grecia sportellidi Daniele Della Bona e David Lisetti

L’esito del referendum greco, dove ha prevalso il “No” al piano proposto al governo greco da parte dei creditori istituzionali (FMI, Fondo Salva Stati – EFSF poi diventato MES – BCE e Commissione Europea), ha aperto una serie di interrogativi e scenari su quale sarà il futuro del paese.

In particolare, su tutti svetta la domanda: la Grecia rimarrà o meno all’interno dell’Eurozona?

La risposta non è semplice perché implica la valutazione di una serie di scenari e fattori che sono in parte indipendenti dal governo di Atene.

Partiamo osservando quali sono le posizioni attuali dei contendenti:

Le proposte

Le proposte che sono sul piatto riguardano una riforma del sistema pensionistico, nuovi target sull’avanzo primario del governo di Atene nei prossimi anni (ossia la differenza fra la spesa pubblica al netto di quella per interessi e le entrate fiscali complessive), l’innalzamento delle aliquote Iva, nuove imposte sulle imprese, una riforma della pubblica amministrazione con una revisione degli stipendi pubblici e dei tagli ad alcune voci di spesa, una riforma del mercato del lavoro e una serie di privatizzazioni e liberalizzazioni (per un quadro completo vedi qui).

L’Eurogruppo, che si è riunito oggi (martedì 7 luglio) alle 13 valuterà le nuove proposte di Tsipras su questi fronti e nel frattempo il suo presidente, Jeroen Dijsselbloem, ha ribadito la volontà di “mantenere la Grecia nell’Eurozona”.

Stessa linea espressa dal premier Alexis Tsipras, che ha dichiarato immediatamente dopo il risultato referendario che il suo obiettivo e la sua richiesta principale è una ristrutturazione del debito pubblico, combinata con una dilazione ventennale delle sue scadenze e un taglio degli interessi. Il tutto affiancato alla richiesta al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), già presentata lo scorso 30 giugno, di un prestito da 30 miliardi di euro.

Il prestito potrebbe essere anche concesso ma appare condizionale all’implementazione di una serie di riforme che siano più vicine alle richieste dei creditori e quindi bisognerà vedere quale sarà la linea portata avanti da Tsipras in sede europea oggi.

Debito pubblico

Sul fronte del debito pubblico Atene sta facendo leva su un documento del Fondo Monetario Internazionale del 2 luglio che ammette la necessità di un taglio al debito greco. Lo stesso FMI, dopo aver registrato il mancato pagamento della rata da 1,6 miliardi di euro in scadenza il 30 giugno, si dice comunque disponibile ad “assistere la Grecia” in caso di richiesta.

Ma qui la distanza fra FMI e istituzioni europee sembra abissale: il portavoce del ministero delle Finanze tedesco, Martin Jäger, ha ribadito ieri che la posizione tedesca non è cambiata, e rimane contraria a questa ipotesi: il “taglio del debito per noi non è un tema” ha dichiarato. Aggiungendo che anche il debito con BCE non può essere ristrutturato perché si tratterebbe di “finanziamento monetario”.

Risulta evidente che un eventuale taglio del debito avrebbe implicazioni di carattere politico notevole (l’impatto economico sarebbe infatti estremamente limitato e non troppo problematico): i governi europei, Germania in testa, dovrebbero infatti andare a raccontare a cittadini ed elettori che i soldi chiesti negli anni passati per i salvataggi di Atene non verranno restituiti. Si tratta, è bene precisarlo, di una questione priva di senso a livello finanziario ed economico: dal momento che i fondi messi dai governi all’interno del Fondo salava stati o EFSF (European Financial Stability Facility) sono stati utilizzati non come prestito diretto alla Grecia ma come garanzia per l’emissione da parte del Fondo di obbligazioni, i cui proventi sono stati poi girati alla Grecia.

Tant’è che lo stesso EFSF, nonostante l’annuncio di riservarsi il diritto di chiedere il pagamento anticipato dei prestiti erogati ad Atene, ha scritto nel suo comunicato del 3 luglio che “il mancato pagamento da parte della Grecia non ha alcuna influenza sulla capacità dell’EFSF di ripagare i propri creditori. Gli investitori sanno che le obbligazioni beneficiano di una robusta struttura di garanzia”. Garanzia che, aggiungiamo noi, è rappresentata dai vari governi aderenti al Fondo come abbiamo visto qui, che quindi dovrebbero intervenire ipoteticamente in ultima istanza.

Banche greche e Banca Centrale Europea

“Partiamo dal presupposto che la BCE agirà nel rispetto del suo mandato” nel valutare i mezzi messi a disposizione della Banca di Grecia e, quindi, del sistema bancario ellenico, attraverso lo sportello di emergenza, ELA. Così dichiarava ieri il portavoce del ministero delle Finanze tedesco a poche ore dalla decisione della BCE sull’estensione o meno dell’Emergency Liquidity Assistance (ELA).

