qui il primo capitolo del “Vero Potere”: il Wto

CAPIRE IL VERO POTERE: 2, IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Il Fondo Monetario Internazionale è un’organizzazione internazionale istituita nel luglio del 1944 a Bretton Woods, nel New Hampshire. Originariamente i membri erano solo 29, oggi fanno parte dell’organizzazione 188 paesi. Inizialmente l’accordo prevedeva un sistema di cambi fissi incentrato sul dollaro, con l’Fmi che fungeva da “guardiano” del cambio fisso. Questo sistema ha funzionato fino al 1971, anno in cui nasce la moneta moderna, ovvero libera di fluttuare sui mercati. Vedremo poi come cambia il ruolo del Fmi dopo il 1971.

Struttura del Fmi

Il Fmi è tecnicamente di proprietà dei paesi membri dell’organizzazione, i quali sono rappresentati, tramite i loro ministri e banchieri centrali, dal Consiglio dei Governatori (Board of Governors) che si riunisce normalmente una volta l’anno. A questo organo spettano decisioni di grande rilevanza, come ad esempio, gli aumenti delle quote e l’ammissione di nuovi membri. L’indirizzo strategico del fondo è deciso da un organo consultivo ristretto: il “Consiglio esecutivo” (Executive Board), composto da 24 Direttori esecutivi (Executive Directors). Dei membri del consiglio esecutivo 5 sono permanenti e appartengono ai 5 Stati che detengono la quota maggiore (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, e Regno Unito); gli altri membri vengono invece eletti dal Consiglio dei Governatori. Ai paesi partecipanti nel Comitato si aggregano tutti gli altri membri formando le cosiddette Constituencies. L’Italia, che fa parte del Comitato, presiede una Constituency che comprende Grecia, Portogallo, Malta, Albania e San Marino. L’amministrazione del Fmi è affidata ad un Consiglio di Amministrazione (Executive Board), composto dai 24 Direttori esecutivi, i quali sono contemporaneamente dipendenti del Fondo e rappresentanti dei paesi membri.

L’attuale ministro dell’economia e delle finanze italiano, Pier Carlo Padoan, è stato Direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale dal 2001 al 2005, con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est. Padoan ha sempre criticato il pensiero keynesiano (già nel 1975 scriveva la relazione dal titolo “Il fallimento del pensiero keynesiano”), uomo molto vicino a Massimo D’Alema, è stato consigliere economico durante il governo D’Alema e Amato, prima di ricoprire l’incarico sopra citato al Fmi.

Ma torniamo ad analizzare gli organi. Al Consiglio esecutivo, che è presieduto da un DIRETTORE OPERATIVO (Managing Director), spetta sia la funzione di sorveglianza, sia l’approvazione degli accordi di prestito. In base allo Statuto del Fmi il Consiglio funziona “in sessione continua”, cioè i suoi componenti hanno base fissa a Washington e possono riunirsi in qualsiasi momento. A questo proposito è interessante ricordare la lungimiranza dell’economista John Maynard Keynes, il quale all’epoca dell’istituzione del Fondo si oppose all’idea della sede negli Stati Uniti per timore di un’eccessiva influenza del governo americano. Ogni Direttore esecutivo dispone di un numero di voti proporzionale alla quota del paese, o somma dei paesi, che rappresenta. (Nel caso dell’Italia, che presiede una constituency, il voto sale dal 3,36%, che gli spetta come paese singolo, al 4,23%).

Il DIRETTORE OPERATIVO, è il capo del personale del Fmi e rappresenta l’istituzione.

