L’organizzazione è indispensabile, perché la libertà sorge e acquista senso solo dentro una comunità che sappia regolarsi da sé, composta da individui liberi ecooperanti.  Ma l’organizzazione, seppur indispensabile, può anche essere letale.
L’eccessiva organizzazione trasforma gli uomini in automi, soffoca lo spirito creativo,
toglie ogni possibilità di liberazione.
Come sempre, la via di mezzo è quella sicura: fra l’estremo del laissez-faire da una parte e il controllo totale dall’altra.”
Aldous Huxley – Ritorno al Mondo Nuovo (1958)

“Il liberismo è un concetto inferiore e subordinato a quello di liberalismo. E in Italia si può essere liberali senza essere liberisti”

Benedetto Croce

Voltaire Friedman Smith


Si parla tanto in questi giorni dell’argomento diritti soprattutto in riferimento alle unioni civili, se ne parla così tanto che le disuguaglianze economiche e la disoccupazione sono ormai passate in secondo piano in quasi tutti i media nazionali.

Tuttavia, credo che anche il dibattito sulle unioni civili possa essere utile per capire qualcosa in più di relazioni economiche, soprattutto nell’evoluzione della domanda di diritti e credo sia fondamentale partire dalle basi e dal significato dei termini liberismo e liberalismo ormai imperanti.

Il virgolettato seguente è preso da Wikipedia, la fonte più semplice alla portata di tutti.

“Il liberalismo è un insieme di dottrine, definite in tempi e luoghi diversi durante l’età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all’intervento dello Stato, al fine di proteggere i diritti naturali”.

“Per liberismo si intende, essenzialmente, la libertà economica, ossia la libertà del mercato, della concorrenza fra industrie, aziende, semplici lavoratori, in qualsiasi condizione storica, geografica, sociale”.

“Solo la lingua italiana pone una distinzione tra liberalismo e liberismo: mentre il primo è una teorizzazione politica e sociale, il secondo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello Stato dall’economia: perciò un’economia liberista pura è un’economia di mercato non temperata da interventi esterni.

Sebbene i neoliberisti si proclamino talvolta i veri eredi del liberalismo classico molti hanno contestato questa pretesa e ritengono (ed a mio parere a ragione n.d.a.) che i neoliberisti possano piuttosto essere collocati tra i conservatori (al Partito Conservatore inglese apparteneva infatti la Thatcher)”.

Tornando all’attuale periodo storico, il “MinCulPop” europeo propaganda sempre di più all’opinione pubblica l’Unione Europea come baluardo dei diritti civili e delle libertà individuali: “L’Europa dei Popoli e delle Libertà” si sente spesso affermare. Basta ricordare i contenuti degli spot di qualche tempo fa intercalati dal tormentone “Perchè di Europa si deve parlare.. DLIN!” Ricordate?

La mirata operazione di imbroglio culturale ha inizio laddove all’interno di tale difesa dei diritti individuali ci si è voluti rapportare con i diritti economici in maniera opposta che con i diritti civili, ed in maniera ovviamente non disinteressata, non per aumentare le tutele ma per rimuoverle ed atomizzare l’individuo nella società con la scusa che il problema principale sia proprio la rete di tutele (lo Stato e le regole della comunità).

Tenendo in mente i concetti appena descritti di liberalismo e liberismo, risulta evidente quanto questa operazione mediatica e culturale sia meschina ed intellettualmente disonesta.

Si prosegue ambigui sul doppio binario della libertà individuale secondo il diritto naturale e tutele crescenti, mentre la libertà economica secondo il liberalismo individualista che non tiene conto di disuguaglianze e diversità.

La differenza è sostanziale, ed il neoliberismo, versione moderna e perversa del liberalismo, si alimenta grazie a questo equivoco sapientemente coltivato.

Per capire quanto questo accostamento sia del tutto fuori luogo, tanto dal punto di vista filosofico-concettuale quanto dal punto di vista storico, basti ricordare che lo stesso Beveridge, autore del famoso Piano Beveridge, archetipo del moderno welfare, fosse un convinto liberale non socialista. I punti fondamentali del suo piano erano lotta alla povertà, disoccupazione, ignoranza ed alle malattie.

E proprio lui, ripeto liberale non socialista, individuava nello Stato moderno il soggetto che doveva farsi carico di queste tutele attraverso una sanità ed istruzione pubblica, un sistema pensionistico equo e il perseguimento della piena occupazione.

Le libertà individuali sono diritti che la società moderna ha gradatamente ampliato considerando le singole collettività e le loro specifiche esigenze.

La macroeconomia, quella seria e lontana da interessi economici e di parte, ci insegna che nel momento in cui il cittadino si pone come soggetto economico all’interno delle società capitalistiche, egli è all’interno una rete di relazioni e di forze contrattuali, e il raggiungimento del suo benessere non potrà mai prescindere dalla corretta gestione sistemica della politica economica.

In quest’ottica uno Stato che interviene bene in un’economia di mercato come garante crea i presupposti per un maggiore benessere del singolo, non è quindi leviatano bensì arbitro scelto della comunità per tutelare le libertà e le potenzialità dell’individuo, soprattutto in un contesto di disuguaglianza e baronismo come era quella in cui nacque il liberalismo classico di Adam Smith.

Per concludere vi riporto un dibattito che mi è capitato di avere con una persona che si dichiarava di scuola economica austriaca (si vedano Von Hayek et al.).

Dopo qualche scambio di opinioni abbastanza acceso, in cui lui continuava a ripetere che lo Stato è cattivo perché limita le onnipotenti libertà individuali, gli pongo la seguente domanda secca:

“Fammi capire, un ragazzo disabile che nasce in una famiglia disagiata, come vivrebbe nel vostro sistema?

E la sua testuale risposta è stata: “Grazie a qualche benefattore che si prende a cuore il suo destino” (Sic..)

Ecco svelati i diritti che l’ “Europa dei Popoli e delle Libertà” fondata sulle dottrine neoliberiste garantirà alle future generazioni.

Indipendemente da condizione sociale, orientamento religioso, orientamento sessuale o politico, nelle future generazioni tutti i cittadini europei saranno uguali ed avranno lo stesso diritto: quello di mendicare per la propria sopravvivenza.

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