La decisione è poi arrivata a metà del pomeriggio di ieri: la BCE ha deciso di mantenere invariato il tetto all’ELA a 89 miliardi. Risultato: le banche greche rimarranno ancora chiuse almeno fino a mercoledì

Come funziona l’ELA e perché è così importante per le banche greche? Ogni banca detiene un conto (chiamato conto riserve) presso la propria banca centrale. Questo conto viene addebitato se un cliente della banca sposta denaro dal proprio conto in un altra banca (sia per fare un acquisto o perché vuole semplicemente spostare i propri soldi da un’altra parte). Se le banche coinvolte sono entrambe greche la questione coinvolge unicamente la Banca Centrale Greca, che addebiterà un conto riserve e ne accrediterà un altro.

Cosa accade se la banca che vede spostarsi il denaro sul conto del proprio cliente non avesse riserve per regolare all’interno del sistema bancario quello spostamento di fondi? In quel caso potrà prenderle in prestito sul mercato interbancario, ossia farsele prestare da un’altra banca, oppure prenderle in prestito direttamente dalla Banca Centrale Greca fornendo una garanzia, in gergo si chiama collaterale: si tratta di un’attività finanziaria, per esempio un titolo di Stato, che garantisce il prestito di riserve; inoltre, maggiore è la sua qualità del collaterale minore sarà il tasso di sconto applicato nel prestito. Ossia un titolo che vale 100 ed ha una buona qualità garantirà un prestito ipotizziamo di 99 sotto forma di riserve. Mentre uno stesso titolo che vale nominalmente 100 ma ha una qualità minore, potrebbe garantire un prestito in riserve di 95.

Cosa avviene, invece, se il cliente di una banca greca deve o vuole spostare denaro in una banca di un altro paese? Le riserve della banca greca vengono addebitate e le riserve della banca estera vengono accreditate come in precedenza. Se la banca greca non avesse riserve sufficienti a regolare con la banca estera quello spostamento di fondi, così come descritto in precedenza, potrà prendere riserve in prestito sul mercato interbancario o prenderle in prestito dalla Banca Centrale Greca fornendo una garanzia (collaterale).

Ma c’è una differenza sostanziale: la Banca Centrale in prima istanza fornisce alla propria banca nazionale le riserve necessarie (registrando un prestito fra gli attivi del proprio bilancio) ma la Banca Centrale Greca prende in prestito queste riserve dalla BCE. Quest’ultima registra un prestito effettuato alla BC Greca addebitando il suo conto e accredita il conto della Banca Centrale del paese al quale appartiene la banca estera.

Oggi in Grecia, le riserve che la BC Greca presta alle proprie banche vengono erogate da essa tramite l’ELA. La BCE deve autorizzare in ultima istanza questa erogazione (per il procedimento leggi qui).

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È notizia di ieri che la BCE ha deciso di fissare un limite massimo ai prestiti di riserve che la BC Greca può effettuare. Risultato? Se molte persone vogliono spostare il proprio denaro dai conti correnti delle banche greche in banche estere, come sta avvenendo negli ultimi mesi (vedi grafico) queste ultime avranno bisogno di riserve per garantire questo spostamento e ad oggi possono prenderle in prestito solo dalla BC Greca (la BCE a febbraio ha infatti deciso di non accettare i titoli di Stato greci come collaterale accettato nelle operazioni di rifinanziamento). Introducendo un limite all’ELA, se le persone che vogliono spostare denaro aumentano cosa accade? In prima battuta saranno maggiori le riserve che vengono prese in prestito dalle banche presso la BC Greca per garantire lo spostamento dei loro depositi all’estero e sarà inevitabile il superamento del limite imposto all’ELA se il processo prosegue nel tempo.

E, nel momento in cui la BC Greca si appresta a superare quel limite, sarà costretta ad introdurre un espediente che impedisca alle persone di spostare denaro in banche estere, come per esempio l’introduzione di un controllo sul movimento di capitali.

Lo stesso vale per il prelievo di contanti da parte dei clienti delle banche greche. Nel momento in cui avviene un prelievo infatti quello che accade è che le banche vedono addebitato il loro conto riserve e quindi ritorniamo alle stesse dinamiche viste in precedenza.

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Detto questo, la BCE ha operato una scelta tecnicamente e operativamente inevitabile? La risposta è no, dal momento che essa non ha alcun vincolo sulla quantità di riserve che può emettere. Ha sempre la possibilità di garantire riserve alla BC Greca e quindi alle banche greche.

Inoltre, come si può leggere sul Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea: la BCE deve “promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento” (Art. 127) e “ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno dell’area euro” (Art. 128).

Pertanto quello che sta avvenendo in Grecia, dove il sistema dei pagamenti è di fatto bloccato dimostra che la BCE non sta rispettando il suo stesso mandato legale, che non prevede il prendere decisioni circa la politica fiscale o il mercato del lavoro dei paesi membri dell’Eurosistema.

Come sottolinea l’economista MMT Bill Mitchell “la responsabilità legale della BCE rende impossibile che sia permesso al sistema bancario greco di non funzionare. Questa è una delle responsabilità giuridiche maggiori” della BCE e risulta pertanto dubbia la sua stessa indipendenza. La Bce, infatti, è il medico delle banche e in questo momento in cui le banche greche sono rimaste senza ossigeno, la BCE ha imposto un limite a quanta aria esse possono respirare.

Per chi fosse interessato ad analizzare più in profondità la situazione consigliamo il report che abbiamo redatto consultando documenti interni a Deutsche Bank.

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