Svolge la sua attività totalmente nell’organismo internazionale. Il Direttore esercita un’influenza determinante sulle strategie del Fmi. Presiede come già detto il Consiglio esecutivo, dal quale viene eletto. Attualmente la Direttrice operativa è Christine Lagarde, già Ministro dell’economia in Francia fino al 2011; ciò risponde alla “regola” adottata fino dagli accordi di Bretton Woods secondo la quale la direzione del Fmi è affidata ad un europeo e la direzione della Banca mondiale è invece riservata ad uno statunitense. I motivi di questa scelta sono principalmente legati al fatto che quest’ultima si finanzia ricorrendo al mercato soprattutto americano. Tuttavia questa ripartizione di poteri potrebbe essere messa in discussione dalla crescita dell’importanza economica di altri paesi come il Giappone, il Canada o la Cina.

Quali sono le risorse del Fmi? 

Le risorse principali del Fmi sono costituite dalle QUOTE partecipative dei paesi membri. A ciascun Stato membro è assegnata una quota espressa in termini di DIRITTI SPECIALI DI PRELIEVO (SDR= SPECIAL DRAWING RIGHTS).

Ciascuna quota determina:

– l’impegno finanziario massimo del paese membro;

– il potere di voto

– la base di riferimento per ottenere il finanziamento dal Fmi.

Le Quote del Fmi sono proporzionate all’importanza economica di ciascun paese relativamente agli altri membri (a tale fine sono considerati molteplici fattori tra i quali il Pil e il livello delle riserve ufficiali). Il paese più importante del Fmi sono gli Stati Uniti con una quota in termini di Diritti Speciali di Prelievo pari a 42.122,4 milioni corrispondente al 17,69% del totale. Tradizionalmente il valore delle quote è rivisto ogni 5 anni.

Le quote sono versate per ¼ in riserve internazionali, mentre per ¾ nella rispettiva valuta nazionale. La somma delle quote costituisce il capitale complessivo del Fmi, da cui si attinge per le operazioni di prestito ai paesi membri. L’ammontare del finanziamento che ciascun Stato membro può ottenere dal Fmi è basato sulla rispettiva quota di partecipazione.

Sulla base della quota partecipativa è calcolato il potere di voto che ciascun paese esercita nelle decisioni del Fmi: ogni Stato membro dispone di 250 voti di base ai quali si aggiunge un voto ogni 100,000 DSP di quota (gli Stati uniti dispongono di 371,743 voti pari al 17.11 del totale). In proporzione alle quote sono distribuiti i Diritti Speciali di Prelievo (DSP) che vengono emessi dal Fmi.

I Diritti Speciali di Prelievo sono stati creati nel 1969 come valuta internazionale di riserva, per fornire ai paesi membri un mezzo addizionale rispetto alle forme tradizionali di riserva, oro e valute internazionali). I Diritti speciali di prelievo sono valutati sulla base di un paniere delle principali valute nazionali e servono come unità di conto del Fmi e di altre organizzazioni internazionali. Attualmente svolgono un ruolo limitato come valuta di riserva rappresentando meno del 1.25% del totale delle riserve non auree dei paesi membri del Fmi. Come unità di conto sono usati nelle transazioni tra il Fmi e gli stati membri.

Come vengono prese le decisioni?

Il quorum necessario all’approvazione delle decisioni è variabile: in alcuni casi è prevista la maggioranza semplice; in altri casi è richiesta la maggioranza qualificata, pari al 70% o all’85% dei voti totali. In questa circostanza gli Stati Uniti possono esercitare un potere di veto, possedendo una quota superiore al 15%. Gli altri paesi, come quelli europei, possono esercitare un diritto analogo solo mettendosi d’accordo (il coordinamento tra i 7 Direttori dei paesi dell’Unione Europea dispone del 34% circa del totale dei voti). Di fatto, solo gli Usa esercitano potere di veto.

Nella pratica, i voti dei paesi membri sono pesati in base alla dimensione della loro economia. Per fare un esempio, gli Stati Uniti hanno una percentuale di voto del 16,77%. La Germania ha una percentuale di voto del 5,82%, l’Italia del 3,81%. Il Burundi ha una percentuale di voto dello 0,06%. Non so se rende l’idea.

