Partiamo dalla recente decisione di Junker sugli Organismi Geneticamente Modificati che ha  suscitato un discreto scalpore mediatico. Cosa è successo?

Nonostante organizzazioni non-governative come Greenpeace avessero da tempo comunicato la loro posizione contraria e così  altre organizzazioni della società civile, la Commissione Europea  ha passato l’autorizzazione alla commercializzazione di 19  prodotti Ogm. Se verrà confermata dal Parlamento e dal Consiglio  Europeo (e ci sono pochi dubbi in tal senso) i singoli stati non potranno opporre divieto. Nelle decisioni esecutive la Commissione può far passare la sua iniziativa grazie al meccanismo di “maggioranza qualificata inversa”, cioè non gli serve la maggioranza favorevole ma è sufficiente che lo sia la “minoranza di blocco”.

Veniamo al testo. Lo trovate qui

Leggendola non viene nemmeno tentato di nascondere chi ne trarrà il massimo vantaggio. Guardate quanti di questi sono brevetti Monsanto.

  • 10 new authorisations: MON 87460 maize, MON 87705 soybean, MON 87708 soybean, MON 87769 soybean, 305423 soybean, BPS-CV127-9 soybean, MON 88302, oilseed rape, T304-40 cotton, MON 88913 cotton, LLCotton25xGHB614 cotton
  • 7 renewals: T25 maize, NK603 maize, GT73 oilseed rape, MON 531 x MON 1445 cotton, MON 15985 cotton; MON 531 cotton and MON 1445 cotton
  • 2 GM cut flowers (carnations line IFD-25958-3 and line IFD-26407-2).

Ovviamente dietro questo successo c’è l’attività di lobbying a cui la Commissione Europea da uno spazio enorme. Questo fu già stato documentato in modo magistrale dal giornalista Paolo Barnard nella sua famosa inchiesta “I globalizzatori“. Quello che davvero sconvolge è che l’attività di lobbying sia legittima e promossa come una fondamentale forma di partecipazione attiva e democratica alla politica europea. Sapete che significa? Che per quanto venga “denunciata” e faccia “scandalo” di fatto è legale. Manifestazioni, articoli, interviste purtroppo cadono nel vuoto se non ci si attiva politicamente in modo serio.

La situazione che andremo a descrivere è l’ennesima prova del fatto che gli interessi privati non hanno nessun effettivo controllo e di fatto l’attività economica comunitaria non è inserita in un contesto politico che la indirizzi e coordini a finalità sociali come per esempio, il nostro modello sociale di riferimento prevederebbe (Costituzione Italiana  articolo 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”). Chi vuole un Governo che operi per il bene pubblico dovrebbe scappare a gambe levate da questa Unione.

Diamo uno sguardo allo Studio 590 / 2010 della Commissione di Venezia (Think Tank giuridico del Consiglio d’Europa) su “Il ruolo degli attori extra-istituzionali nel sistema democratico

Lo studio doveva approfondire

“20.1. La scala di coinvolgimento di attori extra-istituzionali nel processo politico nel Consiglio Europeo, così come a livello internazionale

20.2. L’impatto di questi attori nel funzionamento democratico delle istituzioni e sulla legittimità del processo democratico

20.3. Il quadro normativo attualmente esistente per questa sorta di attività nel Consiglio Europeo a la pertinenza di intraprendere misure addizionali a quelle standard”

Prima cosa: la definizione di lobbista o “attore extra-istituzionale” viene assegnata a tutti i gruppi di interesse, senza alcuna distinzione tra interesse privato o interesse pubblico,  e quindi sono lobbisti le Corporations, i sindacati e le organizzazioni non governative (ngo e società civile). Cioè sono equiparati e protetti allo stesso modo dall’articolo 10 / 11 della carta dei diritti Europea ECHR. Peccato che non abbiano lo stesso peso finanziario e la stessa capacità di influenza. Come la Commissione stessa ammette al paragrafo 53. “Un importante problema sono i mezzi e le risorse a disposizione dei diversi attori che non sono affatto uguali. Questo potrebbe diventare una fonte di preoccupazione perché le risorse contano eccome. Il campo di gioco non è imparziale.

Né ovviamente hanno lo stesso fine. Il bene pubblico gli uni e il bene privato gli altri.

Proseguiamo. Cos’è il lobbismo a livello Europeo, come può svolgersi, perché ci serve, secondo loro.

 “L’attività di Lobbying è una parte centrale e legittima del processo democratico. Sebbene il termine sia stato spesso associato a connotazione negativa, il lavoro dei lobbisti è essenziale. Tali attori sono impegnati a dare input, feedback al sistema politico, quindi di aiuto a sviluppare nuove politiche”

“Le attività di lobbying sono, fra le altre, manifestazioni di pluralismo. La Corte ha ripetutamente affermato che “ non c’è democrazia senza pluralismo”. Pluralismo che, in questo contesto, non si riferisce solo alla tolleranza e alla libera interazione di una pluralità di opinioni, tendenze politiche e interessi. Implica anche un processo politico che assicuri, insieme alla guida della maggioranza, un “trattamento giusto e adeguato delle minoranze” – un termine che la Corte sembra adottare nel suo senso più ampio – e di evitare ogni abuso di posizione dominante”

Quindi la corte identifica nel lobbismo quel meccanismo che assicura un trattamento giusto e adeguato anche agli interessi dei pochi, come Monsanto e Philip Morris, che potrebbero essere discriminate e subire intollerabili abusi da parte della volontà popolare! Che bella l’Europa.

