Di Marco Cavedon. Fonte: http://memmtveneto.altervista.org/articoli/elezioni_2018.html

A meno di due settimane dalle prossime elezioni politiche, forniamo un’analisi delle posizioni dei vari partiti in materia economica alla luce del pensiero dell’MMT.

Guardando ai programmi dei maggiori partiti politici che con ogni probabilità si contenderanno la maggioranza dei seggi in Parlamento ne emerge un quadro alquanto sconfortante. Partiamo dai tre favoriti dai sondaggi come intenzioni di voto, ossia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Partito Democratico.

Un programma con posizioni assolutamente contrarie ad una vera politica per la piena occupazione e il benessere sociale della popolazione italiana, se non addirittura eversive. Come un po’ in tutti i programmi, un sacco di buone intenzioni sulla carta (sostengo alle famiglie, ai redditi, alle pensioni, alla scuola), ma del tutto vanificate dal pieno rispetto delle regole dell’eurozona e dell’Unione Europea, che pongono la competitività di matrice neoliberista al di sopra di ogni possibilità di realizzare una vera politica a tutela del sociale. Esaminiamo alcuni passi del programma:

–                     “La nostra Europa è quella di Ventotene, dove il sogno europeista venne rilanciato nel momento più buio della nostra storia. È l’Europa di Maastricht e degli sforzi fatti per arrivare alla moneta unica. Ed è l’Europa di Lisbona, una forza che prova a farsi Unione politica e dell’innovazione”.

Al di là dell’ignoranza sul reale messaggio del Manifesto di Ventotene, assolutamente eversivo per quanto riguarda il rispetto del diritto dei popoli all’autodeterminazione e della stessa democrazia (vedere a tal proposito queste ottime considerazioni da parte dell’avvocato Marco Mori), c’è la piena conferma del sostengo all’Europa derivante dal Trattato di Maastricht e di Lisbona, quindi all’Europa che nasce dalle logiche neoliberiste e antisociali che trovano consolidamento nel funzionamento dell’euro, una moneta straniera per tutti gli stati che la utilizzano e per le stesse istituzioni europee, che favorisce solo il guadagno dei mercati dei capitali e sottrae le risorse all’economia reale (vedi qui).

–                     “l’attuale proposta di direttiva che punta a sostituire il Fiscal Compact, e che introduce al posto dell’obbligo di pareggio strutturale di bilancio un meccanismo pluriennale di definizione e attuazione di un percorso di riduzione del debito, ancorato ai parametri di Maastricht e all’evoluzione della spesa pubblica, potrà essere discussa solo nel quadro di una parallela riforma del Patto di stabilita e crescita”.

Si contrasta il Fiscal Compact ma non al fine di applicare politiche espansive di spesa in deficit, bensì per introdurre “un meccanismo pluriennale di definizione e attuazione di un percorso di riduzione del debito, ancorato ai parametri di Maastricht”. Un’ulteriore difesa quindi del trattato fondante di questa Unione Europea e delle politiche macroeconomiche che impongono la distruzione dell’attivo del settore privato, con la riduzione costante  di deficit e debito pubblico in maniera meno spinta di quella imposta dal Fiscal Compact, ma pur sempre applicata. Della serie, facciamo morire il malato non con l’eutanasia ma con una lenta agonia. Per capire cos’è in realtà un deficit o un debito pubblico, vedi qui.

–                     “L’obiettivo del Partito Democratico è ridurre gradualmente ma stabilmente il rapporto tra debito pubblico e Pil al valore del 100% entro i prossimi 10 anni. Quello che serve per rassicurare i mercati, che ci prestano ogni anno mediamente 400 miliardi per rifinanziarci, non è tanto il livello del debito, né sicuramente annunci roboanti e poco credibili, che anzi hanno l’effetto opposto. La cosa veramente importante è realizzare una riduzione graduale ma costante.”

Viene confermato anche in questo caso come i proclami da parte degli esponenti del PD per quanto riguarda la cosiddetta “riforma dell’Europa” (ipotesi alla quale comunque siamo contrari, vedi quisiano solo fumo sugli occhi. Non serve parlare infatti di potenziamento del bilancio comunitario o di eurobond quando l’intenzione è quella di delegare potere ad una sovrastruttura, per permetterle in modo ancora più agevole di attuare tutte quelle politiche macroeconomiche che sono la prima causa della crisi e della stagnazione economica in cui ci troviamo. Vige infatti il concetto sbagliatissimo dello “stato buon padre di famiglia”, che deve levare al settore privato con la tassazione più risorse di quelle che conferisce con la spesa pubblica.