Quali sono gli obiettivi ufficiali del Fmi?

L’obiettivo prioritario del Fmi è: “promuovere la coerenza tra le politiche economiche dei paesi e la stabilità del sistema monetario e finanziario internazionale”.

Più nel dettaglio gli obiettivi sono:

a) Promuovere la cooperazione monetaria internazionale

b) Favorire lo sviluppo regolare degli scambi internazionali, dell’occupazione e della crescita;

c) Promuovere la stabilità dei cambi;

d) Fornire ai paesi membri assistenza e finanziamenti per fronteggiare crisi di bilancia dei pagamenti.

Il Fondo Monetario Internazionale concede prestiti ai paesi che lo richiedono a condizione che questi pongano in essere una serie di “riforme strutturali”. Questi piani sono improntati ad una visione neoliberista dell’economia, quindi saranno imposti al paese tagli sul deficit di bilancio, privatizzazioni in larga scala, rimozione di qualsiasi forma di controllo sui prezzi.

Per raggiungere i suoi scopi, il Fondo Monetario adotta varie funzioni:

– la funzione di sorveglianza

– la funzione finanziaria

– altre funzioni

LE FUNZIONI

1. La funzione di sorveglianza

La sorveglianza costituisce il compito fondamentale del Fmi: consiste nell’azione diretta a verificare che gli obiettivi e gli interventi di politica economica adottati dai singoli paesi non siano in contrasto con l’interesse collettivo.

In passato questa attività era principalmente diretta a sorvegliare l’applicazione degli accordi di cambio fissati dal sistema di Bretton Woods. Attualmente la funzione di sorveglianza è distinta in:

1. SORVEGLIANZA BILATERALE che mira a valutare le politiche economiche dei singoli Stati membri; ciò è esercitato attraverso un’azione a due livelli:

a) le politiche del cambio, nel senso che, qualunque sia il regime di cambi adottato, i paesi devono garantire la convertibilità delle proprie partite correnti (tale concetto implica che il paese emittente non imponga restrizioni sui movimenti di valuta legati a transazioni correnti della bilancia dei pagamenti) o, se si avvalgono del regime transitorio, progredire in tale direzione;

b) la valutazione della politica economica del paese membro in relazione alla situazione della sua bilancia dei pagamenti e del cambio. A tal fine ciascun paese deve collaborare con il Fmi fornendo le informazioni necessarie; inoltre sono previste consultazioni periodiche con i tecnici dell’istituzione che redigono un rapporto annuale con le loro raccomandazioni. Negli ultimi tempi l’attenzione dei tecnici del Fmi è stata rivolta non solo alla posizione esterna dei paesi (saldo della Bilancia dei pagamenti e tasso di cambio), ma anche alla posizione interna ed in particolare alle caratteristiche strutturali dei mercati e alla loro influenza sui risultati macroeconomici dei paesi.

2. SORVEGLIANZA MULTILATERALE, che è diretta a valutare la congruenza degli andamenti economici e delle politiche nazionali sul piano globale. In particolare sono analizzati aspetti specifici dell’economia mondiale come i regimi di cambio, i movimenti dei capitali e la liquidità internazionale. Tali analisi sono affidate agli economisti del Servizio Studi del Fmi e sono poi discusse dai vertici, dove i paesi membri sono rappresentati a livello politico. I risultati e le raccomandazioni sono resi noti tramite documenti e rapporti, il più importante dei quali è il WORLD ECONOMIC OUTLOOK (Weo).

LE FUNZIONI

2. La Funzione Finanziaria

La funzione finanziaria consiste nella messa a disposizione dei paesi membri delle risorse del Fmi per l’eliminazione degli squilibri realizzati nelle posizioni esterne (disavanzi della Bilancia dei pagamenti o riserve insufficienti). Ciò mira ad un duplice fine:

– evitare che i paesi in difficoltà adottino misure protezionistiche che vadano a danno degli altri paesi membri;

– evitare ai paesi in difficoltà aggiustamenti eccessivamente costosi in termini di reddito e occupazione.

