della nuova crisi mondiale, peggiorerà ancor di più la situazione delle economie reali all’interno dell’Unione Economica e Monetaria. I governi saranno obbligati ad imporre politiche pro-cicliche sempre più stringenti per raggiungere gli avanzi di bilancio obiettivo. Come abbiamo mostrato, essi non potrebbero fuggire dalla camicia di forza fiscale a causa dei vincoli monetari assoluti imposti su di loro. Sembra che gli architetti dell’Unione Economica e Monetaria abbiano imparato le lezioni del collasso della zona aurea dopo il 1936.7 Essi hanno accuratamente plasmato il meccanismo istituzionale sopprimendo qualsiasi livello di libertà per gli stati membri. Più la depressione abbassa le entrate, maggiori saranno i deficit attesi; minore l’ammontare di moneta raccolto dai mercato finanziari, maggiori i tagli risultanti della spesa.

Il risultato finale di questa corsa verso la deflazione sarà la caduta del valore reale dell’euro. Per sostenere la valuta, la BCE dovrebbe porsi come obiettivo tassi di disoccupazione più elevati, spingendo il tasso reale di interesse sempre più al di sopra del tasso reale di crescita. Difendere l’Euro contro la crisi mondiale accelererebbe quindi la deflazione nell’Unione Economica e Monetaria e quel processo a spirale dovrebbe di nuovo diminuire il valore reale dell’Euro. Contrariamente alle speranze dei suoi architetti, l’Euro aumenterà l’instabilità finanziaria nell’economia mondiale. Esportando la deflazione auto-imposta, l’Europa, come nei primi anni ’30, accelererà il passo della crisi mondiale. Le alternative sono o il collasso dell’Unione Economica e Monetaria, o un considerevole ripensamento della sua ideologia economica di fondo. La seconda opzione richiederebbe la sostituzione della piena occupazione ad alti livelli salariali come il principale obiettivo dell’UEM, al posto del NEIRU di inflazione zero (Kregel, 1998). Sostenere questa alternativa richiederebbe la comprensione che non esiste il NEIRU perché il presupposto di una valuta solida è la piena occupazione senza deflazione salariale. Se tale alternativa venisse scelta, l’Euro potrebbe essere accettato come un vero diritto a una futura maggiore ricchezza reale: la condizione essenziale di una valuta solida, come è stato spiegato. Il problema è che tale impegno richiede una totale riconfigurazione dell’Euro sia nella sua struttura sia nella visione economica di fondo. L’alternativa di Kregel è una astuta versione del programma del governo come datore di lavoro di ultima istanza (ELR, employer of last resort) proposto da Mosler (1997-98), Wray (1999) e molti altri (Parguez, 1998a).

A causa dei vincoli monetari, gli Stati membri chiederanno alla BCE di finanziare i programmi di creazione di pubblico impiego coordinati a livello europeo. Quei programmi dovrebbero offrire un lavoro a qualsiasi persona alla ricerca di un impiego.

I nuovi lavoratori saranno assunti con un salario predeterminato fissato a livello di UEM. Questo salario (o insieme di livelli salariali) dovrebbe essere abbastanza elevato da sostenere un normale livello di consumi.

Tali programmi dovrebbero riguardare attività di utilità sociale e certamente assecondare i desideri e le abilità dei nuovi occupati.

Essendo basato su un’economia di piena occupazione, con alti salari reali, l’Euro sarebbe una vera e solida moneta.

Tale piano richiederebbe che la BCE rigetti il principio di scarsità creando moneta a richiesta di alcune agenzie di pianificazione europee. Ciò contraddirebbe il nucleo dell’UEM, la proibizione di creare moneta su richiesta di qualsiasi istituzione. L’intera teoria economica dell’UEM dovrebbe essere rigettata. Allo stesso tempo, l’ammontare di moneta spesa per creare posti di lavoro sarebbe considerata come spesa degli Stati8, i cui deficit previsti aumenterebbero istantaneamente, il che violerebbe il supremo obiettivo fiscale di bilanci in pareggio o avanzi primari. L’UEM dovrebbe così rinunciare alla sua visione di una valuta governata da mercati finanziari drogati di austerità. Alla fine, questa alternativa richiede una “rivoluzione culturale” così drammatica che è ancora altamente improbabile, anche se fosse imposta dalla seconda grande crisi economica mondiale, come accadde alla prima zona aurea.

 NOTE

La prima versione di questo paper è stata scritta per la sessione sull’UEM all’Eastern Economic Association Meetings a New York, febbraio 1998. Per questa versione riveduta e corretta, l’autore deve ringraziare Thomas Ferguson, Mathew Forstater, Warren Mosler, Edward Nell, Mario Seccarreccia, Randy Wray, e un anonimo referente. Tutti gli errori sono miei.

6. Le banche centrali sono già a corto di titoli di Stato a causa dei bilanci in pareggio. I titoli di Stato sono sempre più scarsi.
7. La Francia non riuscì mai a raggiungere il pareggio di bilancio nella prima metà degli anni ’30. Tutto il debito pubblico venne “monetizzato”.
8. Dal momento che non esiste un vero bilancio europeo, poiché non esiste un vero Stato europeo.

Tratto dal paper: The Expected Failure of the European Economic and Monetary Union: A False Money against the Real Economy
Traduzione a cura di Giovanna Pagani

-IL FALLIMENTO ATTESO DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA EUROPEA: UNA FALSA MONETA CONTRO L’ECONOMIA REALE – Prima parte
IL FALLIMENTO ATTESO DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA EUROPEA: UNA FALSA MONETA CONTRO L’ECONOMIA REALE – Seconda parte
-IL FALLIMENTO ATTESO DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA EUROPEA: UNA FALSA MONETA CONTRO L’ECONOMIA REALE – Terza parte
-IL FALLIMENTO ATTESO DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA EUROPEA: UNA FALSA MONETA CONTRO L’ECONOMIA REALE – Quarta  parte

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