Così come il sostegno del welfare descritto in altri punti (pur tuttavia sempre ribadendo la difesa della “sostenibilità finanziaria”) è del tutto inutile, con uno stato che non fa altro che spostare soldi di tasca in tasca ma non spende a deficit per aumentare l’attivo al netto e quindi la capacità di spesa del settore non governativo di famiglie ed aziende.

Movimento 5 Stelle.

Molte idee ma anche molta confusione e poca coerenza. A nemmeno un mese dalle elezioni politiche, questo partito si presenta con un programma non definitivo (vedi qui) basato sulla partecipazione diretta dei cittadini che, tramite il sistema on-line Rousseau, hanno la possibilità di proporre e votare le varie tematiche. Tra l’altro i punti del programma sono in costante aggiornamento, per cui non è nemmeno detto che nel momento in cui leggerete il presente articolo quanto sotto riportato sia ancora attuale (e il tutto con le elezioni alla porta).

Alla voce “sviluppo economico” e “vincoli europei” evidenziamo i seguenti punti:

–                     “Costruire innanzitutto gruppi di pari, cioè stati omogenei, e a quel punto stabilire non solo la velocità a cui andare verso le mete dei parametri di equilibrio internazionali, europei, ma quali sono le mete da raggiungere, che non possono necessariamente essere il 3% di rapporto deficit/Pil e il 60% del rapporto debito/Pil, perché ogni stato ha caratteristiche, come le imprese, diverse”.

–                     “Che significa fondamentalmente fare in modo che, ad esempio, i tassi di interesse sui loro debiti non producano spread eccessivi e percezioni di rischio squilibrate tra un paese e l’altro”.

–                     “Quindi per arrivare ad una reale situazione di condivisione e anche di armonia nella definizione dei sacrifici, ma soprattutto delle strategie di crescita di ogni paese, è necessario, userei questo termine per capirci meglio, personalizzare i parametri di riferimento, come si fa in economia”.

Si sottolinea pertanto la volontà di creare un’Europa a più velocità, in cui “gruppi di stati omogenei” procedano verso un percorso di risanamento dei conti pubblici ma a velocità e in modi diversi. Manca in questi ragionamenti alquanto astratti e confusi la concezione di cosa sia veramente un debito pubblico con sovranità monetaria (e cioè l’attivo e non il passivo del settore privato di cittadini ed aziende) ed in più si continuano ad alimentare paure infondate su problemi creati artificiosamente dal sistema euro, quali appunto lo spread e la necessità di procedere comunque verso un percorso di “equilibrio” dei conti pubblici.

D’altronde, le recenti dichiarazioni di Luigi di Maio (attuale candidato premier del Movimento 5 Stelle) circa la piena adesione all’euro e all’Unione Europea non fanno certo ben sperare circa la reale volontà di opporsi a questo sistema e tutelare l’interesse della nazione Italia (vedi qui e qui). Addirittura di Maio auspica che la Commissione Europea abbia il potere dell’iniziativa legislativa, cosa che in verità esiste già, mentre nutre profonda fiducia in maggiori poteri concessi al Parlamento Europeo, non rendendosi conto di come questo di fatto non abbia mai contrastato le politiche neoliberiste di austerity (vedi qui).

Alleanza di centro-destra.

L’Alleanza Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia ha stilato un programma condiviso (vedi qui), che tuttavia su molti punti è alquanto generico ed in più vari sono i diversi punti di vista tra i tre candidati leader di questi partiti (rispettivamente Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi).

Innanzitutto nella prima e l’ultima pagina di questo programma compare il solo logo di Forza Italia con la scritta “Berlusconi Presidente” e questo non fa affatto ben sperare circa il peso che in questa coalizione avranno i candidati premier maggiormente critici nei confronti dell’Unione Europea.

Riportiamo alcuni passi commentandoli:

–                     “Riforma del sistema tributario con l’introduzione di un’unica aliquota fiscale (Flat tax) per famiglie e imprese con previsione di no tax area e deduzioni a esenzione totale dei redditi bassi e a garanzia della progressività dell’imposta con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”.

Ne abbiamo già parlato qui. Al di là del fatto che non c’è condivisione circa il livello che questa “flat tax” dovrà raggiungere (Berlusconi dice il 23%, Salvini il 15%), si tratta di una misura che in assenza di sovranità monetaria sarebbe del tutto inutile, dal momento in cui non potendo emettere denaro necessariamente un taglio delle tasse dovrà essere recuperato da maggiori entrate o da un maggiore indebitamento, che all’interno della cornice dell’eurozona rappresenta un reale problema. E infatti al presente punto si recita “con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”, quindi si permane nel paradosso macroeconomico del dare più soldi con una mano e levarli con l’altra.