Pratica della condizionalità: per garantire che i prestiti concessi possano essere rimborsati in breve tempo e il paese beneficiario provveda a risolvere la causa delle difficoltà economiche, la concessione dei fondi è sempre vincolata, in tutto o in parte, all’attuazione di misure di politica economica correttive concordate con i tecnici del Fmi.

Tali misure implicano il soddisfacimento di criteri selezionati (performance criteria), espressi generalmente in termini di valori massimi o minimi di determinate variabili, quali il livello del disavanzo del bilancio pubblico, la crescita degli aggregati monetari, il livello delle riserve.

A questi si aggiungono i vincoli che riguardano l’adozione di misure di natura strutturale, nell’intento di fare raggiungere al paese una maggiore efficienza dell’allocazione interna delle risorse.

L’esercizio della condizionalità si realizza concedendo il prestito in tranches, attraverso più esborsi, di norma trimestrali, e verificando periodicamente il programma di risanamento messo in atto dal paese. Nel caso in cui gli obiettivi prefissati non siano raggiunti, i tecnici e gli organi esecutivi del Fmi possono decidere la sospensione o l’interruzione dell’erogazione del prestito.

Forme di Finanziamento:

– Stand-by Arrangement (Sba): è lo strumento tradizionale più utilizzato e consiste nell’apertura di una linea di credito a cui il paese beneficiario può accedere nel periodo di durata del prestito, sempre che siano soddisfatte le condizioni previste dal Fmi. Tali forme di finanziamento vengono concesse per deficit della BP di breve durata e devono essere rimborsate entro 5 anni;

– Extended Fund Facility (Eff): è un prestito a più lungo termine per squilibri di origine strutturale che può essere rimborsato anche entro 10 anni.

A queste forme che rappresentano circa il 90% del totale dei prestiti, si sono aggiunti ultimamente due strumenti a brevissimo termine:

– Supplemental Riserve Facility (Srf): si tratta di uno sportello di “emergenza” che il Fmi apre per soccorrere i paesi membri in grave crisi finanziaria. Tali fondi sono erogati ad un tasso penalizzante e crescente nel tempo per stimolare un rimborso accelerato.

– Contingent Credit Line (Ccl): è costituita da una linea di credito che viene concessa esclusivamente in via preventiva a cui possono accedere solo paesi membri che soddisfano requisiti stringenti, sia in termini di politiche adottate, sia in termini di standard di informazione richiesti.

Il Fmi dispone inoltre di uno strumento specifico a favore dei paesi in via di sviluppo:

Poverty Reduction and Growth Facility (Prgf): si tratta di un prestito “concessionale” (il tasso d’interesse è dello 0,5%) creato per sostenere nel medio termine i programmi di riforma e di riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo.

Nella teoria, il programma di risanamento dei conti pubblici correlato al finanziamento concesso dal Fmi, rappresenterebbe un “attestato di credibilità” del paese agli occhi dei mercati dei capitali.

LE FUNZIONI

3. Altre funzioni

Tra le altre funzioni svolte dal Fmi particolare importanza assume quella di Assistenza tecnica che viene fornita soprattutto ai paesi economicamente più arretrati attraverso missioni a cui partecipano esperti del Fmi. Accanto queste attività, il Fmi da sempre svolge un ruolo fondamentale nel campo delle Statistiche Internazionali (funzione statistica), raccogliendo ed elaborando le informazioni provenienti dai paesi membri, che poi vengono messe a disposizione della comunità internazionale tramite pubblicazioni periodiche.

Come si è trasformata l’azione del Fmi negli anni?