“L’attività di lobbying può essere ampiamente definita come “la comunicazione orale  o scritta” da parte di individui privati o gruppi, ognuno con vari e specifici interessi “ con un pubblico ufficiale/amministratore per influenzare le decisioni legislative, politiche o amministrative” Il tentativo di influenza può essere di successo oppure no, ma è l’atto da parte di attori privati di tentare di influenzare il pubblico ufficiale ad essere essenziale”

Questa pratica non è solo totalmente legittima in EU, ma è caldamente raccomandata affinché alimenti il processo “democratico” di produzione “politico-legislativa” e  di nuove linee guida.

45. Un altro aspetto positivo è che i gruppi di interesse offrono informazioni esterne e a portano dentro competenze utili…. Data la complessità della normativa contemporanea,  le competenze tecniche fornite dagli attori extra istituzionali può essere vista come un aiuto a informare i politici su politiche differenti. Il lobbismo aggiunge quindi legittimità e credibilità alle scelte politiche

(b) Il lobbista persegue la sua attività su base “professionale”. Questo criterio esclude da questa definizione di lobbying forme di partecipazione democratica come le petizioni al Parlamento o azioni di cittadini qualunque che potrebbero voler discutere argomenti importanti con il loro rappresentanti.

Il concetto che emerge è piuttosto chiaro. Le istanze dei semplici cittadini, alla fine di tutto, contano molto meno, perché non sono “professionali”!

Qualche ammissione di rischio in questo gioco di interessi, c’è:

47. Mentre si può considerare la competenza degli esperti fornita dai lobbisti come una risorsa, dall’altra parte bisogna tenere bene a mente che le informazioni fornite da un gruppo specifico e settoriale comporta il rischio di essere parziale … E’ compito del processo politico risolvere tale conflitto di interessi particolari.

50. Alcune attività dei lobbisti mirate ad influenzare le decisioni politiche potrebbe sollevare preoccupazioni in merito a legittimità, rappresentanza, trasparenza e responsabilità (accountability) che sono principi fondamentali della democrazia.  

54. Inoltre la pratica delle “porte girevoli” (consiglio a tutti di leggersi a riguardo il lavoro di monitoraggio del Corporate Europe Observatory) che rischia non poco di creare un conflitto di interessi pernicioso.

E quale sarebbe la soluzione a queste criticità, secondo questi signori?

La t-r-a-s-p-a-r-e-n-z-a!

La trasparenza aumenta la possibilità da parte dei cittadini di poter controllare la relazione tra interessi e politica, di poter chiedere ai politici di giustificare le proprie scelte e di rendere conto delle proprie azioni.  E potrebbero dover affrontare delle conseguenze anche gravi.

Vero, in una democrazia! Dove i governi si formano sulla base di scelte politiche e legittime votazioni e dove un Parlamento può far cadere un governo incapace. Un Parlamento e un Governo democratici e legittimi (non stiamo parlando dell’Italia, ovviamente! Non più).

La Commissione non è eletta dai cittadini, ma i suoi membri vengono “indicati” per le loro indiscutibili capacità (come l’ex calciatore Olli Rehn, ad esempio). I Commissari possono essere chiamati a rendere conto delle proprie azioni su precisa istanza della corte di Giustizia Europea (figuriamoci) o del Consiglio dell’Unione Europea, che è composto dai ministri in carica negli Stati Membri, che come potete notare, hanno capi di governo direttamente suggeriti, scelti o imposti dalla Commissione stessa (altrimenti vengono letteralmente massacrati, vedi Tsipras) E dal momento che è tutta una grande aristocrazia internazionale che conseguenze gravi potrebbero mai dover affrontare? Un buffetto, un dolcetto. Ricordate la storia della Commissione Santer? La bufera mediatica che si sollevo in seguito alle prove di corruzione emerse, la costrinse a rassegnare le dimissioni. Eppure, nonostante questo incredibile scandalo e precedente politico, Mario Monti venne eletto Presidente del Consiglio nel 2011 e Emma Bonino era nella lista candidati alla Presidenza della Repubblica.

Può essere la trasparenza la soluzione a tutto questo? La denuncia è sufficiente?

O piuttosto mancano totalmente i meccanismi di esercizio della democrazia?

Quando il problema è politico, va risolto politicamente. In modo legale o in modo legittimo, se i primi non sortiscono effetto. Diritto di resistenza!

Art. 1 “La Sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. ” Non dei Trattati Europei. Capito?

Vi lascio con una storia che mi raccontò un grande maestro indiano, Sri Tiruchi Swamigal:

“Al centro di un villaggio c’era un pozzo a cui tutti attingevano l’acqua. Un giorno ci cadde dentro un cane e ci morì. Dopo qualche tempo iniziò ad avvelenare l’acqua e la gente iniziò a star male. Andarono a chiedere aiuto allo stregone. Lui diede loro un farmaco da versare nel pozzo. Così fecero. Ma la gente continuava ad ammalarsi! Allora tornarono dallo stregone, anche un po’ scocciati, dicendogli che avevano versato il farmaco, ma era tutto come prima.

Lo stregone sbottò “ ma prima avete tolto il cane?”

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