–                     “No alle politiche di austerità, No alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo, Revisione dei trattati europei, Più politica, meno burocrazia in Europa, Riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE, Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità), Tutela in ogni sede degli interessi italiani a partire dalla sicurezza del risparmio e della tutela del Made in Italy, con particolare riguardo alle tipicità delle produzioni agricole e dell’agroalimentare”.

Anche qui si permane piuttosto sul vago da una parte, mentre dall’altra non si ha il coraggio di opporsi pienamente ad un sistema criminale (quello europeo ed in particolare dell’eurozona) che sta uccidendo la nostra economia e il nostro benessere sociale, parlando genericamente di “riformare i trattati” e non di stracciarli, come appunto si dovrebbe fare considerando la realtà politica di questa Europa (vedi anche qui e qui).

Non si parla ad esempio in modo esplicito di ritorno alla sovranità monetaria, che rappresenta de facto l’unica soluzione concreta per poter difendere in primis l’interesse del nostro paese, spendendo a deficit nell’economia reale per tutelare la domanda, gli investimenti, l’occupazione e il benessere della nostra popolazione.

–                     “Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile”.

Unico punto sul quale probabilmente Matteo Salvini è riuscito a strappare una concessione da Berlusconi, nonostante le idee dei due permangano alquanto diverse, su questo come su altri temi (vedi qui e qui).

Da sottolineare tuttavia quell’”economicamente sostenibile”, che denota l’incomprensione di fondo che esiste anche nel centro-destra circa la reale funzione di spesa a deficit di uno stato sovrano della sua moneta, che mai deve pensare a “far cassa”, ma soltanto alle reali necessità della sua popolazione (sul tema pensioni vedi anche qui).

Destra, Sinistra, Altri.

Tra gli altri partiti minori candidati alle elezioni ricordiamo quello di Emma Bonino che si presenterà con simbolo “Più Europa” e che rappresenta senz’altro la scelta peggiore per chi è interessato a concetti fondamentali in democrazia quali la difesa dell’autodeterminazione dei popoli e il contrasto alle politiche neoliberiste che vogliono ridurre al minimo il ruolo dello stato, eliminando ad esempio la sua capacità di intervenire nell’economia con la spesa a deficit.

Nel programma (vedi quisi parla infatti di procedere verso un’unica nazione federale europea (che la loro propaganda definisce in forma “leggera”) dotata di un suo esercito più potente degli eserciti nazionali (cioè la distruzione totale delle attuali nazioni con annessa l’autodeterminazione dei loro popoli), di un bilancio europeo miserrimo (4-5% del PIL) e si definisce addirittura stucchevole la polemica anti-austerità affermando che l’economia europea e italiana vada bene (vedi qui). D’altronde per rendersi ben conto dell’ignoranza (o più facilmente della malafede, date le sue affiliazioni) del leader Emma Bonino, basta leggere questo articolo. Citiamo la seguente frase: “La prima cosa che fa una famiglia responsabile che si è troppo indebitata è, se non ridurre le proprie spese, perlomeno evitare di aumentarle ancora. E questo deve fare la famiglia Italia. La legge Fornero va lasciata così”. Per capire invece l’importanza fondamentale della spesa pubblica, rimandiamo a questo nostro articolo.

Veniamo ora alle posizioni di Liberi e Uguali, il partito nato dalla scissione dei cosiddetti dissidenti interni del Partito Democratico.

La nostra è una scelta chiaramente europeista ma vogliamo combattere la deriva tecnocratica che ha preso l’Europa restituendo respiro alla visione di un solo popolo europeo. Vogliamo un’Europa più giusta, più democratica e solidale. Occorre superare la dimensione intergovernativa che detta i doveri e non garantisce i diritti con politiche di dura austerità. Vogliamo dare maggiore ruolo al Parlamento europeo che elegga un vero governo delle cittadine e dei cittadini europei affinché possano tornare ad abitare la loro casa.”

Anche in questo caso, come già visto nel programma del PD, si confermano quindi le tendenze eversive volte a promuovere la costituzione di fatto di un’unica nazione europea e addirittura di un solo popolo, in barba ai principi della Costituzione Italianache parlano di limitazioni e non di cessioni di sovranità e per il solo fine di garantire la pace e la giustizia tra le nazioni, non di distruggere le stesse. Scorrettissima anche l’affermazione secondo la quale la “deriva tecnocratica” dell’Europa sarebbe una cosa recente, quando invece è sempre stato il metodo di governo insito fin dalle origini. Basti pensare che la CECA (la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, da cui ebbe poi origine la Comunità Europea), già includeva in sé l’assetto istituzionali attuale, con un’Alta Autorità alla quale spettavano i poteri deliberativi e i cui membri non erano eletti direttamente dai cittadini (l’embrione da cui trae origine l’attuale Commissione Europea, vedi qui).