Nel corso degli anni, con la fine del gold standard e con il mutamento degli scenari economici mondiali, l’attività del Fmi ha avuto forti cambiamenti, sia per quanto riguarda la funzione di sorveglianza che per quanto riguarda la funzione finanziaria.

Per la funzione di sorveglianza i principali mutamenti si sono avuti con la caduta del sistema di Bretton Woods, e successivamente con la progressiva apertura degli scambi e dei mercati dei capitali. Ciò ha portato l’attenzione del Fmi, oltre che sulla posizione esterna dei paesi, anche sulle politiche macroeconomiche interne, perseguite dagli stati membri, e sugli elementi strutturali dei loro mercati.

Per quanto riguarda la funzione finanziaria il mutamento di maggior rilievo riguarda la composizione dei paesi beneficiari.

Nella prima fase di funzionamento del Fmi, anni Quaranta e Cinquanta, i principali destinatari dei prestiti erogati erano i paesi industrializzati. Successivamente con l’avvento del regime di cambi flessibili e la liberalizzazione dei movimenti di capitali, all’incirca agli inizi degli anni Ottanta, i paesi in via di sviluppo sono divenuti i principali utilizzatori delle risorse del Fmi.

A partire dagli anni Novanta, alla domanda di crediti valutari da parte dei Pvs si è aggiunta la richiesta delle ex economie pianificate in transizione verso un’economia di mercato. Tali mutamenti hanno determinato il modificarsi degli strumenti finanziari erogati dal Fmi che, accanto alle tradizionali forme di assistenza a breve termine, ha adottato forme di finanziamento a medio e lungo termine.

In breve, come agisce concretamente il Fmi?

Può accadere che un paese in crisi economica richieda aiuto al Fmi. Quest’ultimo invia degli ispettori i quali formulano delle proposte economiche.

Nel caso in cui il paese richiedente accetti le proposte fatte dagli ispettori, sottoscrive una “lettera di intenti”. A quel punto il Fmi avvia tutte le procedure per erogare il finanziamento, ma allo stesso tempo controlla che il paese stia agendo per conseguire le “riforme strutturali” richieste dagli ispettori del Fmi stesso, e che si stia avviando verso la “stabilità economica”.

L’attività del Fmi è utile per i paesi in crisi economica?

Solo nel 2012 in Grecia il Fondo Monetario Internazionale ha erogato prestiti per 30 miliardi di dollari. Nel 2014 Christine Lagarde dichiara che la Grecia è sulla strada giusta per la ripresa, le previsioni del Fmi stimano una crescita del Pil del 2,9% per il prossimo anno. Nel frattempo, nell’economia reale, il tasso di disoccupazione è al 26,7%, la disoccupazione giovanile è al 57%, la metà delle famiglie deve sopravvivere con 800 euro al mese, il 60% delle famiglie fa fatica a sfamare i propri figli, le statistiche registrano aumenti di suicidi, depressioni, sono aumentati i casi di infarto cardiovascolare e persino di Hiv.

Infatti, come ormai i lettori di mmtitalia.info sanno da tempo, la riduzione del deficit di bilancio di uno Stato porta solamente ad un impoverimento della cittadinanza e delle aziende, il deficit infatti corrisponde centesimo per centesimo alla ricchezza dei cittadini. Le politiche del Fmi, come già detto basate su una visione neoliberista dell’economia, tendono ad avere effetti negativi sul lavoro: riducendo il deficit, un paese che attraversa una crisi di domanda aggregata o di bilancia dei pagamenti, vedrà ridurre ancora di più i consumi e quindi i profitti delle aziende private, con conseguenti licenziamenti e ulteriore nuova povertà. L’aumento della disoccupazione scoraggerà l’investimento da parte di nuovi imprenditori (ricordiamo che gli investimenti esteri raggiungono livelli alti nel momento in cui la disoccupazione viene tenuta bassa, come testimoniato dagli Usa nel ’99), inoltre le imprese che erano sane nel paese vedranno i loro guadagni diminuire sempre di più, fino alla rovina. Secondo Jacques Giri, in Senegal le politiche del Fmi di eliminazione dei protezionismi hanno portato alla distruzione di interi settori industriali.

