Il Giappone a ottobre 2012 ha annunciato una nuova fase di Quantitative Easing, con cui BOJ avrebbe proceduto all’acquisto sul mercato di Titoli di Stato e altri asset, con espansione della base monetaria di oltre 11 trilioni di Yen ( equivalenti a oltre 130 mld di $). L’obiettivo era condurre il Paese fuori dalla deflazione, indebolire lo Yen sul mercato valutario (eccessivamente forte e dannoso per l’export Giapponese), stimolare la crescita, ridurre il tasso di disoccupazione. Nel 2013, il premier giapponese Shinzo Abe ha annunciato che avrebbe proseguito su questa strada, con un robusto intervento di stimolo fiscale affiancato all’intervento monetario.

Questo non è “fare la mmt”, e qui abbiamo scritto perché. L’ampliamento della base monetaria che avviene riassorbendo Titoli di Stato non ha meccanismi di trasmissione diretta sull’economia reale.

Vediamo qui l’ampliamento della base monetaria M0, l’andamento di cambio dollaro/Yen, l’inflazione, il tasso di crescita PIL, tasso di disoccupazione da ottobre 2012 a maggio 2013:



Riepilogando:

1)      C’è stato l’ampliamento della base monetaria

2)      Lo Yen si è indebolito rispetto al dollaro (agevolando l’export)

3)      Il tasso di inflazione non è aumentato, anzi è diminuito ulteriormente.

4)      La produzione industriale del 1° Quadrimestre, calcolata anno su anno, è diminuita del 6.7% in Marzo, e 2.3% in aprile

5)      Il tasso di disoccupazione è rimasto praticamente invariato (da 4.2% a 4.1%), e il numero di persone occupate è passato da 63 milioni a 62,97 milioni. Dopo otto mesi di abenomics, gli occupati sono diminuiti.

Quindi i dati confermano quello che (non) sta succedendo in Giappone: la ripresa dell’economia reale.

L’economia reale è sostanzialmente stazionaria, non ci sono effetti di rilievo derivanti dal QE. Ampliare la base monetaria con i QE è inutile, non ha (e non può avere) impatto sull’economia reale. Non è spesa diretta, non aumenta la produzione, non aumenta l’occupazione. Gli interventi di QE non sono “fare la mmt”, e chi lo pensa, semplicemente non capisce come funzionano le cose. Ma se leggi i giornali, sembra che l’intervento abbia avuto successo, perché la Borsa in Giappone va bene, e l’indice Nikkei (indice della Borsa Giapponese) ha fatto + 50% da ottobre ‘12 a maggio ’13. Perché? Perché l’annuncio del QE ha influito sulle aspettative, innescando un’attesa di rialzo e una spinta agli acquisti, in particolar modo sui titoli che producono beni da export. Così, da ottobre 2012 a oggi, Toyota ha registrato un +72%, Sony + 155%, Sharp + 181%, cioè “bene per le azioni, meno bene per l’economia reale”. Poi il 23 maggio è successo che l’indice PMI della Cina è caduto da 50.4 a 49.6, e in reazione l’indice Nikkei ha fatto -7% in un giorno, perché se l’indice PMI scende è segno che la Cina importerà meno beni, quindi il Giappone potrà esportare di meno, quindi i titoli delle società che esportano sono stati venduti.

C’è anche Richard Koo, il Capo economista di Nomura, che in questo articolo sul Financial Times spiega che il mercato azionario in Giappone si è mosso solo sulla base delle aspettative. Poi spiega quello che Abe non sbandiera ai quattro venti, cioè che la Abenomics prevede che il Giappone faccia le “riforme strutturali” e la deregulation, dice “deregulation and measures to open up markets are necessary to expand investment frontiers “ e “structural reform relates to microeconomic”.  (“deregolamentazione e misure per aprire i mercati sono necessarie per espandere le frontiere degli investimenti”, e “riforme strutturali legate alla microeconomia”)

Questo ovviamente sarà un lago di sangue per i lavoratori giapponesi, ma è normale. Se vengono schiavizzati i lavoratori in Europa, per essere competitivi devono essere schiavizzati anche i giapponesi. E’ la guerra senza frontiere della corsa all’export. Il Giappone sta per iniziare a suicidarsi, forse.