Comunque anche in questo caso nessun richiamo esplicito alla spesa a deficit per attuare manovre anticicliche, mentre anche nel capitolo sociale troviamo vari buoni (ma non coraggiosi) propositi generici e comunque impossibili da attuare all’interno della cornice dell’UE e dell’Eurozona.

Riportiamo ad esempio questo passo, nel quale si testimonia la non volontà di annullare le forme di lavoro precarie:

“La nostra proposta è tornare a considerare il contratto a tempo indeterminato a piene tutele, con il ripristino dell’art.18 (che oggi continua a valere solo per gli assunti prima del Jobs Act e per i dipendenti pubblici), come la forma prevalente di assunzione. Ad esso possono affiancarsi il contratto a tempo determinato e il lavoro in somministrazione, esclusivamente con il ripristino della causale, che giustifichi la necessità di un’assunzione a scadenza.”

Da sottolineare infine la presenza dentro questo partito di quelli che sono tra i maggiori artefici e sostenitori del sistema eurozona e delle politiche neoliberiste promosse dall’UE, tra i quali sono degni di menzione Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani.

E alla fine, due sorprese.

Nel programma del Partito Comunista di Marco Rizzo si legge quanto segue:

uscita dell’Italia dall’Unione Europea e dalla Unione Monetaria Europea (sistema dell’euro), ripristino della sovranità politica e economica (commerciale e monetaria) al fine di sviluppare tutte le potenzialità di sviluppo del nostro paese, per non sprofondare ulteriormente nell’indebitamento e nella recessione”.

Una posizione quindi molto coraggiosa ed interessante per quanto riguarda l’ambito in cui si muove la nostra Associazione, anche se va sottolineata l’incomprensione di ciò che rappresenta in verità il debito pubblico, cosa che con sovranità monetaria non è mai un problema.

Per renderci conto di ciò, riportiamo i seguenti passi:

“L’indebitamento pubblico è stato uno degli strumenti principali con cui, nelle fasi di ripresa, il capitale ha sostenuto il tasso di profitto, attraverso politiche di sgravi fiscali e contributivi alle imprese, di agevolazioni creditizie, di finanziamenti di questo o quel settore industriale. I costi di questo “assistenzialismo” alla rovescia vengono oggi scaricati sulla classe operaia e sui lavoratori, che dovrebbero pagare il conto dell’arricchimento della borghesia. La crisi attuale non è quindi dovuta all’indebitamento pubblico, il quale è conseguenza dell’incapacità del capitale a riavviare il ciclo di riproduzione-accumulazione.”

Nel passo “dove prendere le risorse” si parla di nazionalizzazioni estese, di lotta all’evasione fiscale e alla corruzione e di abolizione di privilegi fiscali. Manca pertanto anche in questo caso la comprensione di cosa sia una moneta sovrana e del reale ruolo della tassazione (vedi qui).

Dedichiamoci infine al programma di Casa Pound, un partito nettamente di destra che ha messo in chiaro vari punti molto importanti quali l’uscita dall’euro, dall’Unione Europea, separazione tra banche commerciali e di investimento finanziario, cancellare il Pareggio di Bilancio dalla Costituzione per operare spese in deficit e pianificare crescita, sviluppo e ricchezza, abolizione del precariato, ricostituzione delle aziende di stato nei settori strategici e per la fornitura dei beni essenziali, sanità gratuita, aumento delle pensioni minime, sostegno alla scuola pubblica, difesa della Costituzione Italiana del 1948, con particolare riferimento all’articolo 46 (partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende), articoli 1, 4 e 35 (tutela del lavoro), articolo 36 (retribuzioni dignitose) e articolo 37 (parità di diritti e retribuzioni tra uomo e donna).

Significativi anche i richiami agli articoli 41, 42 e 43 “in cui si stabilisce che l’impresa economica privata e la proprietà privata devono avere un indirizzo di utilità sociale e in cui si prefigura la possibilità da parte dello Stato di espropriare imprese e monopoli che coincidono con un interesse pubblico generale”.

La domanda che a questo punto sorge legittima è: “quali tra le diverse opzioni in campo scegliere” ?

Il nostro obiettivo è quello di fornire al lettore le informazioni necessarie per poter scegliere in totale autonomia qual è la prospettiva migliore, tenendo conto che la scelta non si potrà basare solo su considerazioni di politica economica, perché ci sono altri temi molto importanti per il nostro vivere quotidiano e degni di dibattito, che tuttavia travalicano i limiti della nostra discussione.

A voi la scelta !

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