Oltretutto, i consiglieri del Fmi suggeriscono al paese che richiede aiuto di avviare una massiccia campagna di privatizzazioni, per riportare la “stabilità economica”. Logicamente versando l’economia in condizioni disastrose, anche i beni pubblici saranno svalutati, e dunque verranno venduti per pochi spiccioli. Qui entra in gioco la ormai ben nota Captive Demand, la domanda prigioniera, con gli investitori stranieri che possono acquistare per pochi soldi beni e servizi (ex) pubblici essenziali per i cittadini, di cui non si può fare a meno per poter vivere (acqua, luce, gas ecc.). I servizi che una volta erano pubblici, gestiti dallo Stato senza scopo di lucro, una volta privatizzati verranno gestiti secondo una logica manageriale, assisteremo perciò ad una diminuzione dei lavoratori in azienda (tanti saluti quindi anche ai loro stipendi e ai loro consumi), aumento delle tariffe in bolletta ecc., poiché il criterio con cui saranno gestiti i servizi essenziali sarà quello di ridurre i costi e di massimizzare i profitti. Questo potete ben immaginare cosa significhi per la popolazione, anzi, se ci pensate bene è successo in Italia con la grande svendita degli anni ’90.

Studi sugli effetti delle politiche del Fmi

Adam Przeworski e James Raymond Vreeland della New York University e della Yale University nel 2000 hanno pubblicato un paper intitolato “The effect of IMF programs on economic growth” (L’effetto dei programmi del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita economica), dove scrivono che non è stato dimostrato come le politiche di stabilizzazione economica e di austerità, volte al risanamento dei conti pubblici, portino poi una reale crescita economica. Anzi, è stato dimostrato che tra il 1950 e il 1990 le nazioni che hanno sottoscritto accordi con il Fmi sono cresciute in media il 2,04% all’anno, contro il 4,39% dei paesi che non hanno seguito i programmi del Fmi.

Secondo Robert Barro (Università di Harvard) e Jong-Wha Lee (Università di Corea) i prestiti concessi dal Fmi tra il 1950 e il 2000 hanno avuto in media un effetto negativo sui tassi di crescita dei paesi finanziati. I due studiosi nel 2001 sono giunti sostanzialmente alle stesse conclusioni di Przeworski e Vreeland: l’austerità e le privatizzazioni non hanno alcun effetto benefico sull’economia reale.

Andando un po’ nel dettaglio, sempre secondo uno studio condotto da Vreeland nel 2002, notiamo come tra il 1961 e il 1993 la quota sul reddito nazionale nel settore dell’industria nei paesi che hanno effettuato riforme strutturali consigliate dal Fmi è diminuita in media del 3,23% a causa di queste politiche. Il Congo nel 1986 ha stipulato un accordo con il Fmi; dopo la concessione dei primi prestiti e l’attuazione delle prime riforme strutturali, il Pil è calato del 2,99%. Stessa cosa per l’Uruguay, nel 1990 sottoscrive l’accordo e il Pil cala dell’1,03%. L’Ecuador nel 1983 si accorda con il Fmi per la concessione di aiuti. Il Pil calerà del 5,76%.

Alcuni casi concreti. L’intervento del Fmi negli anni ’90.

Negli anni ’90 il Fmi si trovò a gestire la transizione all’economia di mercato nei paesi del blocco ex-Urss, intervenne nelle crisi di tipo finanziario in tutto il mondo (in particolar modo in Argentina, nella crisi asiatica, ma anche in Messico e Brasile). Vediamo gli effetti degli interventi del Fmi.