Comments

  1. Ulteriore prova di come il neoliberismo sia dominante dappertutto e sia la reale causa della crisi, che appunto è mondiale.
    In Europa è stato pure istituzionalizzato…

  2. Scusa Daniele, mi sa che qui c’è un errore o imprecisione:
    “il numero di persone occupate è passato da 63 milioni a 62.970mila”
    penso sia 62,97 milioni.

  3. Il Giappone è un esempio che qui in MMT si fa spesso però ancora non mi è chiaro da che ottica lo si guarda, per esempio spesso si cita che il suo debito pubblico enorme non genera inflazione e non pesa sui rendimenti dei tassi di interesse del paese(che evidentemente sono legati ad altri fattori), però contestualmente si critica il Giappone perché ha una situazione interna di stagnazione dei consumi che se non ho capito male viene addebitata alla corsa all’export intrapesa dal paese da circa 25 anni..ma alla fine dunque è un paese da prendere come esempio positivo o negativo?..Soprattutto non capisco perché il credito a livello finanziario dato al Giappone è illimitato se poi in relatà la sua economia reale è in crisi da anni..dunque dobbiamo ritenere che l’economia finanziaria (che è quella che può rovesciare un paese come un calzino in pochi mesi) non si interessa della reale solidità delle aziende ma poggia solo su tanti castelli di carte costruiti uno sopra l’altro?..non so se mi sono riuscito a spiegare..

    1. Il debito pubblico del Giappone non crea inflazione, l’inflazion è legata da altri fattori (vedi ad esempio il pezzo di J.T.Harvey che stiamo pubblicando in questi giorni). I tassi di interesse li fissa il monopolista della moneta, che in questo caso è appunto il Giappone. Dal punto di vista della produzione industriale, invece, la corsa all’export porta, anche nel caso del Giappone, a comprimere i salari reali per competere con altri produttori che fanno lo stesso. E’ un processo che impoverisce in termini reali i lavoratori, nel tempo.

  4. può raggiungere un paese il culmine degli investimenti diretti per aumentare la sua capacità produttiva?. (il giappone è una piccola nazione in termini di territorio e quindi si deve misurare anche con problemi di sostenibiltà). in altri termini se hai raggiunto il massimo in termini di asset, trasporti (strade ferrovie, porti, aereoporti) telecomunicazioni (banda larga, etc) ambiente (bonifiche), Territorio (costruzioni). sarebbe la ricerca e l’innovazione tecnologica un volano su cui lo stato dovrebbe rivolgere gli investimenti in termini di crescita e sviluppo per la piena occupazione??

    1. La ricerca e l’innovazione tecnologica sono sempre una parte fondamentale del “public purpose” in cui lo Stato deve investire per perseguire il benessere collettivo.

  5. Analisi istruttiva. Si prevedono lacrime per i lavoratori giapponesi (però il tasso di disoccupazione è del 4,1 / 4,2%, rispetto all’ 11/12% della Ue). Ergo: il Giappone farà anche una politica sbagliata, ma è sempre più efficace di quella Ue (d’accordo che l’idea MEmmt sia attualmente il non plus ultra: purtroppo siamo in pochi a conoscerla e a sostenerla. Bisogna trovare un grimaldello che apra le menti almeno ai nostri Politici italiani. Possibile che siano tutti o ignoranti in economia, oppure conniventi?).

  6. E infatti quando parlo con la gente e spiego la crisi, la moneta e la MMT dico sempre che la sovranità monetaria è condizione necessaria ma non sufficiente per il benessere del paese. Ciao Daniele.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

20 + 9 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.