Dallo Stato sociale allo Stato predatore di Alain ParguezPer acquistare il libro clicca qui

Tratto dalla prefazione di Paolo Barnard al libro:

A tredici anni lessi il Capitale” mi dice Alain Parguez mentre rotea distrattamente un calice di Pinot, seduto altrettanto incurante al tavolo del Grand Hotel di Rimini. Per quanto lo riguarda potremmo essere al bar di una stazione, eppure è un accademico di fama internazionale e i suoi pari normalmente ci tengono al contorno. Parla con una voce sofferente che non è neppure roca, la definirei ‘sanguinolenta’ per quanto lo sforzo e il dolore di far uscire i suoni gli sta deformando il volto. Abbiamo appena concluso il primo summit della Mosler Economics Modern Money Theory (MEMMT), tre giorni massacranti con un pubblico di oltre 2000 persone e dieci differenti presentazioni che io, impietoso martellatore, gli ho imposto. Alain è provato, coi suoi 70 anni vissuti sempre dandosi fino all’autolesionismo. Lo osservo, quest’uomo che invidio, perché mi ricorda Carl Gustav Jung, cioè quegli uomini capaci di aver studiato tutto lo scibile umano, come hobby però, mentre lavoravano a tempo pieno su qualcos’altro. Parguez ti spiega il circuito monetario partendo da Newton, non da Graziani, che ne è uno dei padri. Poi c’infila Talete per una mezzoretta. Così. Ma non è questo che lo rende un uomo che voi lettori dovete prima di tutto rispettare, poi semmai condividere o meno.

Alain ha una qualità che si è estinta nella classe internazionale degli economisti accademici: la compassione. E ne ha un’altra, egualmente sepolta: il coraggio.

Vedete, vorrei che vi fosse chiaro un assioma, e lo chiamo tale non per nulla. L’economia è tutto, perché semplicemente fornisce i mezzi agli umani per vivere, curarsi, amarsi, proliferare, proteggersi, acculturarsi, morire decentemente. È tutto. Chi è scettico provi a pensare come si può amare i propri figli o una moglie se si lavora da schiavo 12 ore al giorno, emigrato, e magari a 50 si muore di asbestosi perché i tuoi superiori ti costringevano a non tutelarti. Estremizzo? No, no. Migliaia di italiani solo cinquant’anni fa sono fecero questa fine. Senza parlare del Terzo Mondo. Se l’economia sbaglia – o se viene fatta sbagliare per profitto di un nugulo di speculatori – accadono disastri umani indicibili a milioni di persone vere, sofferenze vere, morti veri. Fate una salo in Grecia in queste settimane. Ma anche nelle case di tante famiglie italiane, o in quelle dove un piccolo imprenditore si è impiccato dietro al suo capannone dopo il centesimo no di una banca. Pensate al destino di milioni di bambini la cui vita sarà storpiata in partenza dall’impossibilità di avere mezzi culturali e finanziari, che altrimenti ci sarebbero stati.

Gli economisti, chiamiamoli, progressisti, in questi casi sono come i medici durante l’esplosione di un’epidemia devastante. I medici sono costretti dal giuramento di Ippocrate a mettere da parte se stessi, andare in trincea, rischiare la vita, per tentare di contenere la carneficina virale. Ciò per il semplice motivo che essi sono i detentori esclusivi del sapere medico, e hanno il dovere di salvare vite. Lo stesso vale per gli economisti di cui sopra. Essi sono i detentori degli antidoti della distruzione del tessuto sociale quando l’economia impazzisce, e devono gettarsi senza indugi né tutele di se stessi nella lotta per salvarci. Non lo fanno mai. Mai. La carriera, la cattedra, la paura, i doveri nei confronti del loro stesso mentore, ecc. Essi in questo sono omissori di soccorso. Indecenti. E sempre accade.
Alain Parguez no. Mai visto nella storia contemporanea dell’economia un docente pluri titolato, ex protagonista di politiche economico di altissimo livello sentire così tanta compassione per le sofferenze sociali che questo sistema Neoclassico e Neoliberista infligge a masse enormi, e avere così tanto coraggio nel denunciarle in termini durissimi. Mai visto.

C’è solo una cosa che voglio premettere: la descrizione che questo economista dà della pianificazione del Neofeudalesimo europeo lascia l’ascoltatore attonito e soprattutto incredulo. Uno si chiede, mentre ascolta, se sia possibile un quadro del genere, se non si stia sconfinando in fantasie esasperate di uno studioso sì autorevole, ma forse andato un po’ troppo in là. E invece no. Io sono un giornalista d’inchiesta dalla mia nascita professionale, e non mi sono limitato ad apprendere da Alain Parguez, ho anche verificato. Poi, cari lettori, basta oggi guardarsi intorno per vedere che in effetti stiamo tutti accettando supinamente gli orrori de “l’inimmaginabile reso plausibile” (E. Herman) Neofeudalesimo dove pochi, le élites finanziarie e tecnocratiche, ti hanno in pugno totalmente, tu e il tuo Stato, nientemeno. Di questo parla oggi l’autore del libro che state per leggere, ve lo racconta in mille modi e con una buona dose di spiegazioni tecniche. Non crucciatevi di capirle sempre tutte. Tenete a mente il cuore del messaggio. Siamo in un’epoca tragicamente oscura, ci dice Alain, essa ricade sull’esistenza di milioni di innocenti, va fermata. E sa quello che dice.

Quello che ho detto di Alain Parguez l’ho detto perché lui ci è vitale per lasciare ai nostri figli un mondo almeno non mostruoso, con almeno uno straccio di speranza di riportarlo nelle mani dell’Interesse Pubblico. Solo Parguez, a mio parere sa raccontare il crimine economico chiamato Eurozona nella sua apocalittica verità. E la verità salva.

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