– Transizione della Russia da economia pianificata a economia di mercato:

Come riporta Naomi Klein nel celebre libro “Shock Economy”, il Fmi appoggiò nei primi anni 90′ il passaggio all’economia di mercato in Russia, consigliando al nuovo apparato politico russo i soliti dogmi neoliberisti, una privatizzazione rapida e totale dell’enorme comparto industriale, e promozione della stabilità del cambio del Rublo. Per mantenere stabile il tasso di cambio, i tassi di interesse in Russia raggiunsero il 150% nel 1998, e nell’agosto dello stesso anno vi fu il collasso delle quotazioni del rublo. Il rublo sopravvalutato ha determinato la depressione della produzione interna, che era già stata messa in ginocchio dallo smantellamento completo del comparto industriale di stato. Inoltre il livello di inflazione nel 1998 raggiunse l’84%. Altra politica suggerita dal Fmi fu quella di rimuovere i sussidi, in particolare furono eliminati i sussidi federali al settore dell’agricoltura, il calo fu dell’80% rispetto al 1997 in termini reali.

La crisi asiatica del 1997/1998:

Nella metà degli anni 90′, la Thailandia, la Corea del Sud, la Malesia, l’Indonesia e le Filippine attuarono un programma di liberalizzazione del settore finanziario promosso dal Fmi. In quel periodo furono oggetto di un forte flusso di investimenti finanziari esteri, concentrati principalmente in attività speculative a breve termine, creando così una bolla immobiliare. Nel luglio del 1997 la svalutazione della valuta thailandese scatenò vari attacchi speculativi, prima in Malesia, poi in Indonesia e in Corea del Sud. Ricordiamo che gli attacchi speculativi ci furono poiché queste valute nazionali erano tutte ancorate al dollaro. La svalutazione della valuta thailandese portò alla volontà degli investitori di convertire gli investimenti in valuta pregiata, con conseguente ritiro dei capitali dai paesi asiatici (capital flight).

Come agì il Fondo Monetario? Intervenne con prestiti in Indonesia vincolati a tagli della spesa pubblica, aumento delle tasse, chiese un forte aumento dei tassi di interesse fino al 25%, e in alcuni casi furono lasciati lievitare fino al 40%. L’Indonesia, accettando le indicazioni del Fmi, registrò una variazione negativa del Pil pari al 13,5%, il tasso di inflazione crebbe e il collasso dell’economia interna determinò un significativo aumento della povertà, con rivolte che sfociarono in violenza, con più di 500 morti a Giacarta. La Malesia invece non accettò i dettami del Fmi, e decise di porre un freno ai movimenti di capitali per evitare il tracollo del mercato finanziario interno. La Malesia ha superato meglio la crisi rispetto agli altri paesi della stessa regione, con conseguente migliore ripresa della produzione.

Il Fmi e l’Argentina:

Negli anni ’90 il governo argentino decise di stabilizzare l’economia nazionale (sempre ovviamente su ordine del Fmi che concedeva prestiti vincolanti) legando la valuta nazionale, il peso, al dollaro, in un regime di cambio fisso 1 a 1. I dettami del Fmi avevano l’obiettivo di combattere l’inflazione. Inizialmente vi fu una riduzione drastica dell’inflazione, ma con il passare del tempo il cambio fisso con il dollaro creò difficoltà alle esportazioni argentine, ma il Fmi insistette nel mantenimento di questa politica, continuando a concedere prestiti. Le conseguenze furono la sfiducia nel mantenimento del cambio fisso, ulteriori richieste di aiuti al Fmi che impose tagli al deficit di bilancio, privatizzazioni e tagli ai settori statali, con ovvio tracollo economico e nuova povertà nella nazione.

Come abbiamo visto il Fondo Monetario Internazionale funziona perfettamente ed è utile. Utile per le elites. Nei prossimi articoli cercheremo di comprendere altre organizzazioni internazionali, cioè il Vero Potere. Continuate a seguirci.

 

Il Fmi

 

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