Analizzando a mente fredda quanto promesso nei giorni scorsi alla conferenza di Parigi per contrastare il cambiamento climatico, si possono scorgere dettagli interessanti per capire la condizione attuale e magari anche una considerazione su come sia possibile un reale miglioramento attraverso un cambio radicale di prospettiva sui problemi generali della comunità umana.

1,5° gradi centigradi, sembra essere questo il risultato più significativo di tutto il dibattito di formazione del testo, che mira appunto, a ribadire l’impegno (ancora da sottoscrivere) da parte dei 200 paesi membri a mantenere sul lungo termine il riscaldamento globale entro quella soglia e possibilmente, al di sotto dei 2° C.

Nessun accenno sui mezzi che possano essere essi tecnologie, tasse, finanziamenti o nuove legislazioni, tutto rimane discrezionale e per l’UE sicuramente senza mai intaccare i privilegi di chi oggi specula sulle risorse ambientali.

Ma gli esempi mancano? Dobbiamo per forza rassegnarci e accettare che il sogno di un pianeta con alta tutela ambientale e vivibilità sia irrealizzabile?
Sembrerebbe proprio di no.

Dal Guardian. Renewables now provide 94.5% of Uruguay’s electricity. Photograph: Mariana Greif Etchebehere/Bloomberg/Getty Images

Dal Guardian. Renewables now provide 94.5% of Uruguay’s electricity. Photograph: Mariana Greif Etchebehere/Bloomberg/Getty Images

È proprio di questi giorni la conferma del passaggio dell’Uruguay ad un utilizzo delle rinnovabili per il 94,6% della propria produzione di elettricità e al 55% sulla produzione di energia totale attraverso un diversificato mix di biomasse, solare e strutture eoliche. E non è il solo, sembra che in questa direzione si stiano muovendo paesi come il Paraguay con una fornitura elettrica da rinnovabili al 90% o la Costa Rica che si è aggiudicata il record di 94 giorni consecutivi senza l’utilizzo di fonti fossili per la produzione di elettricità.

Dunque non solo la modernissima Islanda, ma anche paesi verso cui alcune parti della società civile occidentale si sentirebbero in “debito climatico” ci stanno dimostrando come il progresso e un uso della ragione al servizio dell’umanità sia ancora possibile.

Oltretutto quando si è chiesto al presidente dell’Uruguay quali siano stati i fattori principali di successo, nella scorsa decade di passaggio da un sistema ad un regime energetico fossile ad uno rinnovabile, sono stati nominati: un debito sovrano affidabile (ribadendo indirettamente un utilizzo dello stesso come garanzia di investimento in contesti di alternative private insicure), una democrazia stabile ed presentazione-memmt-alessio-tartari-20-638un operatività diretta delle imprese pubbliche nel fare da apripista affianco a quelle private.

 

Eppure questo articolo vuole far notare anche altro: l’immobilismo culturale e il vittimismo che sono i veri nemici del nostro futuro.

Non ci sembra un fatto strano che al COP21,  tra l’altro ampiamente infiltrato da lobby che si fingono NGO, come soluzioni ad un problema determinante per le nostre future generazioni non si siano proposti “esempi virtuosi” di operato nell’interesse pubblico ma bensì parametri astratti (1,5°C) per selezionare chi saranno i governi buoni o cattivi , mentre nella principale narrativa che vi si oppone abbiamo un semplicistico e negativo richiamo al debito brutto e cattivo che i paesi occidentali evoluti hanno nei confronti di quelli più “deboli”, promuovendo una narrativa di antagonismo anziché di cooperazione tra i popoli.

Dobbiamo ricominciare non solo a immaginare un futuro migliore attraverso esempi di buon governo, ma anche iniziare a volerlo, realizzando anzitutto come con un uso del deficit pubblico e del progresso umano si possano superare l’oscurantismo e l’antagonismo tra i popoli.

Lancio qui un appello a chi si occupa di nuove tecnologie a dire la propria nei commenti su ciò che secondo loro meriterebbero di essere finanziato dalla nostra Repubblica (in un contesto di indipendenza monetaria ovviamente) e reso operativo per un ambiente ed un futuro migliori.

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